Nascerà a Bologna Eatalyworld, il parco tematico dell'agroalimentare italiano d'eccellenza. Ma occhio alla qualità...


CAAB

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Dal 1° novembre 2015 a Bologna -

 

Sapete che c’è di nuovo a Bologna? C’è che le specialità enogastronomiche di nicchia, i prodotti artigianali, le eccellenze agroalimentari si trovano non in botteghe specializzate o direttamente presso i produttori, bensì nella grande distribuzione, segnatamente quella targata Coop Adriatica.

 

E a dirlo non è un fesso qualsiasi, e neppure Adriano Turrini, che del colosso cooperativo della Gdo è il presidente e che avrebbe ben donde nel cantare le lodi della propria creatura, ma Oscar Farinetti, fondatore e patròn di Eataly, la mitica catena di store multifunzionali a metà strada tra la ristorazione e la rivendita di prodotti di alta qualità che in questi anni ha portato l’eccellenza del Made in Italy enogastronomico nei cinque continenti.

 

Già, secondo Farinetti, mentre noi fresconi, barcamenandoci da uno sperduto caseificio a un mulino ad acqua dove si macina la farina a pietra, cercavamo la chicca gourmet con la lente d’ingrandimento, questa era già alla nostra portata, tra gli scaffali e i banchi frigo degli ipermercati, nascosta, ma forse nemmeno troppo, in mezzo ad anonimi prodotti private label e confezioni formato famiglia, casse di arance Navel e branzini surgelati dell’Oceano Atlantico:


 

«All’interno di Coop Adriatica – questa la dichiarazione di Farinetti – il volume di acquisti provenienti da piccole aziende artigiane rasenta il cinquanta per cento del totale e assieme ai prodotti normali capita spesso di trovare referenze di grande pregio».

 

Un’informazione che non può non lasciare basiti, perché se lo sa anche mio nonno (pace all’anima sua) che c’è e ci sarà sempre un abisso di differenza tra il prodotto da grande distribuzione, ancorché di buona qualità, e l’eccellenza artigianale di nicchia, allora vale la pena di chiedersi cosa ci starebbe a fare una realtà di alto livello quale è Eataly, che a dire di Farinetti si limita «a prolungare verso l’alto la già valida qualità dell’offerta della grande distribuzione».

 

Concetti, su cui torneremo, quantomeno discutibili, a maggior ragione per il contesto nel quale sono emersi: la presentazione, avvenuta questa mattina a Palazzo d’Accursio alla presenza del sindaco Virginio Merola, del presidente del Caab Andrea Segré, della presidente della Provincia Beatrice Draghetti, dell'assessore regionale alla Programmazione Territoriale e Urbanistica Alfredo Peri e per l’appunto di Farinetti, del progetto che dovrebbe condurre alla realizzazione di Eatalyworld – Fabbrica Italiana Contadina, un vero e proprio parco tematico dedicato alle eccellenze dell’agroalimentare italiano che dovrebbe sorgere nell’attuale sede del Caab, il Centro Agro Alimentare Bolognese, entro il novembre 2015, giusto in tempo per costituire un’irresistibile attrattiva in occasione dell’Expo 2015 di Milano.

 

Ed è un peccato, perché il fondatore di Eataly, cui sarà affidata la parte operativa del progetto, parte benissimo, esponendo concetti del tutto condivisibili come «se noi vogliamo non solo salvare il nostro paese ma anche farlo diventare uno dei più ricchi d’Europa, cosa che è alla nostra portata, dobbiamo seguire le nostre vocazioni come l’arte, la cultura, la moda, il design e naturalmente l’agroalimentare e l’enogastronomia, un settore che oggi sta vivendo un momento magico in tutto il mondo».

 

E pure il progetto del parco tematico, a dirla tutta, è splendido, di quelli da fare cantare gli angeli: una superficie di 80mila metri quadrati rigurgitante di tutto ciò che di meglio l’agroalimentare italiano ha da offrire e che farebbe di Bologna la vera capitale nazionale del food di qualità.

