Mangiare per Mare, un viaggio gastrostorico: I Vichinghi e il Medioevo


Marina Militare Italiana


 

 

A cura del Capitano di Vascello della Marina Militare Italiana Alessandro Pini 



Poco sappiamo circa le abitudini alimentari a bordo delle navi dei Vichinghi, straordinari navigatori, che - probabilmente - giunsero alle Americhe cinquecento anni prima di Colombo.

 

 

Una testimonianza importante, però, ci arriva dalla “Wasa”, una nave svedese che Gustavo Adolfo II (1594 – 1632) fece costruire per risolvere la Guerra dei Trent’anni: nella stiva panciuta della nave (affondata proprio il giorno stesso del varo!!!), sono stati trovati recipienti e stoviglie in stagno, dal cui esame si deduce l’uso del burro vaccino a bordo, oltre a quello della farina di frumento, dell’avena, della segale e del mais.

 

Sono stati anche trovati spinaci e barbabietole, utilizzati per fornire un apporto vegetale, in un periodo in cui non si conosceva ancora l’importanza della vitamina c. Nel riposto degli Ufficiali facevano bella mostra di sé dei contenitori di rhum, una bevanda decisamente atipica nella tradizione alimentare scandinava.


Nel Medioevo si navigava solo da Aprile a Ottobre e negli altri mesi il mare era detto “clausum”, a causa di una serie di difficoltà allora insormontabili, quali le condizioni meteorologiche, la difficoltà di approvvigionamento e conservazione delle derrate, la fragilità degli scafi.

 

Ma nei secoli XIII e XIV si assiste ad una vera e propria “Rivoluzione nautica”, dovuta all’introduzione della bussola, alla navigazione “a stima”, alla matematica applicata alla navigazione e cambia radicalmente l’organizzazione di bordo: si navigherà tutto l’anno, saliranno sulle navi i primi viaggiatori e i pellegrini diretti ai Luoghi Santi, appena riscattati grazie alle Crociate. Emerge in questo periodo la figura del “cuoco di bordo”.

 

La “dieta” di quest’epoca prevedeva biscotto, zuppe, carne e lardo, formaggi, sardine, vino e olio, per un apporto calorico di circa 4.000/5.000 Kcal, decisamente sovrabbondante e mal distribuito, in quanto proveniente per oltre la metà dai carboidrati, generi economici, facilmente conservabili e che…..riempivano lo stomaco!


Tutt’altra cosa era il vitto sulle navi con passeggeri di riguardo, sulle quali s’imbarcavano dolci di marzapane, caviale, formaggio piacentino, susine di Damasco, uva passa, latte e condimenti.

 

Lo scrittore Giacomo La Saige, nell’opera “Viaggio a Gerusalemme”, del 1518, racconta che il Comandante della Nave offriva ai suoi ospiti mortadella di Cremona, cervellata di Milano, trippa trevigiana, lamprede di Binasco, storione ferrarese, salsiccia modenese, pasta genovese, tordi di Perugia, oche di Romagna e quaglie di Lombardia. In poche parole, un vero ben di Dio, ben lontano dalle gallette infestate dai vermi e destinate alla “ciurma”!

 


 




di Redazione 1