Il 19 maggio 2013 a Capriva del Friuli (Go) il Parco del Castello di Spessa e Giardini aperti in Friuli Venezia Giulia 2013


Castello di Spessa, Capriva del Friuli (Gorizia)


Il 19 maggio saranno aperti gratuitamente al pubblico i cancelli del parco che circonda il Castello di Spessa a Capriva del Friuli. Loretto Pali ha infatti raccolto l’invito degli organizzatori di Giardini aperti in Friuli Venezia Giulia 2013, che hanno coinvolto una sessantina di proprietari di giardini privati nel progetto di accogliere i visitatori per una giornata dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 al tramonto.

 

Di antica origine, più volte rimaneggiato e rifatto nei secoli, il parco è passato nella storia attraverso varie vicissitudini, soprattutto nell’ultimo secolo, funestato da due guerre mondiali. Sorte a cui non scampò nemmeno il Castello di Spessa.

 

Attualmente ha l’impianto di giardino all’italiana datogli nell’800 dall’allora proprietario, il barone triestino Demetrio Economo di San Serff, e ricopre tutta la cima dell’altura su cui si trova il Castello. Un vero e proprio Arboretum, dove spiccano querce, cipressi italici, lecci, aceri, farnie, tigli, platani, safore, gelsi, photinie e catalpe, ma anche specie esotiche come lo Spino di Giuda. Interessante per le sue dimensioni è un pioppo nero con una circonferenza notevole, che lo fa ritenere ultracentenario.


 

In primavera è una fioritura di rose, ortensie, glicini che ricoprono i bersò . In onore di Giacomo Casanova, che soggiornò a Spessa nel 1773, è stata tracciata nel parco una romantica Passeggiata letteraria. Fra gloriette, balconate ornate di statue, alberi secolari, il percorso si dipana in 10 tappe scandite da tabelle in ferro battuto, dove sono incise frasi di Casanova sull’amore, le donne, l’amicizia, la vita.

 

La storia del parco. Il nucleo originario del parco si stendeva attorno al Castello di Spessa su tutta la collina ed era collegato alla proprietà antistante e retrostante tramite un percorso rettilineo. Le antiche mappe catastali documentano un giardino a impianto radiocentrico vicino al Castello e altre aiuole geometriche sulla restante parte della sommità della collina e confermano la presenza dei percorsi rettilinei assiali al complesso.

 

Nel 1872, alla scomparsa del conte della Torre Valsassina, parte della proprietà venne acquisita dalla famiglia di commercianti triestini Voelkl e parte passò alla Mensa Episcopale di Gorizia. Il castello fu ristrutturato secondo il progetto dell’architetto triestino Ruggero Berlam, con qualche modifica all'impianto verde.

 

Nel 1913 la proprietà andò ai baroni Economo, triestini di origine greca, che effettuarono alcuni interventi piuttosto consistenti al patrimonio verde, dando anche vita al rigoglioso giardino all’italiana che si ammira ancor oggi. Nel 1916 venne sequestrata alla famiglia Economo la parte interrata del Castello.

 

Cantine e sotterranei vennero poi presidiati dall’esercito italiano per la loro posizione sicura e isolata. Sede di comandi militari, Spessa ebbe modo di ospitare sia il maresciallo Cadorna che il maresciallo Diaz. Nel ’27 vi soggiornò anche Emanuele Filiberto d’Aosta. Durante il secondo conflitto mondiale il Castello fu occupato da ufficiali americani.

 

Anche il bunker realizzato nel 1939, che dalle cantine medievali scende in profondità tramite settanta gradini con due uscite a metà collina, fu utilizzato come rifugio e deposito dalle truppe tedesche.

 

Lo storico Adelchi Tirel ne “Il bunker del Castello di Spessa” narra che: “il giorno stesso in cui finì la Seconda Guerra Mondiale, gli americani si accorsero subito che il parco era pieno di mine: al di qua e al di là del portone d’entrata, in mezzo agli alberi, sul viale degli ippocastani. Così circondarono tutte le zone minate con una striscia di tela bianca e si misero a far festa.

 

Per la zona minata avevano dato l’incarico alla bonifica ad un maresciallo e alla sua squadra di specialisti dell’esercito italiano. A quel tempo si poteva andare liberamente e senza problemi visitare il castello, mentre con i tedeschi nessuno poteva entrare. Gli incaricati alla bonifica scavarono una trincea a una ventina di metri dai reticolati: dentro ci buttavano una lunga corda con un rampino per ritrarre il calderone caduto nel pozzo.

 

Buttavano il rampino e strappavano via i reticolati, paletti di ferro, tavole di legno, fili del telefono, tutto. Puliti i reticolati, tagliarono l’erba alta del mese di maggio, piano piano per non muovere gli spaghi color verde delle mine che arrivavano all’altezza del collo del piede. Le mine, che erano a filo del terreno, si distinguevano facilmente, così dicevano quei ragazzi, perché le conoscevano alla perfezione.

 

E tutto è andato bene.” In seguito la proprietà passò ai Segrè Sartorio, anch'essi da Trieste. Nel 1971 un violento fortunale causò la demolizione della chiesa di Sant’Antonio, situata appena fuori dal parco a Nord, e molti danni alle piante. Nel 1987 Loretto Pali acquistò il Castello e diede il via a importanti lavori di restauro architettonico dell’edificio e di sistemazione del parco, attuando diversi interventi rivolti alla valorizzazione dell’impianto verde e alla salvaguardia delle specie più antiche e rare.

 

All’inizio del 2000 il terreno agricolo nella pianura immediatamente ai piedi della collina venne trasformato in campo da golf a 18 buche, conservando il viale centrale di ippocastani.