Una vetrina di lusso per i sapori della regione: presentata a Budrio (Bologna) Casa Emilia-Romagna


Accademia dei Notturni


La presentazione è avvenuta il 22 maggio 2013 a Bagnarola di Budrio (Bologna) -

 

Una vera e propria vetrina delle eccellenze enogastronomiche della nostra regione, dove potere, a scelta, scoprire, acquistare o degustare sul posto quanto di meglio vi sia in circolazione tra Piacenza e Rimini in materia di vini, formaggi, insaccati, conserve, pasta fresca, prodotti tipici e quant’altro, il tutto incastonato in una cornice di incomparabile bellezza.

 

E’ Casa Emilia-Romagna, il nuovo progetto nato dall’impegno e dalla determinazione di Giovanni Tamburini, titolare della storica salsamenteria Ditta A.F. Tamburini, che dal 1932 è una delle perle dell’offerta golosa del centro storico di Bologna e che l’anno scorso ha spento le fatidiche ottanta candeline.


 

Collocata nella meravigliosa Villa Ranuzzi-Cospi, dimora gentilizia settecentesca a Bagnarola di Budrio e sede dell’Accademia dei Notturni, l’iniziativa di Casa Emilia-Romagna, presentata ufficialmente lo scorso 22 maggio, mira alla promozione delle punte d’eccellenza dell’enogastronomia regionale come fattore d’attrazione sia per i turisti, nel quadro di un turismo che guarda sempre di più anche all’esperienza culinaria, che per i consumatori locali.

 

«Quello che vogliamo creare qui – spiega Giovanni Tamburini – è una sorta di “Tamburini Country”, un filo ideale tra città e campagna che esca anche un po’ dai canoni tradizionali per venire incontro alle nuove esigenze del consumatore. Casa Emilia-Romagna sarà un luogo aperto ai giovani ma dove si troveranno le ricette della tradizione più profonda, prodotti a filiera corta o a chilometri zero, tutti i frutti della nostra bella terra».

 

Tre saranno le dimensioni in cui Casa Emilia-Romagna esplicherà la propria azione: in primis la Bottega, che offrirà tutto ciò che c’è di meglio nel panorama enogastronomico emiliano-romagnolo, dal Parmigiano-Reggiano ai grandi salumi di casa nostra, dal formaggio di fossa a conserve di fattura artigianale fino a un’ampia selezione di vini da tutte le province della regione.

 

Poi la ristorazione, che potrà contare sul Desco della Casa, vera e propria table d’hote sotto i soffitti affrescati della villa, e sull’Osteria, situata nei sotterranei e attigua alla “grotta”, una cantina dalle volte in pietra rigurgitante di vini, salumi e formaggi da cui poter scegliere liberamente: comuni denominatori sono la mano dello chef Vito Renna e la strettissima adesione alla tradizione culinaria petroniana in prima battuta e regionale in seconda.

 

E infine la didattica, che vede in Casa Emilia-Romagna il luogo ideale per una corretta informazione e comunicazione della cultura gastronomica nonché per la presentazione di eventi e progetti di particolare importanza. Non a caso la giornata del 22 maggio è stata occasione propizia per l’anticipazione, da parte di Corradino Marconi, presidente del Consorzio della Mortadella di Bologna Igp, di MortadellaBo, la grande kermesse dedicata alla “rosa di Bologna” che si svolgerà il prossimo ottobre sotto le Due Torri, ma anche il progetto di realizzazione di un podere agricolo ecosostenibile e autosufficiente che ha visto la presenza di Naoko Oishi, docente presso la Doishia University di Kyoto, e del professor Andrea Segré della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna.

 

E la presentazione dell’iniziativa, già operativa per quanto concerne la ristorazione e la possibilità di organizzare eventi, convegni e ricevimenti ma che andrà a regime completo presumibilmente per l’autunno venturo, è stata anche un goloso pretesto per assaggiare alcune delle eccellenze che in Casa Emilia-Romagna troveranno stabile dimora.

 

Al momento dell’aperitivo un trionfo di salumi – mortadella Igp di Villani, culaccia e salame di Mora Romagnola della Fattoria Tori – affettati in diretta dagli affiliati della Mutua Salsamentari 1876, una nobile e antica associazione di mutuo soccorso di cui fino a poco tempo fa lo stesso Tamburini è stato presidente, e il Parmigiano-Reggiano Dop stagionato 24 mesi dell’azienda Caretti, il tutto innaffiato da START di San Patrignano (Sangiovese spumantizzato in bianco con metodo Charmat, a dire il vero un po’ evanescente a confronto coi sapori forti di formaggio e insaccati).

 

A tavola poi sono stati serviti vellutata di asparagi di Altedo Igp con crema di Parmigiano-Reggiano punte d’asparagi croccanti e olio extravergine d’oliva di Brisighella (delicata, buona), strozzapreti freschi con ragù di Mora Romagnola allevata nella Fattoria Tori (un po’ fuori cottura la pasta, bella l’idea del crostino con un po’ di ragù sopra, versione elegante della scarpetta), rifreddo alla bolognese fasciato di prosciutto con insalata di stréccapògn, salsa verde e giardiniera della Fattoria Pizzavacca (superlativo, tutto), e bis di torta di riso degli addobbi e zuppa inglese preparate degli chef dell’Unione Cuochi Bolognesi, capitanati dal presidente Giuseppe Boccuzzi (non male, ma meglio la seconda).

 

Il tutto innaffiato da Pignoletto Classico Docg dei Colli Bolognesi di Botti, Sangiovese di Romagna Doc Superiore di Podere dei Nespoli e Albana di Romagna Docg Passito de La Merlotta. Finale con un nocino artigianale, a sugellare quello che sicuramente sarà l'inizio di una bella avventura enogastronomica per il territorio e non solo.



di Gabriele Orsi