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“La PRO LOCO, L’UNPLI, l’ITALIA che vorrei”. Intervista a Claudio Nardocci


“La PRO LOCO, L’UNPLI, l’ITALIA che vorrei”. Intervista a Claudio Nardocci





L’incontro con Claudio Nardocci, Presidente dell’UNPLI nazionale si è confermato, com’era prevedibile, di estremo interesse. La motivazione principale dell’incontro era il libro che è appena stato pubblicato dalla Angeli “Pro Loco. Identità e cultura del territorio”, i cui autori sono Francesca Guarino e Claudio Nardocci, con il contributo di Costantino Cipolla. Partendo dal libro, abbiamo trattato diversi importanti argomenti.

 


Nardocci e l’UNPLI: 20 anni di storia in comune. E’ tempo di cambiare

 

La storia di Nardocci è quella degli ultimi 20 anni dell’associazione: una parte molto importante sia per la durata (l’associazione nazionale nasce nel 1962 anche se le “radici” delle Pro Loco si disperdono alla fine dell’’800) sia per i risultati ottenuti:
• l’associazione è non solo cresciuta enormemente (dalle 2.200 Pro Loco di circa 20 anni fa si è passati alle oltre 6.000 di oggi a cui forniscono un contributo poco meno di 600.000 volontari e con 287.000 iscritti) ma ha anche completato la fase di consolidamento della struttura organizzativa.
• l’associazione ha ottenuto dall’UNESCO, nel 2012, il prestigioso riconoscimento di essere accreditata fra le organizzazioni non governative (meno di 200 nel mondo) che possono fornire “servizi di consulenza al Comitato intergovernativo per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale”
• L’associazione è coinvolta in numerosi protocolli di valenza nazionale


Dopo questa premessa, Nardocci dice “… smetto quest’anno a novembre”. La scelta è dovuta non solo a motivazioni, in parte, di carattere statutario ma perché “…ho deciso di lasciare, almeno questo incarico. Non lascio l’UNPLI, se mi vogliono ancora, però l’incarico così com’è adesso, è veramente pesante”.

Le ragioni principali sono da attribuire:
• alla dimensione e conseguente complessità dell’associazione: le Pro Loco sono quasi triplicate e ciò implica una vastità di rapporti e contatti che debbono essere adeguatamente mantenuti (in 20 anni Nardocci ha percorso circa 1.400.000 km!!!)
• al fatto che l’associazione è coinvolta in numerosi protocolli che richiedono costante impegno ed attenzione.

E, dopo 20 anni e tante cose fatte: “…tutto il gruppo dirigente è stanco. E’ per questo che voglio dare il buon esempio…”.

Ma questo aspetto solleva una criticità in quanto “… la qualità nei ricambi ancora non l’abbiamo trovata bene. Questo è il problema adesso…”

Non è, comunque, una decisione semplice come potrebbe sembrare dalla tranquillità con cui ne parla: “Il rammarico, fra gli altri, è che adesso cominciamo ad essere considerati e bene. Ieri sono stato a parlare con il capo di gabinetto del Ministro del turismo e della cultura perché vogliono dare, finalmente, un riconoscimento ufficiale di tutto quello che facciamo e che abbiamo fatto in questi 100 anni e passa di attività delle Pro Loco. Con il Ministero delle politiche sociali siamo riconosciuti, siamo nell’Osservatorio, con altri ministeri abbiamo buoni rapporti. Finalmente stiamo raccogliendo. Però, effettivamente, è una fatica enorme e io vorrei dividerla in tanti pezzettini perchè così è difficilissimo. E’ troppo concentrato su pochi e non è giusto, come impostazione”.

 


La Pro Loco che vorrei

 

Molti e molto importanti quindi sono stati i risultati ottenuti a seguito dell’impegno di decine di migliaia di volontari. Ora sono però, sono necessari dei miglioramenti in alcuni aspetti che sono ancora fortemente critici.

Ad esempio occorre che al “saper fare” si affianchi il “saper comunicare”. Troppo spesso le eccellenti iniziative che vengono attuate dalle Pro Loco non sono promosse adeguatamente e, di conseguenza, non sono adeguatamente valorizzate. Si tratta di una comunicazione che può e deve interessare vari canali in diverse modalità ma che vede nel web uno strumento fondamentale. Come infatti viene evidenziato nella prefazione del libro “Sappiamo che l’arrivo del web favorisce, come dimostrano tutte le ricerche e favorirà sempre di più un turismo diffuso, sparso sul territorio, portato a sostare nelle campagne e nei piccoli borghi, attratto dalla loro bellezza e dal loro incomparabile fascino”.

E’ necessario impegnarsi maggiormente nel creare network facendo lavoro di squadra con le diverse realtà locali e le strutture ai vari livelli.

