Bologna: stabili addetti e fatturato di Confcooperative Emilia-Romagna nella prima metà del 2013


Confcooperative Emilia-Romagna


Il settore che tiene meglio è quello dell'agroalimentare -

 

Mentre l’intero sistema produttivo italiano sta attraversando uno dei periodi più difficili degli ultimi decenni, la cooperazione continua a resistere meglio di altri soggetti imprenditoriali alla diffusa crisi economica e si conferma un punto fermo e vitale nel tessuto economico e sociale dell’Emilia Romagna e del Paese. Il dato emerge anche dalla terza indagine congiunturale curata da Confcooperative Emilia-Romagna (70mila addetti, 12 miliardi di euro di fatturato) che ha interessato un campione mirato composto dal 7,8 per cento delle imprese socie (134 su 1.732).

 

«Dall’analisi, relativa al primo semestre 2013 – dichiara il presidente regionale di Confcooperative, Massimo Coccia – emerge una sostanziale stabilità del fatturato con una tendenza positiva per la fine dell’anno. Più in dettaglio, il 64,9 per cento delle cooperative segnala un andamento stazionario del volume d’affari e il 20% indica invece un incremento. Particolarmente positivo il trend del comparto agroalimentare: la metà delle imprese (50,4 per cento) prevede un fatturato stabile e circa un terzo (31,4 per cento) in aumento. Il giro d’affari risulta stazionario anche per il 94,2 per cento delle imprese di produzione e lavoro, mentre appare in diminuzione per quelle di solidarietà sociale  e soltanto per l’11,8 per cento di queste imprese il fatturato aumenterà».


 

Sempre per quanto riguarda il settore agroalimentare, risulta in lieve flessione (-1,1 per cento) la quota di prodotto destinata alla grande distribuzione organizzata, che resta comunque alta, pur scendendo dal 34 per cento del 2012 al 32,9 per cento. Segnali positivi invece sul fronte dell’export: a fine 2013 si prevede un incremento del 10,1 per cento, per le imprese aderenti a Fedagri, che complessivamente realizzano all’estero il 12,4 per cento del proprio fatturato.

 

«Alla luce della generale stagnazione dei consumi che si registra sul mercato interno – dichiara il presidente Coccia – l’esportazione è ormai una strada obbligata per le aziende dell’agroalimentare, ma anche di altri settori produttivi. E per questo negli ultimi tempi Confcooperative Emilia-Romagna ha spinto sempre più l’acceleratore sull’internazionalizzazione che può assicurare interessanti prospettive di crescita alle imprese associate».

 

Si inseriscono in tale contesto alcune interessanti iniziative quali la partecipazione alla Settimana della Cooperazione svoltasi all’inizio di luglio a Seul, in Corea del Sud. Un’interessante occasione di confronto per approfondire la realtà associativa del paese asiatico e i possibili ambiti di sviluppo futuri, conclusa con la firma di un protocollo d’intesa per una regolare collaborazione tra il sistema cooperativo coreano e quello che fa capo a Confcooperative Emilia-Romagna.

 

Dall’Asia al Sud America, Confcooperative ha fatto tappa anche in Colombia partecipando a una missione promossa dall’Ambasciata d’Italia a Bogotá e finalizzata a verificare le condizioni per il trasferimento dell’esperienza delle cooperative agricole italiane a favore dello sviluppo della piccola proprietà terriera colombiana. La missione si è conclusa con una proposta progettuale che verrà al più presto presentata alla cooperazione italiana con l’obiettivo di trovare supporto concreto allo sviluppo dell’economia agricola del paese andino.

 

Tornando all’analisi della congiuntura, l’ultima indagine di Confcooperative Emilia Romagna evidenzia un sentiment sostanzialmente positivo per quanto riguarda l’occupazione, che complessivamente risulta stabile, ma con tendenze diverse per i tre principali settori produttivi del sistema Confcooperative: in aumento nell’agroalimentare (nel 51,4 per cento delle imprese crescerà il numero degli addetti, nel 30,1 per cento la loro presenza resterà stazionaria); stabile nel settore della solidarietà sociale per il 48,8 per cento delle cooperative (ma per il 22,9 per cento delle imprese è prevista in aumento); in forte diminuzione, infine, nel settore della produzione e lavoro, dove l’occupazione è in diminuzione nel 62,1 per cento delle cooperative, risulta stabile nel 34,8 per cento ed è prevista in aumento in appena il 3,1 per cento.

 

Per creare ulteriori opportunità di lavoro, in particolare per i giovani, è assolutamente necessario investire sempre più risorse nell’innovazione. A questo proposito, Confcooperative regionale ha recentemente promosso l’evento “CoopYoung. Giovani cooperatori tra spazi e reti” per stimolare alcune riflessioni sugli elementi alla base di un ecosistema imprenditoriale innovativo e per creare l’opportunità di lavorare insieme, facendo rete.

 

I giovani cooperatori costituiscono una rete potenziale che, dandosi una visione comune e identificando uno spazio condiviso, può alimentare la creazione di progetti e strumenti per diffondere l’innovazione all’interno del sistema cooperativo.

 

Purtroppo, però, dall’indagine di Confcooperative Emilia-Romagna emerge una tendenza negativa in merito agli investimenti in innovazione, che diminuiscono per le imprese agricole, restano stazionari per le coop di produzione e lavoro e di solidarietà sociale. Il fabbisogno finanziario registra una tendenza all’aumento per il 41 per cento delle imprese, mentre si conferma stabile per il 44,5 per cento e mostra una diminuzione per il restante 14,5 per cento.

 

Aumentano invece i ritardi nei tempi di pagamento di beni e servizi da parte dei privati (ad esclusione del comparto agroalimentare, le cui imprese normalmente riscuotono quanto dovuto in meno di 70 giorni): mediamente occorrono 97 giorni alle coop di solidarietà sociale e circa 102 a quelle di produzione e lavoro.

 

Trend negativo analogo anche per i pagamenti da parte degli enti pubblici: oltre 87 giorni per le imprese agroalimentari, quasi 132 per quelle di solidarietà sociale e 104 per le coop di produzione e lavoro. Infine, se restano stabili le relazioni con le banche, peggiorano quelle burocratiche per il 42,7 per cento delle imprese agroalimentari, per il 45,3 per cento di quelle della solidarietà sociale e per il 21,2% della produzione e lavoro (per nessuna impresa di questi settori sono diminuite le difficoltà nei rapporti con la Pubblica Amministrazione).

 

«Le cooperative emiliano-romagnole – conclude Coccia – stanno reagendo con determinazione alla congiuntura economica negativa, mettendo in campo le proprie risorse e facendo leva sui propri ideali di mutualità, solidarietà, coesione sociale, radicamento sul territorio e coinvolgimento delle giovani generazioni. A ciò si aggiunge il nostro impegno quotidiano affinché il Governo attui gli investimenti per lo sviluppo necessari ad un sistema imprenditoriale duramente provato dalla crisi e, negli ultimi tempi, da numerose calamità naturali come alluvioni, grandinate, terremoti, riconoscendo anche un ruolo primario alle imprese cooperative che tutelano, accrescono e difendono occupazione e reddito. E garantendo al Paese quella crescita ed equità sociale, che può farlo tornare protagonista nei mercati e nello scenario internazionale». 



di Gabriele Orsi