Il C.A.I. “Città di Forlì”, un rifugio alpino sull’appennino tosco-romagnolo, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi


Rifugio C.A.I. “Città di Forlì”

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A poche decine di metri dallo spartiacque del sentiero GEA 00 che divide i versanti appenninici tra Romagna e Toscana, ha riaperto, dopo qualche anno di chiusura, il Rifugio C.A.I. “Città di Forlì”.

 

Il Rifugio è situato sul versante romagnolo dei Prati della Burraia, a 1452 metri slm, all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, facilmente raggiungibile dalla strada che dal Passo della Calla porta ai Fangacci.

 

Fin da quando fu costruito, diversi anni fa, nei pressi delle piste da sci della Burraia, il Rifugio del Club Alpino sezione di Forlì è stato un punto di riferimento per turisti, escursionisti e sciatori e la sua riapertura è stata salutata con gioia da chi aveva l’abitudine di frequentarlo.

 

Il territorio che lo circonda è di straordinaria bellezza, circondato da un grande prato pieno di anemoni e narcisi, sul quale non è raro osservare daini, cervi e caprioli che lo attraversano prima di infrattarsi nel fitto della boscaglia, che dà protezione anche a cinghiali, lupi e decine di altre specie animali; il cielo, dove di notte le stelle sembrano perle su un tappeto nero, è il regno dell’aquila reale, del gufo, del falco pellegrino.


 

 

 

Dal vicino crinale lo spettacolo sulla sottostante vallata toscana è bellissimo, soprattutto in notturna, quando i paesi sono illuminati; si riesce a vedere persino la lontana pianura romagnola, oltre le colline.

 

La gestione della struttura ricettiva è affidata dal 10 giugno 2012 a due esperti “rifugisti”, Cristina Stucchi e Marco Nofri, straordinari ed ecclettici personaggi che, dopo una vita tra la “civiltà” e le montagne, hanno scelto di venire a vivere e lavorare su questi “monti senza punta”.

 

Cristina, una florida cinquantenne lombarda, ha effettuato diverse arrampicate sui picchi delle Alpi; si è trovata in cordata con miti dell’alpinismo francese e italiano, tra i quali Riccardo Cassin sulle Grigne, sopra Lecco; di quest’ultimo ha conservato, oltre ad un ricordo indelebile, anche uno dei chiodi che il grande scalatore si forgiava da solo, appeso al muro del Rifugio C.A.I. “Città di Forlì”.

 

Fin da giovanissima, contagiata dalla grandezza della montagna e dalla bellezza della natura, Cristina si è cimentata in numerose attività sportive ad alti livelli: dallo sci agonistico di fondo al trekking, dall’arrampicata all’alpinismo; ha scalato diverse montagne, tra cui il Pizzo Badile, il Monte Bianco ed il Rosa ed aperto alcune vie alpine, contribuendo, con le sue imprese, all’emancipazione femminile su un “terreno” fino ad allora prevalentemente maschile.

 

Alla fine degli anni ’80 la montagna ha avuto per Cristina un richiamo tanto forte da portarla, a soli venticinque anni, prima a gestire assieme ad un socio un rifugio sulle Dolomiti, sopra Passo Pordoi, poi il Rifugio Torino Vecchio, a Courmayeur, a 3380 metri slm.

 

Non solo montagne comunque per Cristina; la vita della “rifugista” le ha permesso di dedicarsi anche allo studio; per diversi anni, dopo la laurea in Scienze Politiche con specializzazione in Statistica e Informatica, ha lavorato in Italia, Francia e Svizzera per grandi aziende del settore informatico, anche se, tra una riunione ed un breefing non mancava di inserirci una scalata o un’impegnativa escursione.

 

 

 

La conoscenza con colui che poi ne diverrà il compagno di vita, assieme al sempre più fortissimo richiamo della montagna, la riportano in Italia; i due mettono su casa assieme e prendono in gestione un Rifugio in quota nella Val di Sole per poi approdare, dopo le cime dolomitiche, sulle “montagne senza punta” dell’Appennino Tosco-Romagnolo.

