Italia Bella: San Martino al Cimino (Viterbo)


Italia Bella a cura di Massimo Tommasini –

 

 

San Martino al Cimino è un bellissimo centro medioevale della Tuscia che fa parte del comune di Viterbo, cresciuto nei secoli attorno alla sua antichissima Abbazia Cistercense; il borgo, pur ristrutturato nel seicento, ha conservato molti aspetti della struttura urbanistica preesistente, compresa la sua cerchia di mura.


Per accedere al suo centro storico, nella parte alta dell’abitato, si deve percorrere la strada principale che collega i due accessi attraverso le porte nelle mura che circondano per intero l’abitato.

 

Addossate alle mura, quasi a sostenerle, vi sono una serie di casette a schiera a due piani con scala interna, tutte uguali tra loro ma a degradanti; ogni otto case si apriva un tempo un passaggio oggi chiuso che conduceva al camminamento lungo le mura.

 

La porta principale di accesso al borgo è Porta Viterbese, fiancheggiata da Palazzo Lanci, e dalla chiesa di Sant’Antonio, con l’annesso convento; diversi lungo la via gli edifici di epoche passate, come Palazzo Widmann, Palazzo Raggi e Palazzo Maidalchini.

 

La via termina nello spiazzo dove si ergono la chiesa di San Martino con il suo convento ed il seicentesco Palazzo Doria Pamphili.

 

Il borgo di san Martino al Cimino è sorto nel duecento, assieme all’Abbazia, per opera dei monaci cistercensi di Pontigny; nel cinque e seicento conobbe una notevole espansione urbanistica, demografica ed economica grazie a Olimpia Maidalchini, vedova del marchese Pamphili e cognata di papa Innocenzo X.

 

Per la ristrutturazione architettonica del borgo, la nobildonna chiamò Francesco Borromini e Marc’Antonio De’ Rossi che si occuparono del restauro dell’Abbazia dei due campanili, delle mura perimetrali, delle porte di accesso al borgo e delle sue abitazioni ad uso del popolo e della nobiltà.

 

Al suo interno vennero create anche botteghe, osterie e locande, in modo che il borgo potesse essere praticamente autonomo, una piccola cittadina.

 

Una delle caratteristiche del seicentesco Palazzo Doria-Pamphili è il soffitto a cassettoni della stanza da letto di donna Olimpia, comune soltanto ad altri due palazzi in Europa, che si può abbassare tramite un sistema di carrucole, per ridurre il volume totale della stanza, favorendone il riscaldamento.

 

S-martino-cimino


La chiesa di San Martino è senza dubbio l’edificio religioso di maggior pregio del borgo, con una facciata solenne ornata da un rosone; è una tipica costruzione gotica del XII-XIII secolo con influssi francesi, a tre navate con pilastri e colonne alternati ad abside poligonale.

 

La facciata è stata ristrutturata nei secoli successivi; ai suoi lati i campanili, anch’essi restaurati a metà del seicento; gli edifici dell’antico convento vennero inglobati nel palazzo Pamphili, collegati tramite un corridoio costruito sopra un arco che collega il chiostro con la piazza retrostante la stessa abbazia.

 

Sul fianco della chiesa ci sono i resti del chiostro di cui non restano che poche colonne, mentre l’interno è semplice ed austero, come le grandi cattedrali gotiche e le abbazie cistercensi, con un altissimo soffitto a crociera, ampie finestre ed il tipico colonnato con pilastri a croce.

 

Nel transetto di destra è custodito un pregevole stendardo seicentesco di Mattia Preti raffigurante San Martino a cavallo nell'atto di donare il mantello ad un mentre in quello di sinistra è collocato un organo a trasmissione meccanica proveniente da una chiesa anglicana dei primi anni del ‘900.

 

Nel presbiterio c’è la tomba della nobildonna, che morì di peste a 63 anni, mentre sul pavimento della navata centrale una grande lapide di marmo, dettata nel XVII secolo dalla stessa donna Olimpia rictorda i cardinali Raniero Capocci e Francesco Piccolomini, benefattori della grande opera di ristrutturazione dell’Abbazia, che divenne Palazzo Pamphili ed è oggi un apprezzato e conosciuto cento culturale.




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