 

Trenta punti ristorazione specializzati dalla pasta alla carne, dal riso ai frutti di mare, che vedranno coinvolti i migliori chef del territorio, una quarantina di laboratori per mostrare la filiera produttiva dei cereali, della pasta fresca, dell’ortofrutta, del vino, dei formaggi, degli insaccati, della torrefazione del caffè, della conserviera tradizionale, più cinquanta e passa punti vendita, ognuno affidato alla gestione di un piccolo produttore d’eccellenza o di un artigiano del gusto, e inoltre un collegamento didattico costante con le scuole, da quelle di base agli istituti alberghieri fino ai vertici della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna e dell’Università di Scienze Enogastronomiche di Pollenzo.

 

Sic stantibus rebus, il parco tematico avrebbe tutti i numeri per diventare la struttura di riferimento per la divulgazione e la conoscenza dell’eccellenza agroalimentare Made in Italy mediante la ricostruzione delle filiere produttive ma anche elemento catalizzatore per gli acquisti enogastronomici nel segno della “qualità” e dei prodotti tipici e a denominazione e indicazione protetta da parte di un bacino di utenza molto vasto in Italia e in Europa: dai turisti internazionali, che guardano all’Italia come al cuore pulsante dell'eccellenza agroalimentare nel mondo, al pubblico italiano che potrà coniugare alla gita turistica l’obiettivo di un itinerario fra i gusti e le tipicità regionali, agli studenti delle scuole primarie e secondarie, che si troveranno a disposizione un “atlante tridimensionale” dal quale attingere per una appassionante full immersion nell’educazione alimentare, e ci sarà spazio anche per la cultura contro lo spreco alimentare di cui il professor Segré è da sempre uno dei principali alfieri, dal momento che tutte le eccedenze invendute verranno dirottate nella rete di vendita e ristorazione facente capo a Eataly.

 

L’enogastronomia italiana sarà rappresentata dalla sua genesi in una logica sequenza: stalle, acquari, campi, orti, officine di produzione, laboratori, banchi serviti, grocery, ristoranti. Un vero e proprio “itinerario della produzione e del gusto” per apprezzare le caratteristiche del cibo italiano in tutto il loro splendore, e nella loro inarrivabile eccellenza.

 

Un percorso naturalmente attrezzato con adeguata cartellonistica, audio guide e accompagnatori didattici. Il parco tematico si propone, sin dall’inizio della sua progettazione, in dialogo costante con i soci e le realtà interne, ma anche con le realtà e istituzioni economiche, culturali, sociali e didattiche di riferimento della città: con l’obiettivo di un ottimale inserimento nel tessuto produttivo, commerciale e turistico, e con il valore aggiunto di un’iniziativa che, negli auspici di tutti, potrebbe diventare effettivo volano di sviluppo nel sistema economico di Bologna e dell’intera Emilia-Romagna.

 

E anche l’operazione da cui dovrebbe nascere questa potenziale “mecca dei gourmet” è di alto profilo e si inserisce nella strategia di riposizionamento competitivo e diversificazione delle attività insediate nell’area Caab che, da luglio 2012 ad oggi, ha già consentito il turnaround economico finanziario, e nel medio-lungo periodo punta a garantire l’uso ottimale degli assets e a creare valore per gli azionisti e il territorio.

 

Proprio in questa prospettiva è stato sottoposto all’approvazione dei soci un progetto di razionalizzazione delle strutture attualmente destinate al commercio all’ingrosso dei prodotti ortofrutticoli: contestualmente, è al vaglio anche il progetto di allestimento di questo parco tematico, unico nel suo genere, che potrebbe avere un importante impatto positivo sulle prospettive reddituali del Caab, per gli operatori all’ingrosso e i produttori agricoli insediati così come per la filiera agroalimentare, regionale e nazionale.

