Da Vergato a Bologna: l'acqua Cerelia ora parla in dialetto


Cerelia Sorgente Acqua Minerale


A Cereglio di Vergato (Bologna) -

 

Che lingua deve parlare l’acqua minerale di Bologna per eccellenza, se non il tradizionale, bonario e inconfondibile vernacolo bolognese? Un dialetto, quello petroniano, che negli ultimi anni ha visto intelligenti operazioni di recupero e sta tornando in auge persino nelle generazioni più giovani.

 

L’acqua in questione è la Cerelia, la prima al mondo a ricevere la certificazione Epd (Environmental Product Declaration, cioè dichiarazione ambientale di prodotto) e la prima in Italia a venire certificata Emas (Eco-Management and Audit Scheme), ciò che la caratterizzano come un’acqua minerale a impatto ambientale prossimo allo zero assoluto. Un risultato di grande importanza, frutto degli investimenti tecnologici sostenuti negli ultimi due anni, e nonostante la congiuntura economica estremamente negativa, dall’azienda.

 

Così Acqua Cerelia, che avendo la propria fonte a Cereglio di Vergato, nel cuore dell’Appennino bolognese, è per antonomasia dal 1902 l’acqua minerale dei bolognesi (celeberrimi rimangono i suoi spot trasmessi dall’altoparlante allo stadio), in collaborazione con l’associazione Succede solo a Bologna, ha lanciato l’operazione “La tua bolognesità quotidiana”, finalizzata alla promozione del territorio e del chilometro zero.


 

Da questo mese infatti saranno immesse sul mercato confezioni da mezzo litro di acqua minerale – naturale e gassata – con etichette speciali, raffiguranti soggetti o terminologie derivanti dalla tradizione bolognese.

 

Sette sono le tipologie di etichetta realizzate: “I feel benessum” (trad. “mi sento benissimo”, buffa commistione di inglese e dialetto bolognese), “Al ciapinèr” (trad. “il ciappinaro”, ovvero il factotum), “Keep calm sti dù maròn” (trad. “resta calmo un paio di p….”, altro imbastardimento anglo-petroniano), “Umarèl control system”, “Arzdàura power” (trad. “potere alle arzdòre”, ossia alle donne di casa), “VIP – Vèc’ in pensian” (trad. “Vecchio in pensione”) e “Mé a la to etè a saltèv i fos a la longa” (trad. “Io alla tua età saltavo i fossi per il lungo”, tipico modo di dire che veniva usato dai più anziani per rinfacciare ai giovani una certa mollezza, senza però tener conto del fatto che magari gli stessi non erano poi capaci di saltare lo stesso fosso per il lato breve).

 

Tutte le frasi riportate dalle etichette, a tiratura limitata, sono estrapolate dal volume “Bulgnais par tot”, il manuale edito da Minerva e realizzato su iniziativa dell’associazione Succede solo a Bologna, da tempo impegnata nella valorizzazione delle tradizioni e del vernacolo tradizionali petroniani tramite mostre, iniziative culturali e concorsi letterari, nonché nella manutenzione straordinaria degli angoli più trascurati della città con operazioni di intervento volontario. 



di Gabriele Orsi