Strada del Limone dell’Etna: profumi, colori, sapori e contraddizioni della Riviera Jonica di Acireale (Catania)


Comune di Acireale - Ufficio Turismo


 

A cura di  ANDREA DI BELLA

È da qualche tempo che avevo deciso di scrivere un articolo che parlasse dei miei luoghi d’infanzia, ma la mia doppia anima, siciliana (di nascita) e piemontese (di adozione) mi ha sempre trattenuto, non so perché, o forse lo so, ma non voglio che sia vero.


La mia prima anima, il cuore, il legame verso questa terra dove sono nato, la gratitudine nei riguardi di quella cultura storica, delle tradizioni inattaccabili, di quei paesaggi rurali silenziosi, di quei sapori magnifici, di quel maestoso condottiero chiamato ”Etna”, artefice incontrollabile di suggestioni paesaggistiche, suggerivano che io scrivessi tutto il bene possibile di quei luoghi, di quella gente.

Riviera jonica di Acireale - Ph ANDREA DI BELLA


L’altra anima, quella piemontese, però ha sempre bloccato le dita sulla tastiera del pc, non ha permesso che io scrivessi “tutto quel bene”. Ha prevalso questa su quella, fino a oggi.


Come se, descrivendo “la bellezza”, tradissi qualcosa e qualcuno. “Perché devo descrivere il bello della mia terra di origine se ogni volta che torno là non è più tutto come prima? Anzi, tutto è più decadente, più inanimato, più scolorito, più silenzioso, più assente. Il meraviglioso patrimonio paesaggistico e artistico-culturale è poco tutelato, il concetto di cultura è passato in secondo piano, l’arte è poco valorizzata, quelle strade inutili che iniziano, ma non arrivano mai da nessuna parte, spezzano la contemplazione di una perfetta armonia del paesaggio agricolo che solo la Natura è stata capace di offrire. Il concetto e il rispetto della Bellezza viene a mancare!


Eppure ho voglia di scrivere di quel territorio, di quella Natura, di quei luoghi del cuore che ho lasciato da adolescente alla stazione ferroviaria di Acireale, con la mia valigia per Torino. Devo farlo.


E allora mi sono deciso, mi spoglio di quest’altra anima e indosso la maschera siciliana, no, no, non crediate che sono diventato un “pupo”, manovrato da chissà quale puparo. Sono io, in perfetta sintonia con me stesso, con la mia volontà, che sto pigiando i tasti di quella tastiera che non avevo finora voluto pigiare su questo argomento.


E veniamo quindi al senso di quello che sto per scrivere. Lo spunto me lo dà la Rai, con la puntata di Linea Verde del 5 febbraio 2017 su Le vie degli agrumi di Sicilia. Uno spaccato di paesaggio, agricoltura e agrumi all’ombra del vulcano.

Limoni dell'Etna - Fonte: Linea Verde Rai Uno 

E allora come non partire da lui, si proprio il Limone dell’Etna, che, con i suoi terrazzamenti e le saie,  l’antico ed efficace sistema di piccoli canali in mattoni per l’irrigazione della terra, domina la campagna, tra la Riviera dei Ciclopi e Taormina.  Una vera opera d’arte, quella delle saie per dare l'acqua agli agrumeti, un connubio perfetto di interazione uomo-natura e di costruzione di un paesaggio rurale di eterna bellezza che solo qui è destinato (forse) a resistere al tempo.


A proposito, “non sarebbe stato uno strumento culturalmente apprezzabile richiedere il ‘riconoscimento UNESCO’ per questo sistema di canalizzazioni di forte tradizione locale?”. Un marchio culturale, come la "vite ad alberello" di Pantelleria", senza andare lontano; un valore connesso all'agricoltura e al patrimonio rurale siciliano, per conservare un'espressione antica della cultura agricola di questi luoghi!


Il Limone di questa riviera jonica ti fa girare la testa, è fantastico, profumato, bello a vedersi sulla pianta, buonissimo all’assaggio, non parliamo poi delle proprietà salutari. Che dire, poi, di quel contrasto di colori impressionisti tra quel giallo-verde unico e l’azzurro del mare…, e se aggiungi, ancora, il verde scuro delle foglie e l’ocra indefinito di quella terra vulcanica millenaria lo scenario è completo. Senza parlare del fondo della scena teatrale, l'Etna!


Ci troviamo sulla costa che da Acicastello e Acitrezza arriva oltre Riposto, su quella strada che tra tante curve ti fa parlare con il vulcano e ti avvicina al mare. Prova a lasciare il finestrino dell’auto aperto… rimani estasiato, colpito dai colori, pervaso e inebriato da quei profumi straordinari, dove predomina, sicuramente, quello acuto di zagara.


Scendiamo giù da Acireale, che domina il paesaggio su questo sperone di roccia lavica, a strapiombo sul mare, ricoperto di una suggestiva vegetazione selvatica. Acireale che osserva “a muntagna” prima tuffarsi nel mare di Ulisse e Polifemo, tra le barche colorate di Santa Maria la Scala e quei pochi eroici pescatori di verghiana memoria.

 

Qui si respira a pieni polmoni aria di limoni, di zagara che ti entra nelle vene. Il cuore del viaggiatore batte forte, ci si vorrebbe fermare ad ogni curva, ma la strada non te lo permette. Quei muri centenari in pietra lavica a secco, un po’ storti, qualcuno malandato, coperti da nostalgici rovi di more o affacciati su piante di fichi d’India dai colori indecifrabili, ma dal gusto, ricordo bene, irripetibile. Quei muri vestiti di natura, ormai.

Limoneti sulla Strada del Limone dell'Etna - Ph ANDREA DI BELLA

Ci troviamo nel comprensorio del famoso “limone verdello”, speriamo di prossimo riconoscimento Igp. La strada attraversa i borghi marinari di Santa Maria La Scala, Santa Tecla, Stazzo, Pozzillo e Torre Archirafi, fatti di ciottoli e sabbia nera, antichi paesi di pescatori e contadini, tra aziende agricole, grandi distese di “giardini” profumati di limoni e aranci, qualche filare di vigneto, sorvegliati da ottocentesche dimore padronali e case rurali, in pietra nera o dai colori felici, acquerellati dal tempo. Si arriva a Riposto.


Qui arriva il profumo del mare, che si mescola a quello di limoni, di aranci e mandarini e  parte la “Strada del Vino dell’Etna”. (LEGGI L’ARTICOLO)


Alla luce di tali specificità, questi luoghi dovrebbero far crescere turismo ed economia, ma forse,  gli amministratori locali hanno perso l’ultimo treno verso quel turismo di relazione integrato, valorizzando il territorio attraverso i prodotti agricoli, trait d’union tra visitatore e produttore.


La Sicilia a che cosa è destinata? All’agricoltura, alla bellezza dei suoi beni monumentali, alle sue tradizioni, alle sue chiese, al turismo organizzato bene, non di massa. Turismo come cultura, come sviluppo della specificità. Mi vengono in mente i pomodorini di Pachino, un sapore meraviglioso. Li fanno pure i cinesi, ma in nessun posto del mondo hanno il sapore che hanno in Sicilia”. Così scriveva Dacia Maraini in un articolo pubblicato su www.lastampa.it, versione on line del quotidiano cartaceo, il 2 aprile 2016.


Forse è meglio riprendersi quell’altra anima che mi porta nelle Langhe, nel Monferrato, nel Roero, diventati Paesaggi Vitivinicoli Patrimonio Mondiale dell'Umanità, grazie all'impegno delle Istituzioni e alla perfetta interazione tra queste, gli uomini e il territorio.

 

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di Andrea Di Bella