Tra cous cous e cannoli siciliani: segreti, peccati ed emozioni della cucina trapanese, a Torino


Peccati Siciliani


 

A cura di   ANDREA DI BELLA

“L’Italia senza la Sicilia non lascia alcuna immagine nell'anima: qui è la chiave di tutto...” .


Così J.W. Goethe nel 1787 nel suo storico "Viaggio in Italia", visitando la Sicilia. Questo, invece, è un viaggio breve, alla ricerca delle antiche tradizioni gastronomiche della Sicilia, il racconto di Peccati Siciliani, bottega di sapori trapanesi a Torino, che è anche una storia, intensa, viva, determinata, d’amore. Un racconto che viene da lontano, fatto da Loredana Fazio, titolare di questo locale intimo e solare, davvero un piccolo scrigno di sapori e profumi di cucina siciliana, di antiche ricette, di segreti rubati a quelle suore che da piccola, l’avevano ospitata nel loro convento.


 

Si,  forse i “peccati” provengono proprio da quel convento, e Loredana se li è tenuti per sé per tanti anni, finchè non è arrivata a Torino. Ed ora eccoli qui: peccati salati, dolci, conservati, da street food, e ce n’è per tutti i peccatori!

 

“Un viaggio iniziato per amore che si arricchisce ora dell’amore per le cose buone, da offrire con amore a chi si siede alla mia tavola…Fin da piccola, invece che giocare con le bambole, trafficavo di notte in cucina, giocando con mestoli e paioli. Di nascosto mangiavo con gli occhi i segreti che affondavano nel passato… ingredienti di un tempo e profumi intensi, che mi sono stati svelati in un convento vicino casa, le cui suore erano gelose custodi di antiche ricette”.

 Peccati Siciliani

Quando entri, attirato da un’insegna significativa che esprime tutto il sentimento e l’amore per la Sicilia, ti trovi davanti due banconi meravigliosi che sprigionano la felicità del cibo. Felicità che condividi al primo assaggio di un piatto di busiate col pesto alla trapanese o di un cannolo alla crema di pistacchio che vorresti non finisse mai.


E poi continui a mangiare tutto con gli occhi, finchè non scegli di dare un morso goloso ad una arancina (femmina dalle parti di Palermo, diventa arancino dalle parti di Catania).


La curiosità è la regina di questo piccolo locale e Loredana è maestra nel suscitare domande su quelle preparazioni e così si apre la narrazione del cibo che ti porta lontano, oltre l’isola, fino ai Paesi arabi.


Vado a trovare Loredana per farle confessare i tanti peccati commessi, ma non so se ci riuscirò. Vi riporto comunque uno stralcio dell’intervista che le ho fatto tra un’arancina e un tabulè, leggermente speziato, dal gusto incredibile. Chissà se sono stato un prete perfetto!


Cominciamo da una curiosità: le “patate vastase”, che vedo al bancone e mi suggeriscono già qualcosa di trasgressivo, di peccaminoso.


“Un piatto tipico trapanese, esordisce Loredana, da mangiare in comunione nello stesso piatto, condito con mozzarella filante. I commensali, mangiando, invadono il territorio dell’altro, un gesto poco corretto, un po’ rozzo. Da qui nasce il termine vastase, cioè “poco educate””.


Allora svelaci i segreti della preparazione o è una ricetta segreta?


“Alcuni peccati si tengono per sé, venite a provarle, mangiatele e capirete cosa c’è dentro il piatto!”


Ma almeno una cosa ce la puoi svelare si o no?


“A patata!" Risposta tra l’ironico e il triplo senso! (risate di cuore)

Cous Cous di pesce

Loredana, ma questa sviscerata passione per la cucina quando è nata?


“Quand’ero bambina, osservando la mamma e la sorella più grande. Poiché noi intendiamo la cucina e il cibo come un gesto di affetto e di amorevolezza, questi sentimenti hanno fatto si che mi appassionassi fin da piccola. Potevo avere 10 anni. Mi sono messa alla prova per gioco, poi è diventata passione e successivamente lavoro”


“Avevo 18 anni e avevo iniziato a muovere i primi passi nel campo della ristorazione. Poi ho insegnato Arte Bianca all’Alberghiero di Trapani. A Torino sono venuta da un paio d’anni. Da insegnante sono diventata gastronoma, ottenendo un buon successo”


Ma veniamo alla cucina trapanese e ai piatti tipici di questo territorio ricco e sorprendente

 

“Beh il piatto forte, forse il più conosciuto, è il Cous Cous di pesce. Un piatto sociale, povero, millenario, a cui San Vito Lo Capo dedica tutti gli anni un fantastico festival dei Paesi del Mediterraneo. Noi trapanesi abbiamo portato avanti questa cultura dai Paesi nordafricani: assaggiando questo piatto, comprendi il legame di Trapani col mondo arabo. Nella mia bottega lo preparo il venerdì e si può mangiare in loco o portare via con una scodellina di brodo di pesce profumato di Cipolla, alloro, cannella, scorza di limone. Durante la settimana preparo la versione con le verdure, un piatto saporito, freddo, leggermente speziato, il 'tabulè'. Sono preparazioni complicate, partendo da una materia prima povera, ma dal gusto ricco e avvolgente. C’è tanto lavoro dietro”


Bene, hai introdotto il discorso sulle materie prime. Dietro le vetrine del banco vedo dei piatti dai profumi immensi


“La materia prima arriva dalla Sicilia, anche l’acqua per preparare le panelle (pane e panelle è un tipico panino street food della cucina palermitana, in pratica frittelle di farina di ceci)”


Addirittura l’acqua arriva da giù?