 

Ma anche e soprattutto per la città di Bologna, in termini di flussi commerciali e turistici che si prevedono assai rilevanti: il progetto dovrebbe infatti coinvolgere da 5 a 10 milioni annui di visitatori, un terzo dei quali stranieri, con imponenti flussi didattici e naturalmente con le visite dei residenti in città e in regione. Stime ulteriori prevedono la creazione di un migliaio circa di nuovi posti di lavoro diretti e 5mila nuovi posti di lavoro nell’indotto, a fronte dell’utilizzo di strutture già esistenti con costi di territorio e cementificazione pari a zero, e con sostenibilità pari al 100 per cento grazie all’impianto fotovoltaico del Caab, dalla potenza di 16 milioni di chilowattora, il più vasto su tetto attualmente esistente in Europa. I

 

l mercato ortofrutticolo del Caab rimarrebbe in ogni caso nella zona, spostato di pochi metri in una posizione molto più funzionale e che consentirebbe ai produttori e alle aziende associati un notevole risparmio sui costi di gestione.

 

«Un progetto – è il commento del sindaco Virginio Merola – che nella sua semplicità è estremamente innovativo e che sicuramente potrà attrarre l’interesse di altri investitori istituzionali perché si tratta di un’operazione a livello nazionale di grandissima importanza. E anche nella prospettiva di Expo 2015 e della vicinanza tra Milano e Bologna potrà rappresentare un eccezionale polo d’attrazione e d’interesse».

 

«L’agricoltura per l’Italia è una cosa di grande valore – aggiunge il professor Andrea Segré, numero uno del Caab – e deve essere valorizzata per diventare un asset importante per la città. La Fabbrica Italiana Contadina non è e non vuole essere un nuovo centro commerciale, piuttosto un luogo dove trovare le eccellenze dei nostri produttori, che saranno i nostri primi fornitori, eccellenze a chilometri zero che più non si può».

 

Due le condizioni ineludibili alle quali è tuttavia subordinata la realizzazione effettiva del Parco: il reperimento delle risorse economiche necessarie – si parla di 50 milioni di euro – entro la conclusione del 2013 e la definizione degli accordi contrattuali collegati al progetto, con Eataly e con le aziende attualmente insediate al Caab, che come detto si trasferirebbero in una nuova area caratterizzata da migliori costi di gestione.

 

Ed è qui che casca l’asino: sì, perché se da un lato il Caab dovrà fare la propria parte, non si può non pensare a una simile operazione senza il concorso di altri investitori, soggetti di peso che potranno dare sì un contributo economico decisivo ma che certo non lo faranno gratis. E sentire Farinetti nominare tra questi potenziali investitori – lasciando anche intendere che i primi contatti siano già stati allacciati – la grande distribuzione di Coop Adriatica, che sebbene non venda cibo avvelenato è, con tutto l’affetto possibile, l’antitesi vivente dell’eccellenza agroalimentare e del prodotto artigianale di nicchia, deve per forza fare drizzare le antenne.

 

Perché o a Coop Adriatica sono così poco furbi da finanziare la realizzazione di una struttura destinata a diventare una pericolosissima concorrente dei loro ipermercati (e noi non lo crediamo) oppure è chiaro che si attendono (sempre se dovessero starci) di mettere anche loro un piedino, e forse qualcosa di più, dentro il nuovo parco tematico, magari cominciando con la linea Fiorfiore o con quella biologica per poi allargarsi a tutta la gamma.

 

E qui sorge il grosso problema, perché se questa nuova Disneyland dell’agroalimentare Made in Italy deve rappresentare anche e soprattutto un forte polo d’attrazione per gli intenditori stranieri, certo non possiamo accoglierli con i pur edibili prodotti a marchio Coop, a meno che la reale intenzione non sia quella di consentire alla rete dei supermercati cooperativi di farsi il “proprio” mercato contadino per reggere la concorrenza, sempre più forte, dei tanti piccoli mercati contadini – da Slow Food a Coldiretti a tante piccole associazioni locali – che in città e provincia ormai pullulano con grande successo.

 

Ma la qualità non si cambia cambiando la formula di vendita, quindi sarà bene, pur con grande fiducia in questo importante progetto, vigilare attentamente, perché la giusta e doverosa valorizzazione del Made in Italy agroalimentare d’eccellenza non si trasformi in un’operazione meramente di facciata che dietro la maschera della specialità gourmet nasconde la banalità del prodotto da grande distribuzione. Meditate gente…. 



di Gabriele Orsi