Bologna: nasce Bio Gourmet, il marchio di qualità della ristorazione biologica


Bio Gourmet


A Bologna e in Emilia-Romagna dal 16 settembre 2013 -

 

E chi l’ha detto che biologico oltre a essere buono e sano non può anche diventare goloso? Da oggi, e in barba agli scettici e a coloro che confondono bio e vegetariano, è finalmente non solo possibile, ma anche certificato. Merito di Bio Gourmet, il nuovo marchio ideato da Cat Confersercenti Emilia-Romagna assieme a Fiepet Emilia-Romagna ed Eco-Bio Confesercenti Bologna e col supporto tecnico di FederBio e il patrocinio della Regione Emilia-Romagna.

 

Un marchio di qualità, che fa capo a uno specifico disciplinare volontario – ossia liberamente accettato dagli esercizi aderenti – e finalizzato a valorizzare e promuovere nella ristorazione e più in generale nella somministrazione di cibi e bevande i prodotti provenienti dall’agricoltura biologica sul territorio regionale.

 

Per poter aderire al progetto e fregiarsi del marchio infatti i pubblici esercizi interessati – ristoranti soprattutto ma anche enoteche, caffetterie, pasticcerie e gelaterie – devono sottoscrivere e rispettare un apposito disciplinare contenente le regole a cui attenersi per garantire al consumatore un’offerta biologica di qualità concernenti il trattamento dei prodotti biologici, la trasparenza nella comunicazione al cliente e la formazione degli operatori.


 

Tra le varie cose il disciplinare Bio Gourmet esige, oltre all’utilizzo quantomeno parziale di prodotti biologici, l’adozione di procedure e modalità di gestione in tutte le diverse fasi di lavorazione del cibo, per evitare ad esempio che prodotti biologici vadano inavvertitamente a mescolarsi con altri prodotti convenzionali della stessa tipologia: i locali aderenti quindi garantiscono il giusto trattamento nelle proprie cucine o laboratori, dal controllo dell’etichetta allo stoccaggio in dispense o frigoriferi dedicati.

 

Due sono le tipologie con cui il marchio Bio Gourmet si presenta al pubblico: “Menù Bio Gourmet” viene attribuito a quei locali che nei propri menù o nelle proposte in carta presentino non meno di tre proposte realizzate con ingredienti da agricoltura biologica certificata e accompagnate da bevande biologiche, mentre “100% Bio Gourmet” è riservato solo a quegli esercizi dove gli ingredienti agricoli utilizzati provengono esclusivamente da agricoltura biologica certificata.

 

Undici per il momento i locali che hanno aderito al disciplinare ricevendo il marchio di qualità Bio Gourmet, quasi tutti di Bologna e provincia: si tratta del Ristorante Ca’Shin, del ristorante vegetariano del Centro Natura, del caffè equosolidale Estravagario, del ristorante zenzero – l’unico locale dell’Emilia-Romagna ad aggiudicarsi un riconoscimento al premio BravoBio nell’ultima edizione del Sana – il ristorante naturale Il Biogustaio di Calderara, l’enoteca Soul Wine di Casalecchio, la pasticceria biologica e vegana Canapè, il bar-pasticceria Fram Cafè, la gelateria-caffè Natura Sì, la gelateria bio-equosolidale Stefino Bio e la gelateria naturale Milk di Ravenna.

 

Tutti questi locali si possono trovare sulla guida che è stata appositamente stampata, ciascuno corredato da un’ampia descrizione e da qualche golosa ricetta, guida che riporta anche il disciplinare del marchio è che è possibile consultare anche on line sul sito Internet www.gourmetbio.it.

 

«La ristorazione – spiega Marco Pasi di Cat Confesercenti Emilia-Romagna – è un veicolo ottimale per la divulgazione della cultura del biologico, sia che si faccia una cucina tradizionale piuttosto che innovativa. Ma in questo settore non esistevano le stesse normative che ad esempio garantiscono la vendita al dettaglio dei prodotti biologici, perciò abbiamo dovuto metterci noi a definire un nostro disciplinare che fa sì che i nostri consumatori siano sicuri e tutelati nella loro scelta».

 

«La novità di questi anni – sottolinea Marco Mascagni, presidente di Eco-Bio Confesercenti Bologna – è proprio la crescita del consumo di prodotti biologici fuori dall’ambito domestico, ed essendo il consumatore molto attento e curioso, ma a volte anche scettico, si è reso necessario un marchio che garantisse norme certe per i prodotti e il loro trattamento, trasparenza al cliente e formazione adeguata per gli addetti».

 

«Da tempo – sostiene Paolo Carnemolla, presidente di FederBio – ci battiamo perché vengano adottate per la ristorazione norme di garanzia simili a quelle in vigore per il commercio. Dobbiamo garantire al consumatore che ciò che l’esercente mette in tavola o sul bancone è veramente biologico. Spero che questa iniziativa possa estendersi oltre i confini della nostra regione».

 

«A fronte di un calo delle spese per l’alimentazione – illustra Silvia Zucconi, coordinatore Area Agricoltura e Industria Alimentare di Nomisma – moderato comunque dalla minore tendenza al risparmio, la quota di quanto speso per mangiare fuori casa resta tutto sommato stabile. In tutto ciò il biologico è una sorta di isola felice, con tutti gli indicatori in tendenza positiva».

 

«La crescita in controtendenza del bio – aggiunge Paola Castellini, responsabile Servizio Commercio e Turismo della Regione – riflette un atteggiamento sempre più attento ed esigente del consumatore. Per la nostra regione l’enogastronomia rappresenta un elemento importante anche come prodotto turistico, perciò per noi è fondamentale che si diffonda un discorso legato alla qualità».

 

«Il biologico, da brutto anatroccolo dell’agricoltura – chiosa Tiberio Rabboni, assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna – è diventato ormai un bellissimo cigno. Il plauso al progetto va non tanto per l’utilizzo di prodotti bio nella ristorazione, campo nel quale la nostra regione è sempre stata avanti, ma per l’alleanza che si instaura tra agricoltori ed esercenti. Credo che questa alleanza, per il biologico ma in generale per tutta l’enogastronomia, rappresenti una frontiera importante che genera valore per entrambe le parti. Quando questo si capirà, sarà di vantaggio per tutti specie in un paese che ha nel turismo, anche enogastronomico, la sua vocazione principale. Così l’Emilia-Romagna si candida a diventare la piattaforma ideale per il biologico italiano, anche e soprattutto in prospettiva con l’Expo milanese del 2015».

 

«Il turismo enogastronomico – conclude Roberto Manzoni, presidente di Confesercenti Emilia-Romagna – è una risorsa e per questo abbiamo spinto con convinzione questo progetto, perché in un bel piatto ci sono sempre anche arte e cultura. Ormai vige nel consumatore la logica del poco ma buono, e quindi solo le aziende che scelgono la strada della qualità possono tenere il passo. Il biologico è nulla più che l’eccellenza del sano, del fatto bene, è la logica conseguenza di una politica improntata alla qualità. E l’alleanza agricoltori-ristoratori non è una scelta casuale, ma riflette il momento storico attuale, nel quale è indispensabile fare rete per creare valore aggiunto per tutti quanti».

 

L’adesione al marchio è aperta e libera a tutti quei locali che accettano di sottoscrivere il disciplinare, per aderire ci si può rivolgere al Cat di Confesercenti Emilia-Romagna (redazione@catconfesercenti.it) oppure a Eco-Bio Confesercenti Bologna (info@ecobio.bo.it). 



di Gabriele Orsi