Ad Acireale (Catania) “Il più Bel Carnevale di Sicilia”, tra carri allegorici e infiorati, maschere di cartapesta e profumo di limoni


Fondazione Carnevale di Acireale



A cura di ANDREA DI BELLA

 

Carnalivari arriva e lu vulemu beni.
Basta vardàllu ‘nfacci l’aspettu dici tuttu!
E’ grassu, russu, tunnu, friscu, tritrignu, asciuttu!
Nta l’occhi ‘i disidèri si leggiunu da’ genti:
mangiari, ‘mbriacàrisi ed éssiri cuntenti!
Ma tu sì speciali, Carnalivari ‘i Jaci,
di tutti sì circatu, a tutti Tu piaci!

(……………….)

(Carnalivari di Jaci tratta da “TAVULA VECCHIA E…tavula nova” – Poesie dialettali di Michele Pricoco).


Era il 1977 quando l’indimenticabile professore Pricoco pubblicava questa poesia, con il consueto gusto umoristico che lo animava, dedicata a uno dei personaggi simbolo della bella città siciliana, il Carnevale di Acireale. L’altro è San Sebastiano, compatrono della città. Sacro e profano si mescolano forse diventano un tutt’uno. 


Qui, ad esempio, è da poco finita la festa del Santo soldato e martire (ricorre il 20 gennaio), protettore contro la peste, portato dai “divoti” su un pesante marchingegno che esce a precipizio dalla basilica. Ed ecco che il testimone passa subito al Re dell’allegria, al mitico Carnevale, naturale continuazione della festa religiosa. Non per niente “Pi Sammastianu maschiri ‘nchianu” (“Per San Sebastiano maschere in piazza”) è un detto tradizionale acese che significa “ora che la festa del compatrono è finita occupiamoci delle maschere di carnevale”.


In questo lembo incantato della Sicilia, Acireale celebra il suo inno all’imminente primavera con un rito collettivo che, quasi richiamando miti e leggende del passato, suscita nella fantasia della gente puntuali suggestioni ed emozioni.


Per un paio di settimane la città barocca si trasforma nella Mecca del Buonumore. Tutte le vie e le piazze, piene di luci, di musica e di colori, assistono, colme di gente e di maschere, al passaggio continuo di giganteschi carri allegorici in cartapesta che raffigurano spesso personaggi della vita politica e dell’attualità.


Sotto il tiro di coriandoli e stelle filanti, migliaia di maschere sfilano ballando, intrecciando canti e danze tra queste superbe opere d’arte.


Una festa radicata, in quanto le sue origini risalgono alla fine del XVII secolo. Dal gioco del tiro di arance e limoni, la festa si raffinò nell’800 con l’introduzione della “cassariata”, una sfilata di carrozze a cavallo riservate ai nobili della città che lanciavano confetti agli spettatori. L’albero della cuccagna, il tiro alla fune e la corsa con i sacchi, bizzarri e spiritosi giochi popolari nei diversi quartieri.


Solo all’inizio degli anni trenta invece entrano in scena le maschere in cartapesta, che poi si trasformano in carri allegorici trainati dai buoi, contornati da personaggi e gruppi satirici in movimento.


Un tocco di eleganza e di vivacità viene, quindi, conferito dalle “macchine infiorate”, automobili addobbate con decine di migliaia di fiori colorati che disegnano figure e scene di vita molto suggestive.


Sotto lo sguardo attento e maestoso del Vulcano, “a muntagna” come la chiamano da queste parti, il Carnevale acese possiede intatto il sapore genuino delle vecchie tradizioni artigiane in grado di costruire queste superbe maestosità allegoriche in cartapesta colorata, preparate molti mesi prima e tenute segrete.


Assieme alle composizioni floreali, questi carri costituiscono una delle più riuscite espressioni dell’arte e della fantasia popolare impregnata di sottile ironia, di sapiente e vivace burla, che non ha perso la sua anima popolare.


Un applauso infinito ai “carristi”, a questi silenziosi e fantastici artigiani acesi, che ogni anno riescono ad interpretare i fatti della vita, i personaggi più in vista, le situazioni più improbabili per trasformarle, con genio e arguzia, in gioiosa allegoria.


Ed ecco che la splendida piazza settecentesca, una delle più belle della Sicilia tutta, l’elegante salotto ricamato di barocco della città etnea si trasforma in un palcoscenico naturale magico e fiabesco, dove le fantasmagoriche luci fanno risaltare l’autentica bellezza del palazzo civico e delle due splendide basiliche che l’avvolgono.


La città mostra così una delle sue facce, in quel gioco sottile e complice, tra sacro e profano, che la contraddistingue. Evadere almeno una volta all’anno dai rigorosi costumi imposti dalla massiccia presenza di istituzioni religiose (Acireale città dalle cento campane), spiega fermamente i motivi dell’attaccamento dei suoi cittadini al carnevale.


E allora tutti ad Acireale per “Il più Bel Carnevale di Sicilia”, tra maschere, coriandoli e, perché no, un inebriante profumo di limoni, guardando il mare di Ulisse e Polifemo.


IN ALLEGATO IL PROGRAMMA 



di Andrea Di Bella