Dal 73° Congresso Assoenologi di Trieste: "Tecnologia e Cultura per un nuovo umanesimo del vino"


Associazione Enologi Enotecnici Italiani


 

A cura di  ANDREA DI BELLA

Chiuso il 73° Congresso nazionale di Assoenolgi, svoltosi a Trieste dal 5 al 7 luglio scorsi, restano le considerazioni finali.


È stato definito “superlativo”, nel senso che la valenza degli argomenti trattati ha raggiunto livelli molto alti dal punto di vista culturale.


Focus principali: mercati del mondo, tecnologia, cultura e tendenze sociali. Temi su cui si sono confrontati personaggi di primo piano del mondo accademico, della comunicazione, della cultura, oltre a grandi produttori e imprenditori, esperti di mercati e giornalisti internazionali.

Un parterre eccellente di ospiti che ha richiamato a Trieste un pubblico di oltre 700 persone da tutt’Italia.



Nell’ultima giornata il congresso ha affrontato tematiche destinate ad essere centrali nel dibattito pubblico dei prossimi anni, riguardanti la crescita del comparto agroalimentare italiano: le tendenze in atto nella nostra società, a partire dall’esigenza dell’”approccio sostenibile nell’agricoltura e nel mondo del vino”, sottolineando ”il ruolo importante della cultura” quale condizione imprescindibile per la crescita.


Tecnologia e Cultura devono andare di pari passo, armonicamente, e rappresentare il filo logico di un processo di evoluzione.


Si è partiti dalla relazione tecnica di Viviana Corich, docente di microbiologia all’Università di Padova, che ha preceduto gli interventi “culturali”. È stato, infatti, spiegato come “i lieviti e i batteri presenti nell’ambiente enologico possano dare un contributo alla riduzione dell'etanolo e, lavorando come agenti di biocontrollo, promuovere una coltivazione sostenibile della vite, nonché un miglioramento della qualità del vino”.


Successivamente, Angelo Gaja, faro e punto di riferimento dell’enologia italiana nel mondo, ha sottolineato ancora una volta il ruolo dei piccoli produttori, degli artigiani del vino (lui stesso ama definirsi un “artigiano del vino”), tra riflessioni sul marketing e cambiamento climatico.


Paolo Marchi, giornalista ideatore di Identità Golose, ha parlato dell’iniziativa “2018, anno della cultura e del cibo italiano”, rispondendo alla domanda che tanti si fanno: occasione mancata o un passo verso il futuro?


Dario Stefàno, promotore di diverse proposte normative significative tra cui il disegno di legge per introdurre "storia e cultura del vino" come disciplina nelle scuole primarie, ha descritto la disciplina dell'attività di Enoturismo, divenuta legge, grazie alla sua proposta, con la manovra 2018. Food & Wine infatti sono la seconda attrattiva turistica dell’Italia dopo l’arte e il primo motivo di apprezzamento dei turisti esteri di ritorno dall’Italia.


La sessione si è conclusa con la voce più autorevole del panorama culturale agroalimentare e sociale del nostro Paese, Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e di Terra Madre e Presidente internazionale del Movimento della chiocciola.


Un intervento di grande impatto emozionale, come sempre. “Il vino deve investire in cultura e confrontarsi con il cambiamento. La cultura è condizione imprescindibile per la crescita di un comparto, quello dell’agroalimentare italiano, che solo imparando a conoscere, difendere e tutelare le proprie peculiarità e le proprie radici può garantirsi un futuro”.


Così Carlin Petrini si è rivolto alla platea, sottolineando più volte il ruolo elevato della cultura “gli enologi devono imparare a comunicare la propria visione culturale, soprattutto. Si parla tanto di mercati, enoturismo, ma la cosa che manca è l’orgoglio per la propria cultura, in senso generale, dal vino alla musica, dalla letteratura ai paesaggi. Finché non riusciremo tutti a capire cosa c’è dietro ad un piatto e ad un prodotto, non faremo passi avanti”.


“La rinascita – sollecita il fondatore di Slow Food – deve partire da noi, dobbiamo informarci, studiare, sapere cosa mangiamo e cosa beviamo, bisogna investire in cultura e sui territori”.


Con la cena all’aperto nella magnifica Piazza dell’Unità d’Italia di Trieste, resa per l’occasione ancora più spettacolare grazie a luci ed effetti di grande impatto, cala il sipario sull’interessante edizione 2018 del Congresso.
 



di Andrea Di Bella