Italia Bella: Savoca (Messina)


Italia Bella


 

Scendendo lungo la strada che costeggia il mare, lungo il lato orientale della Sicilia, quasi a metà strada tra Messina e Taormina, guardando sulla destra si vede una collina con due punte ed un gruppo di case in mezzo; quel borgo è Savoca, conosciuto come “il paese dalle sette facce”.

 

Inserito da alcuni anni nell’elenco dei borghi più belli d’Italia, Savoca, comune di poco meno di 1900 abitanti, è un “paese diffuso”, composto da un centro storico di origini medioevali con un centinaio di abitanti solamente e tante frazioni sparse nel suo piccolissimo territorio, alcune delle quali più o meno spopolate e abbandonate.

 

Al borgo ed ai suoi abitanti è stato affibbiato l’epiteto di paese dalle sette facce fin da tempi remoti, in forza del paesaggio che lo circonda, che cambia e si modifica armoniosamente, con punti panoramici dai quali si vedono il fiume, il ruscello, la collina, 
il bosco e la roccia delle montagne e colline circostanti.

 

Savoca-

 

Savoca, che in origine si chiamava Pentefur, ha origini antiche, probabilmente risalenti ai fenici, così come pare che il colle su cui sorge sia stato sede di insediamenti umani a partire dall'età preistorica e fino alla tarda età romana; dopo la caduta dell’Impero romano, la cittadina venne colonizzata dai bizantini, che ne fecero un loro dominio fortificato, erigendovi una rocca che, negli ultimi due secoli del primo millennio, finì in mano saracena.

 

Questi ultimi la ribattezzarono “rocca del sambuco”, dal nome della pianta che vi cresceva spontanea tutt’attorno; nei due secoli della dominazione araba Savoca ebbe un notevole sviluppo economico, sociale e urbanistico; i saraceni introdussero sulle colline attorno al paese nuove coltivazioni di agrumi, albicocche, canna da zucchero, ortaggi e incentivando mestieri artigianali come la tintoria.

 

In capo al nuovo millennio la città del sambuco venne conquistata dai normanni, i quali dotarono la città con una cinta muraria con due porte d'accesso, di cui una tuttora esistente; successivamente, affidata in feudo agli “Archimandriti” di Messina, vi edificarono la cattedrale della Madonna Assunta, strutturalmente modificata nel 1400, e le chiese di San Michele e San Nicolò.

 

Verso la metà del secondo millennio il borgo, dopo decenni di lotte per il potere e di infruttuosi assalti da parte di pirati saraceni, tornò ad essere un centro rinomato e potente grazie al trasferimento di alcune famiglie messinesi della nobiltà e dell'alta borghesia, che realizzarono nuovi quartieri fuori dalle mura.


Oltre all'agricoltura ed all’industria della seta, furono sviluppati i settori della pesca, dell'artigianato e dell'estrazione mineraria di marmo, piombo, ferro e antimonio; nei secoli successivi Savoca avrà periodi alti e bassi, fino all’abolizione dell’età feudale ed al successivo periodo borbonico, del quale seguirà le sorti fino all’Unità d’Italia.

 

Nel corso dei secoli la cittadina si allargherà, facendo nascere nuovi quartieri accanto a quelli storici: Sant’Antonio, fuori le mura, parzialmente distrutto da una frana a fine ‘800; San Giovanni, con numerose abitazioni settecentesche; San Rocco, la zona dei pescatori e Pentefur, l’antico abitato e centro storico cittadino, borgo medioevale cui si accede dalla porta trecentesca della città, costituita da un arco a sesto acuto in pietra locale.


E ancora il quartiere Borgo, cuore nevralgico del centro storico moderno, Cappuccini, sorto attorno al convento seicentesco e San Michele, nei pressi della chiesa omonima all’interno della cinta muraria.