 

Marco Nofri, cinquantaquattrenne toscano di Sansepolcro, laureato in Storia dell’Arte, esperto ed istruttore di speleologia, alpinista amatoriale e membro del soccorso alpino, è una figura di riferimento del Rifugio, sempre pronto a raccontare storie ed aneddoti apprezzate dai clienti, sempre più amici della coppia.

 

Dotato di una vasta cultura poliedrica, magro come un chiodo da alpinista, Marco ha anche saputo trasformare uno dei suoi hobby in lavoro; è infatti il mago della cucina del Rifugio; procurandosi la materia prima nelle vicine Stia, Bibbiena e Pratovecchio nel versante toscano, o Santa Sofia in quello forlivese, nei negozi ed aziende agricole che ha personalmente selezionato.

 

Marco propone ai suoi ospiti una cucina semplice e genuina, utilizzando prevalentemente i prodotti della zona, frutto degli insegnamenti materni e dei corsi di gastronomia organizzati dall’Associazione Rifugisti Trentini tenuti dallo chef Rinaldo Dal Sasso, che ha frequentato con passione.

 


Oltre ad antipasti di ottimi salumi e formaggi del territorio, tra i primi troviamo i tortelli di patate, oppure un minestrone di verdure o una pasta e fagioli, mentre per secondo Marco propone spesso lo spezzatino con cipolle e polenta, brasato oppure salsiccia e costine, ma anche carne di selvaggina; i funghi della montagna tosco-romagnola, quando ci sono ed anche il Chianti che accompagna il pranzo è di buon livello; i mirtilli che si trovano in abbondanza nei dintorni, lo strudel ed il “gelato” del Rifugio completano un pranzo equilibrato e gustoso.

 

 

 

Il Rifugio C.A.I. “Città di Forlì”, con 19 camere, alcune con bagno, 44 posti letto ed un piccolo bivacco invernale, 150 posti al ristorante ed una sala convegni dedicata al naturalista romagnolo Pietro Zangheri, è diventato una meta e un punto di riferimento per i tanti escursionisti che passano per i sentieri della Campigna, della Burraia, delle Foreste Sacre.

 

Stanno arrivando anche turisti dall’estero, inglesi soprattutto, attratti dalla quiete del posto e dalle meraviglie della natura offerte dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi; molte le famiglie con bambini ed anche con cani di tutte le taglie, questi ultimi particolarmente benvenuti al Rifugio, cui Cristina e Marco non mancano mai di offrire un po’ di amorevoli coccole.

 

Il passa parola ed i social network sono gli strumenti più efficaci che vengono utilizzati per promuovere il Rifugio, anche se Cristina e Marco non disdegnerebbero un’attenzione maggiore da parte dei media e delle istituzioni, in particolare del Parco, per poter ampliare e migliorare l’offerta turistica del locale, in primo luogo con un collegamento Internet disponibile anche per la clientela, come in quasi tutti i rifugi delle Alpi.

 

La coppia, con la loro cucina toscana, romagnola e trentina, un sorriso ed una battuta per tutti, stanno rilanciando al meglio la struttura turistica con l’organizzazione di varie iniziative, tra cui la presentazione di libri e l’incontro con alpinisti famosi, come la serata fatta l’accademico del C.A.I. Luigino Airoldi che ha riempito mesi fa la sala Zangheri, oppure quelle organizzate assieme all’Anpi di Forlì, ma anche le ciaspolate invernali diurne e notturne, le esibizioni di sleeddog con i cani da slitta, le feste di Natale e di Capodanno, la manifestazione di sci alpinismo, che ha portato a fine inverno sui “monti senza punta” oltre un centinaio di appassionati di questo sport.



di Massimo Tommasini