La Trattoria da Nando a Mortegliano, piatti e vini da ricordare: La cucina di Ivan


Trattoria Da Nando Mortegliano (Udine)


Andare a cena alla Trattoria da Nando, a Mortegliano, alle porte di Udine, è sempre un piacere, perché è un bel posto si mangia bene e si beve molto bene. Ma non è solo questo.

 

Quello che più mi colpisce sempre e che sottolineo con piacere a chi si siede con me e a chi mi legge, è che in ogni momento della serata si coglie prorompente la voglia di promuovere il territorio, le cose buone della nostra terra, i prodotti più genuini e fatti con amore, possibilmente fatti qui vicino e da valorizzare.

 

Come le sapienti mani dello staff di Ivan e Sandro e Giulia sanno fare, e come a voce, lui e poi anche il personale, preparatissimo e molto bravo, non smettono di fare ad ogni piatto, ad ogni portata.

 

Facciamo degli esempi: la “rosa di Gorizia”, ovvero quel fiore rosso invernale che viene coltivato solo in alcuni orti e solo da alcune persone, o la ricotta di capra di Rugo, uno dei cultori, a Enemonzo, del formadi frant, o il sorbetto, fatto da Dalla Negra qui a Mortegliano, o le uova di quaglia, di Francesco Calligaris di Porpetto, o i grissini, stirati a mano uno per uno fatti qui da Nando, ma fatti con la farina “blave di Mortean”, vanto del paese e del Medio Friuli.


 

E potrei fare, e farò anche dopo, altri esempi, di piatti composti con ingredienti scelti e curati e soprattutto friulani. Il nostro momento più importante, ci dice Ivan, sempre prodigo di spiegazioni e orgoglioso del suo essere, a mio avviso, il portabandiera della tavola friulana, il momento più importante e difficile è la scelta delle materie prima, l’acquisto e la selezione dei produttori.

 

Ovviamente, aggiungiamo noi, anche la cucina e l’impiattamento hanno la loro importanza, ma conveniamo sul fatto che se parti da un prodotto ottimo, poi riesci a aggiungere la tua professionalità e la tua bravura e fantasia ed ottieni dei piccoli capolavori da portare alla bocca. Con piacere. Parliamo anche dei vini, poi torniamo ai piatti.

 

A fianco del ristorante, c’è la bella struttura della cantina, scavata due piani sotto terra, e che contiene una quantità incredibile di bottiglie, dei migliori vini del mondo, e anche friulani naturalmente.

 

Con piacere sottolineiamo il fatto che ci vengono presentati dei vini del nostro territorio, che sono: un bollicine di Ribolla Gialla di Maurizio Marinig, Prepotto, poi un uvaggio bianco di Borgo del Tiglio, un vinaggio rosso, su annate diverse, sempre di Manferrari, poi due rossi di Rodaro Paolo, Spessa, linea Romain: un Refosco e un Pignolo del 2007 (il mio preferito della serata), ed infine un Pignolo fresco, 2011 di Meroi e Miani, che però vantava ben 16.5 gradi, acerbo ma promettente..

 

A fine pasto arrivano un Pinot Grigio del 1999 di Pecorari Pierpaolo, notevolissimo e un Verduzzo di Rodaro. Che dire dei piatti; le foto ovviamente rendono poco e soprattutto non trasmettono i due aspetti più importanti, odore e sapore, ma danno almeno l’idea; ne elenchiamo altri, che tendono come si diceva a evidenziare la provenienza locale degli ingredienti.

 

Rosa di Gorizia, con uova di quaglia (Porpetto), branzino marinato di Valle dell’Ovo (Carlino), prosciutto crudo di D’Osvaldo (Cormons), girello di manzo, con ricotta di capra di Rugo (Enemonzo) ed erbe di montagna; poi c’è spazio per il baccalà mantecato, per il petto d’oca, il filetto di triglia e carciofi, la “polente cuiciade” con formaggio Montasio e salame di fattoria, la sfogliatella di salmerino, un pesce che nasce in montagna e poi viene allevato a Sterpo, presentato con una salsa al radicchio.

 

Abbiamo veramente assaggiato questi piatti e altri, tutti, ovviamente dividendoli con gli altri commensali, e ogni volta la spiegazione apriva una finestra su una piccola parte del Friuli, che offre ricchezze e specialità in ogni piccolo paese.

 

Siamo andati velocemente verso il fine pasto con il musetto fritto di Leandro Facchin, ancora una Rosa di Gorizia con salsiccia di stagione e verze per finire coi primi: ravioli scampi e noci, gnocchi di zucca ricotta e amaretti e ravioli di cotechino e crema al latte e cren.

 

Dietro di noi altri tavoli e altri piatti ed ancora il piacere di sentire tutto, ripeto tutto il personale, spiegare e farsi ambasciatore della friulanità in tavola. Sorbetto di Della Negra, gusti diversi, c’è la produzione artigianale proprio a Mortegliano, cantuccini fatti in casa, non duri come i soliti, immersi in un dorato Verduzzo di Rodaro e, dopo il piatto di carnevale, frittelle, crostoli e castagnole, il tris di dolci al cioccolato, buoni e belli.

 

Che dire alla fine, si paga il giusto e c’è la possibilità di fare dei menù degustazione, tre livelli diversi, o semplicemente ordinare alla carta. Ma il piacere che deriva dal lasciarsi guidare in questo tour eno gastronomico della nostra meravigliosa regione, è impagabile.

 

La spesa la dimentichi, la serata no. Due annotazioni finali, “Da Nando” è sparito dalle guide più celebrate, per loro scelta. Troppi i rapporti non chiari e troppi i compromessi per andare sulle pagine di quelle guide che dovrebbero fare informazione, e sono certamente utili, ma spesso fanno anche altro; infine, ma questo lo diciamo noi, ci sono ristoranti che meriterebbero e non ci sono e altri che viceversa.

 

Per chi ama la tranquillità, Da Nando è anche Hotel e ricordiamo la cantina a fianco del ristorante, scavata sotto terra e che è perfetta per una serata diversa, ma molto molto diversa. Indimenticabile.