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Il Vermouth di Torino ha il suo disciplinare, approvato dall’Unione Europea


Il Vermouth di Torino ha il suo disciplinare, approvato dall’Unione Europea





A cura di Andrea Di Bella

Il Vermouth di Torino supera l’esame di Bruxelles: il fascicolo tecnico che tutela l’Indicazione Geografica del “Vermouth di Torino / Vermut di Torino” ha, infatti, concluso in questi giorni l’iter tecnico con parere favorevole da parte della Commissione Europea. Nei prossimi mesi, quindi, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il disciplinare avrà piena applicazione e tutelerà lo storico aperitivo torinese in tutti i Paesi Europei.

Il percorso, che ha condotto a questa importante tappa, è frutto di un’esigenza rilevata dai produttori di Vermouth per coprire un vuoto normativo, tutelando con un disciplinare moderno i produttori e, ancora di più, i consumatori dal rischio di imitazioni, salvaguardando la qualità del prodotto e la rinomanza storica della bevanda.


L’iter è durato circa vent’anni e ha trovato il suo primo compimento il 22 marzo 2017 quando il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha accolto la richiesta della Regione Piemonte e ha riconosciuto l’indicazione geografica “Vermouth di Torino / Vermut di Torino”, che ha portato alla nascita dell'Istituto del Vermouth di Torino, l’associazione costituita da 18 produttori che valorizza, promuove ed eleva la qualità del Vermouth di Torino. Nell’aprile di quest’anno, poi, a ulteriore conferma di questa esigenza, è nato il Consorzio del Vermouth, che ha il compito di tutelare l’indicazione geografica del Vermouth di Torino (ph. Andrea Di Bella).

L’obiettivo di questo percorso – spiega Roberto Bava, Presidente dell’Istituto del Vermouth di Torino – era posizionare il Vermouth in cima alla piramide qualitativa, tutelandone anche gli aspetti di origine, dal campo di coltivazione delle erbe officinali fino all’imbottigliamento. Abbiamo voluto realizzare un disciplinare coraggioso che distinguesse il Vermouth di Torino dagli altri vini aromatizzati, dettagliandone il grado alcolico e la provenienza geografica degli ingredienti, distaccandolo completamente dagli altri Vermouth. Siamo orgogliosi di questo ulteriore riconoscimento, raggiunto grazie al lavoro congiunto dei produttori, di Federvini, della Regione Piemonte, del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e della Commissione Europea. È stato un lavoro corale iniziato diversi anni fa che finalmente possiamo dire di aver portato a pieno compimento”.

Protagonista delle mode di ogni tempo, passato dalle tavole nobiliari del Settecento e dell’Ottocento, all’ora vera dell’aperitivo di Torino, ai più celebri e intramontabili cocktail, il Vermouth di Torino è stato sempre ammantato da un fascino incancellabile: i profumi delle piante officinali e delle spezie esotiche, dei vini dai colori cristallini, di un potere magico che si avvale dei progressi della scienza e della tecnica enologica. Immagini indimenticabili e colorate sono state create  per sua réclame e favolose etichette ne hanno diffuso il nome in tutto il mondo.

Il Vermouth di Torino si porta dietro un territorio di produzione piemontese, un metodo di preparazione, una storia fantastica: nel XVIII secolo i celebri liquoristi di Torino creano un’originale ricetta di Vermouth, usando vino, ingredienti pregiati, zucchero e alcol. È la nascita del Vermouth di Torino. Nel XIX secolo si afferma come re dei pranzi eleganti e protagonista dell’aperitivo. Nasce l’ora del Vermouth. Poi i vent’anni ruggenti di inizio Novecento. Ma segue un periodo di depressione del comparto (scelte politiche, avvento del proibizionismo sul mercato americano, il ventennio fascista, il Vermouth entra in un cono d’ombra, viene sempre meno consumato puro ed entra nella preparazione dei cocktail.

Oggi la storia continua… bartender e consumatori riscoprono il piacere di proporlo e  di gustarlo puro, scegliendo versioni con vini di migliore qualità e mix di spezie ed erbe aromatiche più moderne per incontrare i gusti contemporanei.

Gli amanti del “buon bere”, quelli che cercano l’autenticità e  la territorialità sono accontentati.



di Andrea Di Bella