Merano Wine Festival 2014: il vino torna protagonista sulle rive del Passirio


Merano Wine Festival


Il meglio dell'enologia italiana e internazionale per tre giorni a Merano (Bolzano) -

 

Che cosa avevo scritto l’anno scorso? Che personalmente, quando prendo parte a una rassegna enologica di grande spessore, quello che mi aspetto è la sorpresa, il vino che non t’immagini, la chicca insperata. Inevitabilmente avvolta e sommersa dai soliti noti e dai grandi nomi del settore, ma comunque pronta a deliziarti e, appunto, a cogliere di sorpresa le tue papille gustative regalandoti un sorriso convinto.

 

E tutto ciò, la scorsa edizione del Merano Wine Festival, l’avevo trovato soprattutto durante Bio & Dynamica, la giornata inaugurale dedicata ai vini da uve a coltivazione biologica e biodinamica, piuttosto che nelle tre giornate canoniche del Festival, dove mi era parso, pur rimanendo su un livello qualitativo eccellente, che si prestasse troppa attenzione ai big dell’enologia italiana, che sono eccezionali ma è cosa di pubblico dominio, e a tutto ciò che attorno a quel mondo ruota, tralasciando un filo quello che dovrebbe essere il vero protagonista della kermesse: il vino.


 

E’ quindi con grande gioia che posso dire di avere trovato ciò che cercavo in questa 23esima edizione del Merano Wine Festival, svoltasi dal 7 al 10 novembre nella consueta, opulenta seppur risicata cornice della Kurhaus lungo le sponde del Passirio: tante belle sorprese da produttori certamente a me già noti, ma che si sono presentati con vini di altissimo livello. Dirò di più, quest’anno al Merano Wine Festival si è accordato, giustamente, più spazio al vino, tornato protagonista della rassegna come a mio parere non si faceva più da qualche anno.

 

Un elemento non indifferente in un successo all’insegna dei grandi numeri, con 10mila presenze tra cui 6800 visitatori paganti che per quattro giorni hanno goduto dei nettari prodotti dalle migliori aziende vinicole italiane, come sempre attentamente selezionate da un’apposita commissione, ma anche provenienti dal resto del mondo – con un’apposita sezione dedicata alla Romania che ci ha lasciati stupiti in positivo – in un confronto sempre più entusiasmante.

 

Personalmente, mentre l’anno scorso avevo privilegiato le bollicine, quest’anno mi sono mosso prevalentemente sui vini bianchi fermi, trovando la produzione italiana in generale estremamente migliorata su un fronte dove – specie nella parte centro-meridionale del paese – siamo stati per lungo tempo carenti: certo Trentino, Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Liguria offrono ancora le emozioni migliori, ma ci sono segnali interessanti provenienti da Campania, Puglia, Sicilia e persino da regioni ritenute (a torto) enologicamente “depresse” come Marche e Lazio, realtà di valore che, se si faranno le ossa come promettono, faranno ancora parlare di sé.

 

Il tutto, immancabilmente, accompagnato a meraviglia dalle eccellenze – salumi, formaggi, conserve – dell’arte golosa ospitate nell’apposita sezione della Gourmet Arena, dalle birre d’eccellenza del settore Beer Passion e dalla maestria culinaria dei grandi chef impegnati nei loro show cooking.

 

Momenti culminanti sono stati CULT 2014, lo spazio che ha raccolto quarantuno pionieri del vino italiano, e il WineWorld Economic Forum, il workshop con i grandi nomi dell'enologia italiana nel corso del quale sono state definite le linee del comparto dal punto di vista della sostenibilità e dell'export.

 

Ciliegine sulla torta il Premio Godio, intitolato al pioniere della cucina altoatesina di qualità con il suo ristorante Genziano a 1.900 metri in fondo alla val d'Ultimo: il riconoscimento è andadto quest'anno all'Orso Grigio di Ronzone, ai fratelli Cristian e Renzo Bertol. A seguire il premio dedicato al grande chef Andreas Hellrigl che quest'anno la commissione ha consegnato a Norbert Niederkofler del St. Hubertus dell'Hotel Rosa Alpina a San Cassiano in Badia.

 

E infine, last but not least, il consueto appuntamento birricolo “Made in Merano” targato Forst, che nella storica sala degustazione dell’avito palazzo a ogni edizione propone una birra speciale, a tiratura estremamente limitata: dopo la birra al Lagrein, quest’anno è toccato al “pane liquido”, straordinaria birra realizzata con tre tipi di cereali – segale, orzo e mais – dai sentori di lievito assolutamente unici e irripetibili. 



di Gabriele Orsi