Un americano a Imola (Bologna): Michael White vince il Garganello d'Oro 2013


Baccanale Imola


Il 17 novembre 2013 a Imola (Bologna) -

 

Dalla Grande mela al confine fra Emilia e Romagna il passo può essere più breve di quanto non si creda, e il merito non è di una nuova linea aerea con apparecchi ultraveloci, ma di un grande chef che, provenendo da oltreoceano, si è formato alla corte di uno dei più grandi ristoratori italiani e che, una volta tornato all’ombra della Statua della Libertà, è diventato uno dei protagonisti dell’alta cucina a stelle e strisce senza per questo perdere mai i contatti con il luogo della sua nascita artistica.

 

Questo chef si chiama Michael White, originario di Chicago, pluristellato titolare di otto locali sparsi in giro per il mondo: dal primo Marea a New York, tre stelle Michelin, all'Osteria Morini di New York, Washington e Bernardsville,  - nome non a caso ispirato al grande Gianluigi Morini,fondatore del San Domenico - dall'Ai Fiori che porta nella Grande Mela una ventata di Costa Azzurra all'Al Molo di Hong Kong, dalla Pizzeria Nicoletta all'East Village al Costata nel cuore di SoHo. Uno chef nominato per tre volte consecutive al James Beard Award Best Chef, membro del circuito Relais & Chateaux e della Bocuse d'Or Foundation.


 

Ma soprattutto uno chef che agli inizi della propria carriera ha lavorato al mitico Ristorante San Domenico di Imola al fianco del grandissimo Valentino Marcattilii: doveva essere una permanenza di pochi mesi, e invece Michael si è trattenuto sulle rive del Santerno per oltre sette anni, dal 1990 al 1998, apprendendo tutti i segreti della tradizione culinaria emiliano-romagnola, in primis la tecnica per realizzare i garganelli, stringendo un rapporto che non si è dissolto nemmeno al termine del suo soggiorno. 

 

E a Imola, al suo territorio e, più in generale all’Emilia-Romagna, Michael è sempre rimasto legatissimo anche dopo il suo ritorno negli States: sua moglie è imolese Doc, all’allestimento della sua Osteria Morini di New York  hanno lavorato artigiani del comprensorio imolese, e soprattutto nei suoi ristoranti si utilizzano solo e rigorosamente prodotti originali emiliano-romagnoli fatti venire appositamente dall’Italia.

 

Un americano a Imola, ormai più imolese degli stessi imolesi, che parla di questa terra a cavallo fra Emilia e Romagna e dei suoi prodotti d’eccellenza con un amore e una passione che nemmeno chi ci è nato e cresciuto riesce a eguagliare, che appena può ritorna da queste parti a trovare i parenti acquisiti e – ça va sans dire a fare incetta di ghiottonerie.

 

E proprio per questo, per il legame che ha sempre costantemente mantenuto con la terra imolese, per la sua attenzione alla qualità delle materie prime impiegate nei suoi locali e per avere scelto di proporre negli Stati Uniti non la solita cucina italo-americana imbastardita ma l’autentica cucina emiliano-romagnola, a Michael White è stato conferito per il 2013 il Garganello d’Oro, il tradizionale premio che viene assegnato ogni anno in occasione della rassegna imolese del Baccanale e che in passato è toccato a mostri sacri della cucina come Gualtiero Marchesi.

 

Il premio, presentato oggi a Bologna presso il Ristorante Leoni – Osteria di Porta Europa – altra meta stellata di altissimo profilo – verrà ufficialmente consegnato domenica 17 novembre, nella giornata conclusiva del Baccanale, alle 16.30 nel corso di una cerimonia al Teatro Comunale Ebe Stignani di Imola alla presenza del sindaco Daniele Manca, dell’assessore regionale al Turismo Maurizio Melucci, dello chef Valentino Marcattilii e del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola Sergio Santi.

 

A seguire verrà proiettato il docufilm “Taste Memory: uno chef alla scoperta dell’Emilia-Romagna” realizzato da Mauro Bartoli su commissione del Comune di Imola e dell’Assessorato al Turismo della Regione e nel quale si ripercorrono i sette anni trascorsi da Michael sul nostro territorio, i suoi percorsi da Piacenza alla riviera romagnola alla scoperta di questo o quel prodotto, e di seguito in piazza Abate Ferri si terrà una degustazione a base di eccellenze regionali come il formaggio di fossa, il Parmigiano-Reggiano, le tagliatelle e i vini tipici dei Colli di Imola (contributo minimo 5 euro, il ricavato verrà devoluto alla Caritas di Imola). 

