Coprob accende il confronto con le Istituzioni: parte da Minerbio (Bologna) la riscossa dello zucchero italiano


Il 10 aprile 2014 a Minerbio (Bologna) -

 

E’ dalla provincia di Bologna che prende le mosse la riscossa dello zucchero italiano dopo anni di limitazioni imposte in sede europea e mai affrontate a dovere e di vessazioni sul mercato internazionale, dove l’eccellenza saccarifera Made in Italy non ha mai trovato una difesa adeguata contro forme di concorrenza a volte anche sleali.

 

E a guidare questa controffensiva non poteva essere altri che Coprob, la Cooperativa Produttori Bieticoli di Minerbio che controlla Italia Zuccheri, il gigante dello zucchero tricolore, forte delle sue 284mila tonnellate prodotte all’anno, delle sue 5700 aziende associate e dei 36mila ettari di terreno coltivato a barbabietole fra Emilia-Romagna e Veneto.

 

Dopo l’audizione al Senato dello scorso 8 aprile, nel corso della quale ha raccolto l’attenzione e la disponibilità dei rappresentanti delle Istituzioni nei confronti delle principali esigenze del settore saccarifero, Coprob quindi ha rilanciato promuovendo un incontro che ha visto la presenza dell’Onorevole Paolo De Castro, già due volte Ministro delle Politiche Agricole e attualmente presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, proprio per accentuare la necessità di un maggiore sostegno da parte dell’Unione Europea.


 

Infatti, dal momento che il Governo Italiano non ha ancora ottemperato alla promessa di erogare tutti gli aiuti nazionali al settore bieticolo-saccarifero, aiuti attesi da quasi cinque anni, e siccome nonostante innumerevoli conferme formali restano ancora da stanziare circa 46 milioni di euro, il comparto punta da un lato a ridurre le importazioni di zucchero prodotto al di fuori dell’Unione Europea e dall’altro, tramite Coprob, ribadisce il proprio impegno alla continuità produttiva anche per garantire al mercato nazionale una quota minima di auto-approvvigionamento.

 

«Saremo sempre impegnati – spiega Claudio Gallerani, presidente di Coprob – a ridistribuire il reddito sul territorio e alle filiere locali, sostenendolo per migliorare costantemente la loro qualità. Invitiamo quindi le Istituzioni a utilizzare tutti gli strumenti a loro disposizione e in particolare chiediamo che la Conferenza Stato-Regioni disponga la prosecuzione degli aiuti comunitari alzando il massimale da 500 ad almeno 600 euro per ettaro e incrementando il plafond nazionale da 19,7 a 30 milioni di euro».

 

«Nonostante l’Italia sia uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea – aggiunge l’Onorevole De Castro – abbiamo nel tempo messo i nostri concorrenti, sia all’interno dell’Unione che al suo esterno, nelle condizioni di sovrastare la nostra produzione, e questo a causa di uno scarso interesse della politica nazionale per le questioni europee. Dobbiamo quindi capire che la nostra produzione va difesa e sostenuta, guardando a ciò che viene fatto in altri paesi come la Francia. Oggi, nell’ambito della riforma della politica agricola comune, i temi dell’aggregazione dell’offerta produttiva e dei rapporti di filiera sono centrali, e credo che anche il settore bieticolo-saccarifero debba ispirarsi a un nuovo modello di sviluppo e in questo senso l’esperienza di Coprob rappresenta un modello importante».

 

L’incontro ha rappresentato anche un’occasione per Coprob per fornire i primi, positivi dati sulla campagna appena avviata, che dovrebbe fare registrare una buona produzione: la semina di 32mila ettari a opera di 4300 aziende agricole, si è infatti conclusa come da programma e al momento si va registrando una buona gemmazione.

 

«La produzione sostenuta con forza dai nostri soci – conclude il presidente Gallerani – passa anche attraverso la difesa delle filiere al cento per cento italiane. Vogliamo che questo valore, ormai compreso e apprezzato dai consumatori, venga percepito anche dalle Istituzioni perché l’italianità del nostro prodotto rappresenta un plus insostituibile sotto il profilo agronomico e garantisce maggiore qualità e rispetto ambientale». 



di Gabriele Orsi