Da AFFINI a scuola di Mixology: nasce il "Yes! Welcome Cocktail", il drink a km 0. Progetto della Camera di Commercio di Torino


Camera di commercio di Torino Relazioni Esterne


 

A cura di  ANDREA DI BELLA

Km 0 anche nel mondo della mixology? Ha senso parlare di Km 0 nell’universo dei cocktail?


Ebbene si, anzi YES!


Infatti, oggi 3 luglio 2017 è stato battezzato, per la prima volta, "Yes! Welcome Cocktail", drink  del territorio a base di Vermouth e Vino delle Colline Torinesi. Luogo di nascita: “Affini”, locale d’avanguardia della cocktaillerie torinese in Via Belfiore, nel cuore della movida di San Salvario.

Yes: Welcome Cocktail

Perché "Yes! Welcome Cocktail"? Perchè l’idea parte da “Yes! Enjoy Torino Top Hospitality”, il marchio che la Camera di commercio riserva, ogni due anni, ad alberghi, residenze turistico-alberghiere e rifugi della provincia di Torino, selezionati sulla base dei massimi standard qualitativi di accoglienza. Per il 2017 il marchio di qualità è stato attribuito a 65 hotel e 12 rifugi alpini ed escursionistici.



E veniamo al dunque. Alla presenza di molti barman rappresentanti di strutture a Marchio Yes!, è stato preparato il nuovo cocktail a km 0, sotto l’occhio (e non solo) vigile di Michele Marzella, il giovane bartender di Affini, ormai affermato e lanciato sulla scena internazionale.


Per la miscelazione è stata utilizzata la tecnica Build, che prevede di preparare il drink direttamente nel bicchiere pieno di ghiaccio.


Ecco gli ingredienti del "Yes: Welcome Cocktail":                        

  • 50ml Vermouth Rosso Carlo Alberto
  • 25ml di Liquore al Sambuco Edel Flower
  • 5ml 6PM Aperitivo Montanaro
  • 20ml di Freisa di Chieri vivace dell’Azienda Vitivinicola Balbiano di Andezeno (Torino)

Vino e Vermouth del territorio per un cocktail a km 0.


Il vino, negli ultimi anni, sta tornando protagonista come ingrediente dei cocktail e Torino, da sempre capitale dell’aperitivo, può costituire il terroir d’elezione per proporre un nuovo approccio al bere miscelato, partendo dagli ingredienti locali: i vini Doc e Docg della provincia di Torino e il Vermouth, vino aromatizzato per eccellenza della tradizione torinese.

 

Per questo la Camera di commercio di Torino organizza per gli hotel selezionati del marchio Yes! Enjoy Torino Top Hospitality un workshop per la somministrazione di cocktail di qualità in ambito alberghiero, sul modello anglosassone.

Presentazione del progetto


Davide Pinto, titolare e anima pensante di Affini, capace di far volare il Vermouth Anselmo a New York sulla prestigiosa 5th Avenue, ha aperto l’incontro soffermandosi sul concetto antropologico della consumazione del prodotto enogastronomico: “Più di un drink. Corso di antropologia liquida”. Così recita, infatti, il titolo di questa sessione del workshop. Le Scienze antropologiche per progettare il lavoro!


“Ciascun prodotto gastronomico ha un valore simbolico, sociale (“cibo buono da pensare”). Si deve parlare di ‘acquisto esperienziale’, si deve esaltare l’unicità e la specialità di un prodotto. Bisogna creare un ‘effetto di prossimità affettiva’ che determina la scelta del consumatore. Oggi il consumatore si sta allontanando dai ‘bisogni a catena’. L’esperienza è l’ingrediente del futuro e l’enogastronomia è la narrazione. Il consumatore moderno è più esigente, più attento, più informato, consapevole. Ciascun prodotto va contestualizzato sul territorio, deve saperne cogliere le emozioni, la storia, il racconto”.


E parlando di mixology, “oggi bisogna saper comunicare il drink, afferma Pinto, occorre specificare le caratteristiche nutrizionali di cosa si sta servendo, gli ingredienti utilizzati, per rivolgersi a tutte le categorie di pubblico, occorre dare opportunità ai consumatori sulle scelte (cocktail vegani, vegetariani, etc.). Il barman deve essere contemporaneo!”.