 

«Per noi - commenta Valentino Marcattilii, chef del San Domenico - Michael è veramente motivo d'orgoglio. Sapere che uno chef così bravo, conosciuto e apprezzato a livello internazionale ha lavorato da noi e rimane ancora così legato alla nostra terra ci da grande soddisfazione. Potremmo quasi dire che Michael White è più imolese degli imolesi stessi: qui da noi ha trovato moglie, qui ritorna ogni volta che vuole riscoprire i sapori della nostra terra, e se per caso capita che negli Stati Uniti un nostro prodotto viene svalutato, come quella volta che il Parmigiano-Reggiano venne definito semplicemente "parmesan", se la prende a male come e più che se fosse un emiliano di nascita».

 

«Realizzando questo docufilm - sottolinea il regista Mauro Bartoli - mi è piaciuta l'idea di raccontare il nostro territorio attraverso gli occhi di un americano, impostandolo come una sorta di racconto live di tutto ciò che Michael ha fatto in questi anni passati a Imola, dalla ricerca dei sapori del territorio all'ostinazione nel voler portare negli Stati Uniti proprio "quei" prodotti e non altri. E forse, attraverso la figura di Michael White, potremo raccontare il nostro territorio a un pubblico più internazionale».

 

«Come assessorato - spiega Maurizio Melucci, assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna - siamo sempre stati attenti alla ricerca di un testimonial per la nostra regione, e mi ha molto colpito il fatto che un americano, dopo un'esperienza sicuramente unica, si sia innamorato a tal punto della nostra terra da diventare più italiano di noi, e questo rende il valore della sua testimonianza doppio perché il suo innamoramento prescinde dalle radici di nascita. Per questo poi, quando a New York chiamano parmesan il Parmigiano è lui il primo ad arrabbiarsi: perché non ha la mentalità provinciale di noi italiani, che spesso tendiamo a internazionalizzare e inglesizzare tutti i termini, anche quelli intraducibili perché unici, come appunto il Parmigiano. E poi mi ha colpito il fatto che nei suoi ristoranti non si serve la solita cucina italo-americana imbastardita, ma una cucina emiliano-romagnola a tutti gli effetti, con l'utilizzo di prodotti a filiera corta, per noi, ma lunghissima ovviamente per lui, il tutto in maniera certosina. E forse, grazie a Michael White. i ristoranti italiani all'estero potranno diventare sempre di più delle autentiche ambasciate delle nostre eccellenze enogastronomiche».

 

«In primo luogo - aggiunge Graziano Prantoni, assessore al Turismo della Provincia di Bologna - dobbiamo, come ha detto il collega Melucci, toglierci di dosso quella patina di provincialismo e iniziare a guardarci attorno per apprezzare quali siano davvero le nostre risorse enogastronomiche d'eccellenza, e valorizzarle per quello che sono. E poi, quando incontriamo degli ambasciatori della nostra terra del calibro di Michael White, dobbiamo riservare loro il meglio delle nostre produzioni. Oggi l'enogastronomia è uno dei principali fattori nella scelta delle mete turistiche, e noi dobbiamo diventare capaci di trasformare eventi e rassegne dedicati all'enogastronomia, come il Baccanale, in veri prodotti turistici». 

 

«E' veramente incredibile - dichiara infine Michael White, appena sceso da un aereo proveniente da Istanbul - quanti prodotti d'eccellenza si trovano in Emilia-Romagna: dal Parmigiano-Reggiano al prosciutto di Parma, dalla mortadella di Bologna all'aceto balsamico, dal culatello al formaggio di fossa, per non parlare dei piatti tipici. Nessun'altra regione al mondo ha questa ricchezza. All'inizio mi sono appassionato alla cucina del territorio, poi ho imparato ad apprezzarne anche la cultura e persino le donne, visto che ne ho sposata una. Ricevere questo premio del Garganello d'Oro, dopo tanti anni dalla mia prima esperienza qui, è veramente un grandissimo onore».  



di Gabriele Orsi