Bologna: bilancio in doppia cifra per Alce Nero & Mielizia


Gruppo Alce Nero & Mielizia


Tutte positive le cifre dell'esercizio 2013 del gruppo di Monterenzio (Bologna) -

 

E’ un balzo in avanti a due cifre quello che contraddistingue il 2013 di Alce Nero & Mielizia, il gigante italiano del biologico e del naturale: un incremento rispetto al 2012 dell’11 per cento, con un fatturato complessivo di 50,7 milioni di euro e performance positive su tutti i canali distributivi, che non solo rende onore alla serietà con cui da circa quarant’anni il gruppo di Monterenzio, sul primo Appennino bolognese, con i suoi oltre mille agricoltori biologici, apicoltori e produttori “fairtrade”, si batte per una cultura del cibo che coniughi gusto e rispetto dell’ambiente, ma che si ricollega indubbiamente al grande boom dei prodotti biologici sul mercato italiano e al tempo stesso del bio Made in Italy nel resto del mondo.

 

Punta di lancia di questo successo, superiore addirittura alle stime di budget, è la crescita del marchio Alce Nero, che con 29 milioni di fatturato e un incremento del 18,5 per cento, rappresenta oggi il 57 per cento del fatturato globale del gruppo. L’andamento è stato positivo in ogni settore: particolarmente importanti i risultati conseguiti sul canale della Gdo dove, grazie anche all’introduzione di nuove referenze come la linea di prodotti alimentari per bambini e le zuppe biologiche pronte in busta, si è registrato un incremento del 21,5 per cento.


 

Al 29 per cento invece ammonta la crescita della componente export, i cui mercati migliori si collocano in Estremo Oriente – specialmente in Giappone – e in Russia, mentre rimangono soddisfacenti, con un incremento del 7 per cento, le vendite nei negozi specializzati, un mercato limitato ma che si può definire maturo e consolidato.

 

«A prescindere dai dati positivi sulle vendite – spiega Lucio Cavazzoni, presidente di Alce Nero & Mielizia – penso sia importante la crescita di un gruppo che ha fatto del biologico la sua principale ragione d’essere e che si fonda su tantissime realtà produttive diverse. Come attività agricola il nostro gruppo contribuisce a liberare migliaia di ettari di terreno coltivabile, le imprese agricole che stanno passando al bio sono in continua crescita, e così quelle che si stanno associando al nostro gruppo, che per quest’anno stimiamo saranno non meno di sessanta. Oggi biologico significa liberare la terra dai concimi chimici, dagli erbicidi, dagli insetticidi e dai nitrati, significa arature meno profonde e meno dannose per il terreno e le sue risorse, e gli effetti positivi di queste pratiche sul paesaggio possono essere apprezzati anche a occhio nudo».

 

«Ma l’agricoltura biologica – prosegue Cavazzoni – sta crescendo anche nel resto del mondo, specialmente in quel nuovo mondo che include l’Asia, l’America Latina e parte dell’Africa, in paesi dove paradossalmente grandi coltivazioni destinate alla produzione di biodiesel coesistono fianco a fianco con un’agricoltura sostenibile e orientata al biologico. E anche nella ristorazione assistiamo sempre più spesso a locali che decidono di impiegare unicamente materia prima biologica al cento per cento, come nel caso di Berberè e della partnership che ha allacciato col nostro gruppo».

 

A fronte di una crescita europea del 6 per cento, nel 2013 il mercato del bio in Italia ha avuto un incremento maggiore, attorno al 15-20 per cento, per un valore complessivo di 2 miliardi di euro che, includendo anche l’export del prodotto nazionale, va a superare i 3 miliardi. Un risultato certo non paragonabile a quello degli Stati Uniti, dove si viaggia sulla cifra di 22 miliardi, o della Germania (7 miliardi) e della Francia (5 miliardi), ma che pone il nostro paese più o meno alla pari con Canada e Gran Bretagna e sopra a Svizzera e Austria. L’incidenza rispetto al mercato mondiale, che vede in testa la Danimarca, rimane però bassa per quanto riguarda il nostro paese, che si posiziona dopo Croazia ed Estonia, perciò il lavoro da fare rimane ancora parecchio.

 

«Nell’anno appena trascorso – sottolinea Massimo Monti, amministratore delegato di Alce Nero & Mielizia – abbiamo puntato con successo su un potenziamento della distribuzione dei nostri prodotti, che ha visto un incremento del 7 per cento raggiungendo il 71 per cento. I motivi di questa crescita, che è stata omogenea nei nostri tre canali di distribuzione, sono da ravvisarsi nell’acquisizione di nuovi clienti, specie nella Gdo italiana, e nell’introduzione di nuovi prodotti, ad esempio la linea baby food. Per il 2014 ci attendiamo una crescita complessiva sull’ordine del 10 per cento. Pensiamo di poter portare la distribuzione al 76 per cento, spingendo i prodotti più importanti come conserve, succhi di frutta, pasta, miele e biscotti all’olio extravergine d’oliva e valorizzando la linea per i più piccoli, mentre per l’export pensiamo a investimenti mirati, in collaborazione con partners locali. Il nostro obiettivo non è tanto l’internazionalizzazione delle vendite, ma anche e soprattutto della rete di produttori».

 

«Questo – aggiunge il presidente Cavazzoni – significa che i produttori nostri associati potranno crescere ulteriormente e al tempo stesso vedere maggiormente tutelato il loro lavoro contro le frodi alimentari che in Italia stanno proliferando. Su questo punto, in particolare, ritengo esista un forte problema di ordine culturale, che danneggia quei produttori che si impegnano a lavorare correttamente. Dietro a ciascun prodotto deve necessariamente esserci un produttore, una filiera, e in questo Alce Nero può e deve essere un baluardo a difesa dei produttori onesti e coscienziosi. Poi va da sé che il cibo buono avrà prezzi superiori, ma il prodotto a prezzo basso rischia sempre di nascondere una frode alimentare perché esistono limiti sotto ai quali è impossibile scendere».

 

E anche il rapporto di Alce Nero & Mielizia con la ristorazione e con Bologna è destinato a proseguire felicemente: «Per quanto riguarda la ristorazione – conclude Cavazzoni – stiamo lavorando molto bene sia con Berberè che con Well Done (l’hamburgeria gourmet che realizza i pani con farine Alce Nero – ndr) e pensiamo di portare avanti nuovi progetti, magari includendo nella nostra gamma anche prodotti freschi come carni, salumi o formaggi. Ma restiamo interessati anche a progetti più grandi, come quello di Eatalyworld – Fico, all’interno del quale ci piacerebbe esercitare un ruolo di vigilanza perché la dimensione commerciale non prevalga eccessivamente sul punto centrale, che deve restare il cibo e l’interscambio di esperienze del gusto. Penso che i presupposti ci siano ampiamente tutti». 



di Gabriele Orsi