VINITALY 2018: in aumento qualità e operatori stranieri. Il futuro sarà green


Vinitaly – Verona Fiere


 

A cura di  ANDREA DI BELLA

128 mila visitatori da 143 nazioni e buyer esteri in aumento del 6% rispetto all’edizione 2017. La Cina in testa (+34%), mentre la top ten delle presenze assolute sul totale vede primi i buyer da USA seguiti da quelli provenienti da Germania, Regno Unito e Cina. Oltre 4.380 aziende espositrici (130 in più dello scorso anno) da 36 paesi. Più di 15.100 vini proposti tramite l’innovativo strumento della Vinitaly Directory online, in lingua italiana, inglese e cinese per favorire contatti commerciali tutto l’anno.


“Vinitaly 2018 ha confermato la vocazione di rassegna dedicata al business e alla promozione del mondo vitivinicolo – commenta il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese –. Siamo sulla strada giusta, individuata con determinazione in occasione del Cinquantesimo. La rassegna in quartiere è sempre più orientata al professionista, mentre cresce notevolmente il fuori salone pensato per i wine lover in città. Proprio Vinitaly and the City quest’anno ha portato quasi 60 mila appassionati nel centro storico di Verona e nei comuni di Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave. Un progetto uscito dalla fase di start-up e diventato ormai un prodotto a sé stante e come tale sarà sviluppato a partire dalla prossima edizione”.


E le tendenze per i prossimi 5 anni?

I rosé negli Usa, i bianchi fermi in Germania, i rossi in Cina, Russia e in Giappone. E gli sparkling, i vini del momento ma anche del prossimo futuro, previsti in crescita in particolare tra i consumatori di Regno Unito, Giappone e Russia, seguiti da quelli di tedeschi e statunitensi. Ma innanzitutto il successo commerciale del vino nei prossimi 5 anni sarà determinato in buona parte dai prodotti a marchio green (bio o sostenibili), vera leva del mercato di domani, secondo un sondaggio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, presso i manager di 12 tra i principali gruppi vitivinicoli del Paese (circa 2 miliardi di euro il fatturato complessivo), chiamati a dare un’opinione sui trend a breve termine (5 anni) del mercato del vino nei 6 mercati top di Usa, Regno Unito, Cina, Germania, Giappone e Russia. Secondo i capitani d’impresa intervistati, saranno soprattutto i prodotti biologici e quelli premium gli artefici del successo del vino mondiale.


Quali prospettive di mercato per i vini italiani?

Secondo il sondaggio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor realizzato nell’ambito dello studio “Il futuro dei mercati, i mercati del futuro”, la previsione sulle performance delle principali denominazioni italiane premia come il solito Prosecco indicato come il vino a maggiore prospettiva di mercato un po’ ovunque, eccetto in Cina. Con qualche eccezione: il Pinot grigio negli Usa, il Primitivo in Germania, l’Amarone in Cina.


“La crescente presenza di professionisti all’edizione 2018 – spiega il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –, testimonia il consolidamento del ruolo b2b di Vinitaly a livello internazionale, con buyer selezionati e accreditati da tutto il mondo. Serve puntare sempre più verso una crescita qualitativa dell’internazionalizzazione del vino made in Italy. Una crescita da pianificare assieme alle istituzioni che non può prescindere da un presidio quotidiano sui 5 continenti. Al prossimo Vinitaly (15-18 aprile) – ha concluso - abbiamo invitato direttamente oltre 1.000 buyer da 60 Paesi, grazie a una certosina attività di scouting e selezione sui mercati in collaborazione con Ice”.


Il mercato è maturo?

Consumatori maturi in un mercato ancora per nulla maturo! È la dicotomia che emerge dall’indagine Vinitaly-Nomisma Wine Monitor realizzata su modelli di consumo, fattori chiave d’acquisto, preferenze, perception italiana e trend futuri del vino di 3mila consumatori in 5 Stati (New York, California, Illinois, Minnesota, Winsconsin) e presentata oggi all’evento inaugurale del 52° Vinitaly.  L’America infatti accelera sui consumi di vino – il 65% lo ha bevuto almeno una volta nell’ultimo anno - grazie ai suoi millennials (69%), i giovani compresi tra i 21 e i 35 anni che rappresentano il primo target tra i consumatori, e le sue metropoli (a New York i wine-addicted sono il 71%), ma sono ancora enormi i margini di crescita.


E lo si legge anche nelle risposte sui consumi di un mercato gigantesco, che in buona parte (4 su 10 tra i ‘non user’) non ha mai bevuto vino italiano perché non lo conosce. Tant’è vero che gli intervistati sulla nostra brand awareness esprimono un monito e allo stesso tempo una bocciatura. Da una parte, infatti, oltre la metà dei consumatori denuncia un deficit nell’informazione del prodotto made in Italy rispetto a quelli di altri Paesi; dall’altra consigliano di puntare la comunicazione non solo verso l’abbinamento cibo-vino (29%) ma anche sull’Italian style (18%) e sulla narrazione di vino (18%) e territorio (14%) più che sulla singola azienda (8%).


Da sottolineare, infine, il successo del Vinitaly and the City: quasi 60 mila appassionati e wine lover tra Verona e i tre borghi storici della provincia: Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave.


Appuntamento alla 53ª edizione, dal 7 al 10 aprile 2019.



di Andrea Di Bella