Italia Bella: Vallesaccarda (Avellino)


Italia Bella


Italia Bella a cura di Massimo Tommasini –
 

Nella parte interna dell’Irpinia, e più precisamente nel territorio della Baronia, in provincia di Avellino, c’è il piccolo borgo di Vallesaccarda, paese di circa 1500 anime racchiuso tra tre corsi d’acqua, l’Ufita, il Calaggio ed il torrente Fiumarella.

 

Un territorio aspro, fin dall’antichità solcato dai tratturi i quali, assieme ai fiumi, erano le principali se non uniche vie di comunicazioni con il mondo esterno; una zona importante che faceva da cerniera tra Tirreno ed Adriatico, ma anche tra l’appennino centrale e quello meridionale.

 

Lungo questi percorsi si sono sicuramente avventurati gli antichi romani e con ogni probabilità anche popolazioni paleocristiane di epoche precedenti, che lasciarono diversi piccoli villaggi sparsi sul territorio.

 

Dopo la caduta dell’impero romano, anche questo territorio fu soggetto alle invasioni delle popolazioni che calarono dal nord europa, spargendo morte e distruzione, tanto che buona parte della popolazione dalle vallate cominciò a salire in quota, dove costruì la maggior parte delle attuali cittadine della Baronia.

 

Il centro principale del posto, a cavallo del millennio, era Trevico, dominato dal barone normanno Riccardo Riccardi che definì appunto Baronia i suoi vasti possedimenti della zona.

 

Vallesaccarda-1

 

Nei secoli successivi la Baronia passò da una famiglia all’altra, sia come dono imperiale, sia come bottino di conquista, a causa di congiure o per vie matrimoniali.

 

Nel Settecento Vallesaccarda si raccoglie intorno alla piccola chiesa dedicata all’Immacolata che con il suo campanile segna, lungo l’antico tratturo Trevico-Vallesaccarda-Anzano, un luogo di sosta per i tanti pellegrini che percorrono la strada da e per Trevico ed Anzano, in un pellegrinaggio che fonde tradizioni cristiane e riti pagani tuttora sentiti.

 

Con l’abolizione della feudalità ad inizio ottocento il borgo, rimane comunque ancorato alla sua atavica povertà tanto che dopo l’Unità d’Italia, parte della popolazione fu costretta ad emigrare, soprattutto verso le Americhe e l’Australia.

 

Il XX secolo ha preteso dalla popolazione di Vallesaccarda altri pesanti tributi; ben tre terremoti hanno infatti distrutto molti edifici del vecchio nucleo storico, come l’antica chiesa di San Giuseppe, crollata in quello del 1930 e successivamente ricostruita.

 

Solo nel dopoguerra, in pieno boom economico nazionale, anche Vallesaccarda inizia a vedere qualche sviluppo, a cominciare da quello urbanistico, che si trascina dietro anche quelli culturali, con la riscoperta delle vestigia di un passato remoto che nessuno ricordava più, fatto di bellezze architettoniche, di storia, costumi, tradizioni.

 

Nei dintorni di questo piccolo borgo vi sono estese boscaglie e numerose corsi d’acqua spesso alimentati da sorgenti con abbeveratoi, che forniscono un’acqua freschissima e pura per i visitatori che frequentano l’area naturalistica dei “Boschi e Sorgenti della Baronia”, ma anche i pastori e allevatori locali, oltre alle loro bestie. 


Le tradizioni agro-silvo pastorali della Baronia e di Vallesaccarda sono state in questi ultimi anni riscoperte e portate alla ribalta, incrementando un turismo che sempre più spesso s’indirizza verso le cose genuine e tipiche.

 

Gli annuali appuntamenti enogastronomici, come la “Festa del Caciocavallo” e la “Sagra del soffritto di maiale”, oltre all’appuntamento con “Vallesaccarda eco-gastronomica” sono ogni volta occasione per degustare la grande varietà dei prodotti tipici dell’Irpinia.

 

Vallesaccarda-fiera-dei-fiori

 

In queste come nelle altre iniziative, tra cui la "Festa dei fiori”, trova un poisto d’onore anche la cucina irpina, caratteristica e saporita, fatta di piatti he sanno d’antico, di transumanze, di terra faticosamente lavorata, che si può gustare anche nel corso delle feste religiose di San Rocco, di San Giuseppe Lavoratore, di San Rocco e Sant’Antonio, oltre che durante il Carnevale Carnevale Vallesaccardese.

 

Tra i tanti prodotti di questo straordinario bacino c’è in primo luogo l’olio extravergine d’oliva, invidiato e ricercato ovunque, ma anche il caciocavallo irpino di grotta, la soppressata e l’aglio bianco dell’Ufita, oltre al classico e ben noto prosciutto prodotto dai norcinari locali.




di Redazione 35




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