Una cena della tradizione carnica all’Ostaria La Rocca, a Latisana (Udine)


Ostaria La Rocca a Latisana (Udine)

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Avevamo già provato la cucina di questo locale aperto da poco a Latisana capoluogo, proprio di fronte a quel piccolo paradiso verde e tranquillo che è Parco Gaspari: un luogo magico a due minuti dal centro, a pochi passi dal Fiume Tagliamento, dove mamme e bambini possono giocare in libertà e dove, in estate, è bello sostare sotto i grandi alberi e passeggiare sull’erba.

 

Ristorante dalla tipica impronta friulana, anzi di più: carnica; il gestore, Renzo assieme a Cristina, viene da Socchieve e ha portato più che le ricette, anche quelle, la voglia di cucinare la natura, di legarsi alla stagione, di valorizzare le piccole cose tipiche dei suoi posti e purtroppo poco conosciute. O per fortuna vista la ridotta dimensione del tesoro naturalistico che è la Carnia.

 

Quindi cucina semplice e tradizionale, ma curata e presentata con abilità, sia nei veloci piatti del mezzogiorno lavorativo, sia negli stuzzichini che accompagnano l’aperitivo della sera sia nel menù completo. Stavolta l’impegno, per cucina e commensali era importante, si trattava di una cena a base di carne di orso.


 

Diciamo subito che non avendolo mai mangiato, eravamo curiosi, tutta la tavolata, e diciamo anche che, dovendo fare delle degustazioni di vini, forse abbiamo sbagliato, esagerando, mi spiego. La carne di orso non è per nulla “selvatica”, tipo quella di camoscio o capriolo per intenderci, anzi, dovendo cercare di descriverla la assimilerei a quella del cavallo, sul dolce anche se più neutra, e merito del ristorante è stato quello di non forzarla e non appesantirla con sovrasapori.

 

Conseguentemente andavano bene vini non troppo impegnativi, come invece abbiamo scelto di fare; prima dei piatti ecco un elenco dei vini in degustazione durante la serata. Bollicine Berlucchi Brut 2008 Cellarius: mediamente la Franciacorta è superiore, a mio gusto, al Prosecco, mediamente; mediamente il Trentino DOC è superiore al Franciacorta, mediamente, ma qui eravamo su ottimi livelli.

 

Chardonnay Mulec della zona di Dobrovo (BRDA Slovenia), Merlot Blanc di Foffani, Rosso Dolina di Rado Kocjancic, un uvaggio forte del Carso, Amarone Conte Ottavio Piccolomini del 2010, un Cru di Nero d’Avola de I Gulfi, ottimo rosso siciliano biologico e poi Barolo Marziano Abbona “Pressenda” del 2007. Merlot di Col Blanchis, Mossa e Cabernet Sauvignon Ronco dei Domenicani, qui siamo a Rosazzo in Abbazia.

 

Vini straordinari, ma che hanno sovrastato il sapore della carne che invece era delicata e senza erbe o spezie forti, e quindi meritava più amarone e meno barolo, più Veneto e meno Sicilia, ma tant’è. Passiamo alla tavola: piatti degni di nota, tutto il menù lo era, vediamoli. Carpaccio d’orso cotto a bassa temperatura con i cappucci viola e le cicciole; perle di orso con crema di cannellini bianchi; goulash –suppe nella ciotola di pane, e qui va fatto un complimento anche alla presentazione col pane fatto in cucina.

 

Blecs di saraceno con ragù d’orso ed infine brasato di orso con polenta Socchievina e dadolata di verdure. Sorbetto e dolce e poi dolci del carnevale, crostoli e frittelle a concludere. Bella serata, troppi vini e carne morbida, delicata e soddisfacente in tutte le versioni, probabilmente anche merito del cuoco.