Davanti a una platea di barman attenta e appassionata, l’incontro è proseguito con Michele Marzella, che ha deliziato tutti con una serie di cocktail che hanno attraversato la storia e la tradizione liquoristica piemontese, nazionale e internazionale.


Non solo drink, ma storia, narrazione, cultura, specificità di un territorio, luoghi che attraverso un cocktail si possono trasmettere al consumatore e all’appassionato.


Una trattazione interessante, gradevole e convincente, un approfondimento storico dai vini di Ippocrate al Vermouth di Torino, tornato in questi anni prepotentemente di moda.


A Ippocrate è attribuita, infatti, l’invenzione del vinum absinthiatum ( il vino ippocratico), ottenuto facendo macerare nel vino i fiori del dittamo di Creta e dell’artemisia absinthium.


È praticamente la ricetta base del Vermouth che si arricchì quando dall’India, dall’Indonesia e dall’Africa orientale arrivarono spezie e droghe: cardamomo, cannella, chiodo di garofano, noce moscata, rabarbaro; più tardi dalle Americhe confluirono nell’infuso la vaniglia e la corteccia di china.


Per trovare a Torino, che del Vermouth sarebbe diventata e rimane la capitale, una prima testimonianza scritta di questa preparazione dobbiamo arrivare al 1763, alla Pharmacopea Taurinensis, in cui si legge la citazione del vinum absinthites. Il Piemonte aveva raggiunto, già da tempo, una posizione preminente nella produzione di vino aromatizzato.


Passando attraverso storie, leggende e interpretazioni, una cosa è certa: era il 1786 quando Antonio Benedetto Carpano ne proclamò l’invenzione. Si dice che utilizzò più di trenta erbe aromatiche da macerare o bollire, mescolate a vino Moscato.


E nella bottiglieria del liquorista Luigi Marendazzo (in piazza delle Fiere, l’attuale piazza Castello) dove lavorava, iniziò il rito dell’aperitivo. Fu un successo: dal 1840 al 1844 la bottega dovette rimanere aperta ventiquattro ore al giorno per soddisfare le richieste dei clienti... Del resto “In quegli anni c’era molto di cui parlare, si stava facendo l’Italia”. E il “vin d’honneur”, così amavano definirlo i francesi, fu nominato “aperitivo di corte” da Vittorio Amedeo III di Savoia.

Michele Marzella di Affini

“È incontestato che il vermouth se non ebbe i natali in Piemonte, ebbe in Torino i battesimi della rinomanza”. Arnaldo Strucchi, Il vermouth di Torino, Casale Monferrato Tip. Cassone, 1907.


Da Torino parte l’epopea commerciale del Vermouth, specialità tipica piemontese: assieme a Carpano, anche Martini, Cinzano, Gancia e altri seppero costruire un’immagine forte dell’infuso e puntarono sull’esportazione. Il successo fu enorme, dilagò per l’Europa e valicò gli oceani. Per oltre un secolo spettò al Vermouth una buona fetta del milione e mezzo di ettolitri di vino che costituiva il dato dell’esportazione vinicola nazionale.


Ma dagli anni ‘70 il Vermouth si avvia verso un rapido declino, una crisi d’immagine e dei consumi: una disaffezione dovuta al proliferare di proposte scadenti, l’avvento di forme e contenuti nuovi per il rito dell’aperitivo, poco apprezzamento da parte dei giovani verso gli aromi dell’antico “vin d’honneur”. Molte aziende chiudono i battenti, altre si adeguano al mutare dei gusti e diversificano le produzioni.


Un lungo periodo di oblio fino agli inizi di questo millennio: oggi si parla di Mixology, ovvero l’arte del bere miscelato, un delicato equilibrio tra tutti gli ingredienti, alcolici e non, che devono essere uniti e scelti con attenzione. Occorre, quindi, lo studio della storia, delle tecniche e dei prodotti: tutto questo è fondamentale per proporre al consumatore non solo un drink ma la consapevolezza che dentro quel bicchiere colorato c’è una storia intrigante, un lavoro, un territorio, c’è il piacere della convivialità.


Yes! Welcome Cocktail verrà proposto, in futuro, alla clientela dalle strutture alberghiere che avranno partecipato al workshop.


L’iniziativa, voluta dalla Camera di commercio di Torino, è realizzata in collaborazione con l’Enoteca Regionale dei vini della provincia di Torino, la Strada Reale dei Vini Torinesi e i Maestri del Gusto di Torino e provincia.

 


 



di Andrea Di Bella