“Di terra e di cibo” (fra le pagine di Leonardo Sciascia): dal Salone del Gusto un libro per chi ama lo scrittore siciliano e il mondo contadino


Salvatore Sciascia Editore


A cura di ANDREA DI BELLA

 

Questo libro è una lettura curiosa e stuzzicante, perché consente ancora una volta di capire quanto la civiltà contadina di questo nostro paese abbia avuto un ruolo centrale nel plasmare non solo ciò che siamo oggi, ma anche il patrimonio artistico e culturale di cui l’Italia può vantarsi”. Così Carlo Petrini nella prefazione.


Una cultura contadina che forse abbiamo voluto dimenticare o cancellare in fretta, un mondo che si è portato con sé un tesoro di conoscenze, di saperi, di valori umani che questo libro contribuisce a riscoprire.


“Di terra e di cibo”, un libro mosso dalla passione di Salvatore Vullo per la terra e “dal mio grande amore per Sciascia”, afferma l’autore, alla presentazione nello Spazio Incontri della Regione Piemonte, al Salone del Gusto e Terra Madre 2014.


 

“Il fascino del cibo e del vino” fa notare Vullo, “è anche dovuto a grandi scrittori come Pavese, Fenoglio, Lajolo, Piccinelli in Piemonte. Territori, gente, vini, contadini si intrecciano nei loro racconti, e per questo ho scritto il libro”.

 

Una motivazione che nasce, sincera, da un grande amore che lega Vullo a Leonardo Sciascia e alla Sicilia. “Il grande scrittore siciliano era un grande conoscitore del mondo agricolo, un estimatore della cucina e amava cucinare!”.


“Grande conoscitore di cose contadine, di colture agrarie, di ruralità, di diritto ed economia agraria, di varietà e di prodotti agricoli, di gastronomia, di piatti tipici, di tradizioni popolari e contadine, del cibo e del mangiare che sono legati alla fame…”, Sciascia ha saputo raccontare e rappresentare quella realtà dura, faticosa, tragica, facendola diventare letteratura.


“Già quarant’anni fa Sciascia” segnala Vullo, “aveva intuito che la cucina e la terra erano al centro della vita dell’uomo”.

 

Candido…scopre che le terre sono tante, ma che a lavorarci sono rimasti in pochi, solo i vecchi poiché i figli, i giovani avevano preferito emigrare…”, da un grande romanzo di Sciascia, Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia. .

 

Qui il mondo contadino, la campagna, il cibo sono protagonisti, nella storia di Candido Munafò, erede di una grossa proprietà terriera che con le sue azioni sgomenta e sconvolge tutto e tutti.


Ecco alcune chicche enogastronomiche: “…Sentì di avere fame. La fame gli si accese in fantasia: pane appena sfornato, spaghetti odorosi di aglio e basilico, salsicce gocciolanti di grasso sulla brace. Trovò del pane raffermo e del burro, cominciò a biascicarne…”, e nel finale, in un caffè di Parigi (ordinarono): “Don Antonio un Armagnac… perche mezzo bicchiere a Parigi voleva bere e mangiare secondo letteratura… Armagnac, dunque… per un siciliano quasi astemio, abituato a bere un mezzo bicchiere di vino rosso sui pasti del mezzogiorno e della sera: come quasi tutti i siciliani…”.


Nel libro risalta l’originalità, l’impegno di Sciascia a difendere le questioni contadine e Salvatore Vullo riesce con eleganza e spontaneità a fare risaltare tutto questo prendendo spunto dalle maggiori opere che lo scrittore isolano aveva scritto.


Valter Vecellio, noto giornalista della Rai, intervenuto alla presentazione, ha colto questo aspetto e ha tirato in ballo Tonino Guerra che “dopo aver mietuto successi ed allori come sceneggiatore dei più importanti registi italiani e del mondo, si ritira a Pennabilli, nella sua Valmarecchia; e lì, in quella specie di Racalmuto romagnola alterna le sue poesie in dialetto a racconti veri che sembrano favole; e soprattutto riscopre i valori della campagna dei contadini, un patrimonio che andrebbe perduto senza questi legami, creando “L’orto dei frutti perduti”, una sorta di museo dei sapori, quelle piante e quei frutti che nessuno coltiva e produce più: il sorbo, la mela cotogna, la ciliegia cuccarina…”.


La parte finale del libro propone un ricettario sciasciano, tutto da gustare, con la descrizione di piatti e specialità citate nelle sue opere e quelle che lui stesso amava preparare in prima persona.


“Il Biancomangiare, la pasta con le Verdure Selvatiche, la Caponata di Leonardo…”, un amore per Sciascia, per la Sicilia, per quel mondo.


“Sciascia, scrittore, letterato, un grande Maestro e un buon Maestro. Viva la speranza”, conclude un emozionato Salvatore Vullo.


“Di terra e di cibo (fra le pagine di Leonardo Sciascia)” di Salvatore Vullo - Salvatore Sciascia Editore, pagg.75; € 9,00, nelle librerie.
 



di Andrea Di Bella