All’interno del piccolo borgo si trovano i resti dell’antico Municipio e del Palazzo Archimandritale; la duecentesca Chiesa di San Michele, con due portali in stile gotico-siculo con archi in pietra arenaria al cui interno, sono custodite diverse opere d’arte, tombe gentilizie e vari affreschi.


Del millenario Palazzo Archimandritale, il castello trapezoidale di Pentefur, cioè, che domina la sottostante vallata, rimangono solamente tratti della cinta muraria e delle cisterne.

 

Savoca_San_Nicolo-


Poco distante c’è la chiesa di Santa Lucia, un tempo San Nicolò, anch’essa duecentesca, costruita su uno spuntone di roccia proteso sul vuoto; San Nicolò ha l’aspetto di una fortezza che domina la sottostante vallata più che di un luogo di culto; è stata anche set cinematografico di un episodio del Padrino.


Il più importante monumento di Savoca è la Chiesa Madre, che risale al XII secolo, al periodo normanno e sede degli Archimandriti; da qui si accede alle catacombe, dove fino a fine ‘800 si mummificavano i cadaveri, secondo l’usanza egiziana; diverse le mummie di notabili locali, nobili e abati vestiti con abiti ottocenteschi, conservati nelle nicchie della cripta dell’attiguo Convento dei Cappuccini, che sorge a breve distanza da un’abitazione cinquecentesca con finestra a bifora.


I piccolo borgo ha stretti e tortuosi vicoli lastricati con blocchi di basalto di pietra lavica, case restaurate con i tetti coperti da coppi siciliani, i portali e le finestre in pietra locale; lungo le vie del centro storico, intorno al castello, si snoda una circonvallazione, che sale panoramicamente fino al 
“Pizzo di Cucco” da dove si può osservare Savoca dall'alto.

 

Un’altra particolarità di Savoca è il monte Calvario, sul quale si trova la chiesa dedicata alla "Beata Vergine dei sette dolori e della Santa Croce", cui si giunge seguendo il percorso della Via Crucis le cui stazioni sono parzialmente scavate nella roccia.

 

Nei dintorni del borgo e delle varie frazioni disseminate per il territorio circostante vi è una campagna ricca di agrumeti, vigneti, uliveti, frutteti, fra i quali spiccano masserie e allevamenti di suini, bovini e ovini; ovunque insiste la tipica macchia mediterranea, in particolare nella Pineta di Savoca, ricca di sorgenti naturali, percorsi pedonali itinerari di trekking e aree attrezzate per fare picnic, anche perché Savoca, la cui economia è sempre stata legata prevalentemente all’agricoltura, sta oggi cercando di puntare sul turismo culturale e naturalistico.

 

Savoca-Pentefur_e_Chiesa_Madre-

 

In quest’ottica si inserisce anche la gastronomia di Savoca, che si richiama alle tradizioni rurali e a quelle della cucina siciliana e messinese in particolare; i piatti tipici del territorio di Savoca sono “U piscistoccu a’ ghiotta”, stoccafisso essiccato, cucinato con abbondante olio extra vergine d'oliva, concentrato di pomodoro, olive bianche e nere, capperi, peperoncino, patate, sedano, e “A carni i’ crastu ‘nfurnata”, carne di pecora o castrato cotta al forno, un piatto di origine greca, sconosciuto in altre parti dell’isola, importato in zona dai coloni greci che qui giunsero più di 2600 anni fa.

 

E ancora troviamo “U Pani cunzatu”, cioè pane casareccio locale cotto nel forno a legna e condito con olio extra vergine d'oliva locale, sale, peperoncino oppure conserve sottolio di prodotti locali oppure “a cuzzola”, una pasta fresca a lievitazione naturale, fritta in olio di oliva e arrostita sul carbone.


Chi arriva a Savoca non può andar via senza aver assaggiatio “A Granita ca' zzuccarata”; si tratta della classica granita siciliana al limone, ma che solo nel “paese dalle sette facce” viene servita con la zzuccarata, un biscotto locale molto croccante condito con semi di sesamo.




di Redazione 35




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