“Si perché la panella ha bisogno di un’acqua leggera altrimenti si “smonta”, e quella di Torino è più dura e non si presta”


E come viene trasportata quest’acqua


“Con la catena del freddo, così come  la ricotta e le farine. Arriva tutto dalla provincia di  Trapani”


E queste deliziose arancine?


“Qui la clientela viene per deliziare il palato e io sono a disposizione per accontentare tutte le voglie: gusti al ragù di carne, prosciutto e mozzarella, pistacchi e mozzarella, melanzane, spinaci e mozzarella”


E visto che ho assaggiato la pasta con le sarde, ci puoi spiegare qual è il segreto di questa bontà?


“Si, questo è un piatto straordinario perché il segreto, oltre che nella qualità del pesce, sta tutto nel gusto del finocchietto selvatico, che arriva fresco e profumato da Trapani, raccolto dalle mani di mio papà, in campagna”


E parliamo di questo locale: dalla strada si vede questa insegna che richiama la Sicilia… come lo definisci


“È un ritorno alle origini, per non sentirmi sola a Torino. Ho voluto ricreare un ambiente che ricordasse la mia bella Trapani e il territorio da cui sono partita. Ecco quindi immagini, fotografie, paesaggi, scorci caratteristici che mi riportano al tempo passato… qui si parla il dialetto quando si può… ed è bellissimo stare in compagnia della tua terra di origine”


Ma questa la definisci bottega, gastronomia, laboratorio, street food?


“Una gastronomia take away, intendendo con questo un “cibo curato”. Io lavoro da sola, scelgo le materie prime, cucino e servo i clienti. Loro sono al centro della mia proposta gastronomica, devo creare cibo buono attorno a me, occorre creare curiosità prima ancora di fare gustare il piatto… devono mangiarlo prima con gli occhi e con la narrazione“


Entrando, l’occhio, prima ancora del palato, ha di che esaltarsi. Lasci dietro la porta tutti i pensieri ed entri nel mondo della bontà gastronomica. Vedo almeno 15 piatti diversi di peccati salati e poi i dolci strepitosi


“Si, tutti piatti poveri, perché la cucina siciliana è complessa nell’essenza, ma la materia prima è povera anche se eccellente. I dolci? Sono la ricchezza che va a concludere un pranzo preparato con passione, con amore”

Cannoli siciliani

Ma torniamo a Trapani, non per crearti nostalgia, ma per parlare di Erice e di Maria Grammatico, maestra pasticcera ericina, interprete di antiche ricette dolciarie del territorio


“Sono d’accordo, la signora Maria rimane forse la donna più conosciuta nel mondo della pasticceria siciliana. Ero una ragazzina quando sono stata nel convento delle suore di Erice. Lì ho avuto la fortuna di conoscerla e così  ho carpito le ricette segrete di dolci antichi delle monache. In pratica ho fatto quello che aveva fatto lei con le suore: le ho spiate,  copiando, furbescamente, le antiche ricette originali!”


Non mi dire che hai rubato le ricette! Comincio a capire allora… quando nella presentazione  si legge  “segreti svelati in un convento, in Sicilia” vuol dire  che hai “rubato le ricette”?


“Proprio così, sono quelli i segreti (o peccati? N.d.r.)! Non so se la signora Maria sa che io ho preso quelle ricette, ma posso dire che è stato quello il momento in cui  è iniziata la mia storia”

Adesso che hai confessato, possiamo dire che i segreti del convento sono nelle mani di Loredana?


“Certo, ma la signora Maria oggi non lavora più e io continuo a mettere quello stesso amore nelle mie preparazioni…”

Quindi i torinesi sono fortunati ad assaggiare quelle ricette segrete, antiche e insuperabili, quei peccati commessi da ragazzina!


“Lo ammetto è stato un peccato: un peccato all’origine poi commesso nuovamente da me!”

 

Prima di lasciarti, ti chiedo quale è, tra i tanti che vedo qui, il tuo piatto preferito


“La caponata, perché si può personalizzare, variare negli ingredienti, ciascuno può mettere del suo. È una ricetta complicata, dalle sensazioni gustative che ti avvolgono, con una serie di componenti che raccontano la Sicilia… sapori intensi, forti e sfacciati, perfino contrastanti.. rivelano il carattere dei siciliani”


Per finire, lancia un messaggio ai lettori di Mondo del Gusto


“Che cosa devo aggiungere di più, voglio suscitare la curiosità dei lettori torinesi e magari dei molti  turisti che visitano questa città. Devono entrare in questa bottega, conoscere la peccatrice,  parlare, farsi raccontare e assaggiare”


Mi sembra che esista un “food delivery” dei piatti preparati


“Si, Peccati Siciliani attraverso la  App di EAT IN TIME  riesce a ricevere prenotazioni on line e a consegnare a domicilio i piatti richiesti, nei tempi di consegna decisi dal cliente. Un servizio in più per i consumatori, che sta riscuotendo successo”.


Allora, mangiate comodamente a casa vostra, coi sapori siciliani nel piatto, immaginando di affacciarvi da una di quelle fortunate finestre della vecchia Tonnara di Scopello e ammirando quei Faraglioni spettacolari, bagnati da un mare celeste ineguagliabile. In fondo, fantasia e (un po’ di) peccati di gola sono ancora  permessi.

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PECCATI SICILIANI

Via Pollenzo, 10 G - Torino / Tel. +39 011 2077469 / info@peccatisiciliani.it

Orari
Martedì - Sabato  dalle 11.30 alle 21.00
Domenica dalle 11.00 alle 14.00
Lunedì chiuso

 

 



di Andrea Di Bella