Vinitaly 2017: Cascina Castlèt di Costigliole d’Asti presenta un’edizione limitata della sua Barbera d’eccellenza


Cascina Castlèt



A cura di  ANDREA DI BELLA

Domenica 9 aprile focus internazionale sull’Uvalino Uceline con il giornalista Ian D’agata.


Cascina Castlèt di Costigliole d’Asti si prepara a partecipare a Vinitaly 2017, con un’edizione limitata della sua Barbera d’eccellenza per festeggiare i 40 anni del Passum con l’uscita della vendemmia 2015 e l’Uvalino Uceline protagonista di una degustazione di vini rari: appuntamento allo Stand del Piemonte Padiglione 10, posizione L3.

MARIUCCIA BORIO E L'UVALINO VITIGNO RARO

I 40 ANNI DEL PASSUM.

La vignaiola Mariuccia Borio voleva festeggiare in modo originale ed elegante i primi 40 anni del suo Passum, la Barbera d’Asti che viene prodotta selezionando accuratamente le uve e utilizzando la tecnica dell’appassimento. È nata così una confezione speciale di sei bottiglie e altrettante etichette serigrafate con colori diversi. L’etichetta originale è una P rossa stilizzata. Ora la P si moltiplica e si colora.



L’idea è di Giacomo Bersanetti, Sga Wine Design, che ha firmato tutte la grafica e le etichette dell’azienda: “Caratterizzare la bottiglia di Passum, in occasione del suo 40° anniversario, attraverso l'uso di colori diversi dal rosso, ha lo scopo di raccontare la personalità straordinaria e complessa di questo vino” .


Per dare massimo risalto a questo anniversario, si è pensato di “vestire” anche lo stand a Vinitaly con delle grandi P pre-alfabetiche nei colori della natura nella quale il Passum nasce. “Scegliamo l’uva migliore della vendemmia – dice l’enologo Giorgio Gozzelino – Il Passum viene prodotto solo nelle vendemmie migliori. La produzione è di circa 20 mila bottiglie. Lo amano soprattutto in Svizzera e nel Nord Europa”. A Vinitaly in anteprima si degusta il Passum 2015, annata straordinaria, che uscirà in autunno.


L’UVALINO, VITIGNO RARO.

L’Uvalino, vitigno piemontese quasi scomparso, sarà protagonista di una degustazione di vini rari a Vinitaly 2017: accadrà domenica 9 aprile, alle 15, davanti a un pubblico di buyer, giornalisti, master of wine e master sommelier, provenienti da tutto il mondo.


È un’iniziativa dell’Associazione nazionale Le Donne del Vino, che ha affidato a uno dei maggiori esperti mondiali di vitigni autoctoni italiani, il giornalista Ian D’Agata, il compito di comunicare l’importanza che hanno avuto le donne viticoltrici nel custodire vitigni antichi che altrimenti sarebbero scomparsi.


Una storia comune a molti vitigni, tra questi l’Uvalino, vitigno rarissimo del Piemonte un tempo assai diffuso tra i filari dell’Astesana. Lo ha riscoperto Mariuccia Borio, che da 27 anni, crede e finanzia la ricerca universitaria per custodire e tramandare la coltivazione sulle colline di Costigliole.


Una ricerca lunga che è stata un importante investimento economico: fu anche presentata nel giugno 2003 in occasione del VII International Symposium of Oenology di Arcachon, organizzato dall’Università di Bordeaux, dove vengono presentate le più importanti ricerche europee in campo vitivinicolo. 


“Si è scoperto che l’uvalino – racconta Mariuccia Borio - ha un contenuto altissimo di resveratrolo, sostanza antiossidante benefica per la salute, presente circa 30/40 volte in più della quantità che si ritrova negli altri vini rossi”. Cascina Castlèt ha circa un ettaro e mezzo di Uvalino, in due vigneti: se ne producono circa 5 mila bottiglie. 


Perchè l’Uvalino si chiama Uceline? Beh il nome non è scelto a caso perché agli inizi del Seicento, nella collina torinese e in Astesana, si designavano uve a maturazione talmente tardiva da essere vendemmiate quando le viti avevano perso tutte le foglie, al punto che gli uccelli se ne cibavano largamente.

 



di Andrea Di Bella