Angelo Gaja dalle Langhe del Barbaresco alle pendici dell’Etna: produrrà assieme ad Alberto Graci


Cantine Gaja

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A cura di  ANDREA DI BELLA

La notizia è rimbalzata subito sul web: Cronache di Gusto, il magazine on line siciliano, ha pubblicato in anteprima il business dell’anno nel mondo del vino. Angelo Gaja, il patriarca del Barbaresco e Alberto Graci, vignaiolo di talento siciliano, insieme per costituire una società attraverso l’acquisto di 21 ettari di terreno suddivisi in due contrade, di cui 15 già vitati nel territorio di Biancavilla (Catania), versante Sud-Ovest, sempre Etna Doc.


La notizia ha fatto immediatamente il giro del mondo e persino la celebre rivista Wine Spectator ha dato ampio spazio all’affare tra uno dei più importanti uomini del vino nel panorama internazionale e uno dei più accreditati vignaioli siciliani.

Angelo Gaja "Signore del Vino" del Piemonte - Ph ANDREA DI BELLA


Angelo Gaja, uno dei "Signori del vino" più rappresentativi del nostro Paese, da sempre ambasciatore del Barbaresco nel mondo, crede nel territorio etneo e questa volta sbarca in Sicilia, sotto il vulcano, lui afferma “per imparare e per raccogliere frutti che non ho coltivato io. Era una cosa che sentivo sotto pelle da un po' di tempo”.


Altre belle esperienze Gaja le ha fatte in Toscana nei territori del Brunello a Montalcino e acquistando l’azienda Ca’ Marcanda, situata lungo la magica Strada del Vino che collega Castagneto Carducci a Bolgheri.


Trasmettere tutta la propria esperienza di vignaiolo piemontese allo strepitoso e straordinario terroir etneo con la collaborazione di chi già conosce profondamente tutte le caratteristiche e potenzialità: così si può sintetizzare la scelta del grande Maestro del Barbaresco, bandiera più prestigiosa del Piemonte vitivinicolo. di produrre sotto il pennacchio del Vulcano.


Sicuramente la discesa in Sicilia di uno degli uomini del vino più influenti al mondo porterà maggiore estro, nuova esperienza nel marketing, maggiore influenza sui mercati internazionali, miglioramento dell’immagine della Sicilia del vino, che, dobbiamo sottolinearlo, negli ultimi anni ha riscosso successi e visibilità quasi inaspettati.


Una cosa che fa riflettere è la scelta di puntare sul versante sud-ovest, quello oggi meno in vista ma non per questo meno importante. Vuol dire che qualcosa sta cambiando sull'Etna. L'arrivo di Angelo Gaja potrebbe modificare lo scenario? Si vedrà.


Intanto i primi vini li assaggeremo già con la vendemmia 2017 e sappiamo che dei 15 ettari vitati la quasi totalità è coltivata a Nerello Mascalese. Non c'è ancora una cantina ma è in programma così come è prevista l'acquisizione di altri vigneti o di altri terreni. I vini saranno commercializzati attraverso la Gaja Distribuzione. Quelli di Graci con la sua cantina di Passopisciaro resteranno invece distribuiti dalla Pellegrini e dai suoi attuali distributori all’estero. Non è noto il numero di bottiglie che sarà prodotto il primo anno. Così come non è stato comunicato l'ammontare dell'investimento, molto in progress in queste settimane frenetiche di avvio.


Angelo Gaja già da tempo era rimasto attratto dai luoghi del vino dell’Etna. Il primo a parlargliene era stato Giacomo Tachis, il padre degli enologi contemporanei, scomparso lo scorso anno. “Mi colpirono le sue descrizioni suggestive di questa montagna che dorme e che talvolta si sveglia e brontola – afferma Gaja -. E poi con la neve assume una figura regale come la pelliccia dell'ermellino che finiva sulle spalle di personaggi autorevoli. L'Etna è anche il luogo di vini eleganti, difficili da capire e che per destino faccio anche qui in Langa. Tutto questo mi affascina molto. E giuro che mia moglie Lucia e i miei figli, Gaia, Rossana e Giovanni, sono tutti in fibrillazione per questa nuova avventura".


Alberto Graci si sofferma sulla curiosità e il desiderio di esplorazione di un territorio che un tempo scrisse pagine gloriose nella storia del vino, dai Monaci Benedettini al barone Spitaleri. " L’Etna è in grado di stupirci con le sue diversità grazie alle esposizioni dei versanti, alle altitudini e origini geologiche diverse e siamo elettrizzati da questo mistero. Abbiamo l’umiltà nell’avvicinarci a questo grande passato. Per me e mia sorella Elena, coinvolta anche lei in questa operazione, inoltre, è un grande onore essere al fianco di un grande maestro come Angelo Gaja. È un grande riferimento ai nostri occhi il legame della sua famiglia per la terra e la sua esperienza sulla longevità dei vini che potrà essere messa al servizio dell'Etna".


Un altro piemontese vincente, Oscar Farinetti, il patron di Eataly, in tempi recenti si è fatto vedere più volte tra le cantine etnee, invitato da alcuni vignaioli locali.  “Cibo e affari, bellezza e cantine”, ha sempre detto l’imprenditore delle Langhe, visitando i neri e meravigliosi terrazzamenti che guardano il mare. Saranno prove tecniche di imprenditorialità piemontese attratta dalla bellezza, dalla ricchezza e dalla biodiversità del territorio etneo?


Una cosa è sicura, dopo lo sbarco di Gaja, come scrive Fabrizio Carrera su Cronache di Gusto, “Sul Vulcano nulla sarà come prima”.


 



di Andrea Di Bella