Giovedì con Stefano Bugamelli: lo stress della Vite fa bene al Vino


Stefano Bugamelli


 

Gli studi e la ricerca nell’agricoltura non portano solo alle innovazioni basate sulla tecnologia, spesso riportano a tempi che sembrano passati come è il caso delle coltivazioni biodinamiche in particolare nel settore della vitivinicoltura, o la cura delle viti con terapie omeopatiche, o il metodo di mettere le piante “in condizioni di stress”: di fatto significa lasciarle allo stato selvatico, senza cure, senza carezze.
 
L’allevamento della Vite, in costante situazione di stress idrico la costringe a risparmiare acqua nell’acino, riducendo la polpa e inspessendo la buccia; si formano così un acino piccolo ed un grappolo spargolo, veri concentrati di profumi e sapori. Il vento che soffia tra i chicchi garantisce la sanità dell’acino ed impedisce ogni insorgere di muffe. Naturalmente.
 
La quotidiana lotta per il nutrimento che la Vite deve compiere strappando sostanze alla terra con le sue radici (senza che l’uomo concimi o fertirrighi) permette una perfetta maturazione, poiché la pianta deve abbandonare prima lo sviluppo vegetale per concentrarsi sul dispendiosissimo processo di maturazione del frutto. Si deve produrre uva, non foglie.
 
La presenza controllata di erbe selvatiche favorisce l’equilibrio naturale facilitando l’attività del terreno e l’esistenza degli insetti. Alcune piante ne proteggono altre e lo stesso fanno gli insetti: Favorendo l’esistenza di un numero consistente di specie si cerca di mantenere ad un livello tollerabile le malattie e i parassiti rafforzando al contempo l’immunità della vite rispettando l’equilibrio naturale.
 
La Vite deve crearsi da sé il proprio ambiente, se ci riesce. Altrimenti soccombe. Poco alla volta, va a cercare la fonte di energia del terreno, in profondità, verso la roccia madre, verso il minerale.
 
Questo è il modo per produrre un grappolo che porta ad un vino estremamente concentrato in tannini, minerali, polifenoli (l’uva sulla pianta entra già matura nelle notti fredde dell’autunno), zuccheri, e allo stesso momento equilibrato nelle sue parti, con l’eleganza sempre in risalto sulla potenza.
 
In Val Luretta, l’omonima Azienda Luretta situata nel Castello di Momeliano a Gazzola (Piacenza), produce con questo metodo, e dal 1998, è passata da un piccolo vigneto di 2 ettari a oltre 40 sui Colli Piacentini, scegliendo i migliori appezzamenti (esposizione, conformazione geologica e terroir) al fine di valorizzare vitigni internazionali e autoctoni
 
La coltivazione della Vite, dove si concentra la maggior parte degli sforzi aziendali, è incentrata sull’agricoltura biologica. Strada obbligata per produrre qualità. Spesso interpretata in modo estremo, talvolta non impiegando neppure prodotti ammessi dalla legislazione, in una continua ricerca e sperimentazione.
 
Partendo dalla passione, in azienda sono prodotti vini dalla spiccata personalità che valorizzano le potenzialità del territorio piacentino, enologicamente fra i più vocati in Italia.

 




di Stefano Bugamelli




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