La Sicilia dei “Signori del Vino”: su Rai2 la seconda puntata. Terroir, coraggio e innovazione


A cura di ANDREA DI BELLA

 

E dopo il Piemonte tocca alla Sicilia mostrare i volti e la storia dei “Signori del Vino”, nel viaggio che Rai2 ha intrapreso e che porta il Direttore Marcello Masi e il vice Rocco Tolfa tra i filari e nelle cantine delle regioni italiane, per portare in primo piano la cultura del vino e riscoprire il racconto iniziato tanti anni fa da Mario Soldati.


Dal Regaleali del conte Tasca d’Almerita allo straordinario territorio vitivinicolo dell’Etna. E ancora lo spettacolo dei terrazzamenti dell’isola di Pantelleria fino all’antichissima tradizione del Marsala, per finire al racconto della giovane e brava produttrice Arianna Occhipinti di Vittoria, terra di Frappato e Nero d’Avola.


Lucio Tasca d'Almerita - Foto ANDREA DI BELLA

 

Terroir: terreno, ambiente, natura, paesaggio, produttori, questo siciliano è uno dei più importanti della terra!” – afferma nel servizio Marcello Masi - oltre che giornalista anche appassionato del mondo del vino.


Il viaggio tra i filari inizia con l’intervista al conte Lucio, della famiglia Tasca d’Almerita che da otto generazioni è legata al mondo del vino e a questa terra. “Una cultura legata al fare e alle innovazioni tecnologiche, – ribadisce il Conte Lucio –. Per noi non è stato difficile fare qualità. Ho dovuto superare qualche piccola resistenza iniziale, ma con caparbietà e lungimiranza, accanto ai vitigni tradizionali ho impiantato, senza farlo sapere a mio padre, alcune barbatelle importate dalla Francia che avevano dato grandi risultati. Poi dopo averlo vinificato ho portato una bottiglia sulla tavola di mio padre, che, una volta assaggiato, non potè che complimentarsi con quel vino e, soprattutto, con chi lo aveva prodotto”.


Potete capire come il Conte Lucio, per primo nell’isola, intuì le grandi potenzialità dei suoli, del clima e del sole di Sicilia.


Un apprezzamento poi per Assovini Sicilia, l’associazione di produttori siciliani che ha promosso la “rinascita” del vino siciliano nel mondo. Abbiamo fatto squadra e ne è derivato un successo strepitoso nel mondo afferma il conte – anche a livello di immagine, che ne ha completamente rivoluzionato qualità, identità e percezione”.


E infine un riferimento alla produzione di vino sui beni confiscati alla mafia. Il riscatto di questo territorio passa anche attraverso le terre sequestrate alla mafia – sottolinea Tasca d’Almerita bisogna elogiare il coraggio di chi produce questo vino e ringraziare la Magistratura che fa un lavoro straordinario”.


Con 400 ettari, di cui 90 a vigneto, la Cantina fonde l’attività di tre cooperative sociali, che opera nell’Alto Belice Corleonese, la Placido Rizzotto, Libera Terra, Pio La Torre e Libera Terra e la Lavoro. Vini tutti da vitigni in purezza, provenienti da singole vigne, dedicati alle persone che hanno dato la vita per questo riscatto.


E il viaggio attraversa il centro della Sicilia per approdare alle falde dell’Etna. A 900 metri sopra Zafferana Etnea (Catania), sulla colata lavica del 1993. “Terreno molto minerale e questa mineralità è tutta trasferita nel bicchiere; questo è essenziale”, ribadisce Tolfa.


Siamo sulle pendici nord del Vulcano, rocce dure formatesi dalla solidificazione del magma che contengono ferro, manganese e altri minerali e le caratteristiche del territorio le trovi nel bicchiere.


Marco Simonit, agronomo e potatore, conduce il telespettatore in vigna per mostrare da vicino la coltura della vite ad alberello. E scava questa terra preziosa, scava attraverso suoni polverosi. “Qui l’acqua non riesce a fermarsi, dice, le radici possono andare in profondità fino a tre metri e cogliere la mineralità che viene espressa dalla vite”.


La natura qui riesce a dare moltissimo, è terra di ginestre, di boschi. “E’ un paesaggio che toglie il fiato, sottolinea Masi, sembra di stare sulla luna”. Ricordiamoci che l’Etna è stato inserito nel 2013 dall’Unesco tra i Patrimoni Mondiali dell’Umanità, e i vigneti del suo comprensorio stanno riscuotendo grande attenzione da parte della critica internazionale. E dal Presidente del Consorzio Tutela Vini Etna Doc arriva un altro elogio “L’Etna ha raggiunto livelli di qualità estrema grazie ai viticoltori che hanno dato visibilità al territorio”. Sottolinea che “nel 2002 le aziende imbottigliatrici erano soltanto sei, mentre ora sono circa 80. La superficie vitata, inoltre, cresce in media di 50 ettari all’anno”.


E il viaggio continua per scoprire le antiche origini del Marsala, e la storia di questa prelibatezza che porta in tutto il mondo il profumo della Sicilia.


E dopo una visita ai terrazzamenti del Passito a Pantelleria “l’isola del vento”, dove a ogni curva il paesaggio riserva affascinanti sorprese, dove gli acini grossi, sodi, consistenti, dal colore giallo bruno dell’uva zibibbo appassiscono al sole e regalano sogni, ecco i nostri commentatori a Vittoria, in provincia di Ragusa.


E sono qui per incontrare una giovane imprenditrice, Arianna Occhipinti, viticoltore da qualche anno, che dopo gli studi milanesi di viticoltura ed enologia è tornata qui nella sua terra, tra i filari ad alberello di Nerello Mascalese e di Nero d’Avola.


E’ una rappresentante della nuova generazione imprenditoriale del vino siciliano, solare ed entusiasta, lei stessa dice però che preferisce essere definita “contadina, perché questo significa felicità e amore”.


Vivo in un palmento. Attorniata da pietre antiche come il tempo, dove una volta si pigiava il vino. Io non posso separarmi dall’idea di stare in un posto così, che ancora sa di cantina, anche se non è una cantina. Qui ci sono i ricordi. Ai giovani che sono andati via dico di ritornare in Sicilia. La mia vita si svolge attorno alla campagna, immersa in quello che faccio. Le pietre antiche come queste assorbono i passi, ne rimandano un suono che è un’eco con dentro la terra e il suo calore. Non è poesia, ti fa sognare e può dare benessere finalmente”. 



di Andrea Di Bella