Nell’Italia dei “mille campanili” un’immagine che Nardocci utilizza con frequenza negli ultimi anni nei suoi incontri con le Pro Loco è la seguente “… voi non dovete salire in cima al campanile solo quando c’è la sagra. Dovete andare in cima al campanile per vedere tutto il territorio che c’è intorno a voi e tutte le possibilità che avete: di alleanze, di promozione, … Di là sopra vedete un territorio più ampio che vi fa crescere e che vi fornisce potenzialità enormi. Non è solo immagine, sono soldi, posti di lavoro, un sacco di cose…”.

Ma l’effetto ottenuto da queste esortazioni è inferiore a quello auspicato “… la cosa è che … sembra che veramente ti ascoltino … però poi, quando me ne sono andato, dopo due giorni se ne sono dimenticati…”

A questo punto Nardocci afferma “… questa è una generalizzazione, una banalizzazione: una parte di queste 6.000 sono estremamente ricettive e proattive. Ma sono ancora troppo poche, circa il 10% … ”

 


L’UNPLI che vorrei

 

In merito al ruolo che dovrebbe avere l’UNPLI e di conseguenza i suoi rappresentanti, Nardocci ritiene che debba essere di supporto alle Pro Loco “… vedo l’UNPLI come un organismo operativo a fianco delle Pro Loco. Non lo vedo come rappresentanza, che vedo come la seconda parte dell’attività ma che non dovrebbe essere la parte maggioritaria. Penso sempre alle Pro Loco che nei piccoli paesi hanno moltissime difficoltà e quindi su quelle io, la giunta, cerchiamo di lavorare…”.

Su questo aspetto però, non tutti la vedono allo stesso modo nell’UNPLI “ … qualcuno continua ad essere attirato dalla luce, come le falene e continua pensare che noi dovremmo fare più rappresentanza … ”.

La Pro Loco piccola ha la possibilità di fare delle cose egregie a livello turistico, imprenditoriale però deve essere informatissima rispetto a quello che ha a disposizione, con particolare riferimento alla comunicazione: i social, i siti web, ecc.

L’Unpli deve essere così preparata da avere la possibilità di andare ad insegnare tutte queste cose, come ad esempio lo story telling per raccontare bene il loro territorio.

La formazione è un importante strumento sul quale l’UNPLI nazionale investe con molta determinazione: di recente è stato concluso l’ennesimo corso di formazione sui Cammini.

La voglia di crescere c’è: i corsi sono sempre pieni. A tale proposito, per aumentare la possibilità di ognuno di accedere ai percorsi formativi, è in fase di realizzazione un corso online predisposto con Unitelma (Università Telematica della Sapienza) che ogni associato potrà scaricare e fruire da casa propria.

Il senso di identità e la memoria storica, sono elementi fondamentali per qualsiasi organizzazione ed in particolare per L’UNPLI, così eterogenea e diffusa sul territorio nazionale. In questa direzione, dopo l’adozione di un marchio proprio e registrato e di un nuovo inno, l’iniziativa più recente è rappresentata dalla pubblicazione di “Pro Loco. Identità e cultura del territorio”, il quale costituisce un passaporto che permetterà ai presidenti di presentarsi in maniera impeccabile ai sindaci, ai partner ed agli sponsor facendo conoscere ed apprezzare meglio l’attività svolta fino ad ora.

 


Il fund-raising

 

I settori del turismo e della cultura, gli ambiti in cui operano le Pro Loco, sono sempre più abbandonati dalle istituzioni pubbliche, compresi i comuni, principali referenti del territorio e delle Pro Loco. Ne consegue una cospicua riduzione delle risorse e non solo economiche. Per tale ragione da alcuni anni, L’UNPLI sta cercando di diffondere al proprio interno l’utilizzo di modalità alternative ed innovative, quali ad esempio il fund-raising.

Anche in questo campo vi è ancora molto da fare e quindi vi sono grandi potenzialità. Come infatti viene riportato in un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista dell’UNPLI “Arcobaleno d’Italia”:

 

Su 6.000 Pro Loco sono solo circa 100 quelle che hanno preso parte al 5 per mille del 2013 (anno per il quale sono a disposizione i dati della Agenzia delle entrate) con un ricavo aggregato di circa 250.000 euro destinato alle Pro Loco da 8.600 contribuenti. Poco più di 50 proloco hanno raccolto più di 1.000 euro. Moltissime quelle che hanno raccolto fra i 100 e i 200 euro.

Se solo 1/3 di tutti soci effettuassero la loro sottoscrizione staremmo parlando di un volume di raccolta di circa 4 milioni di euro.

E’ questa una grande occasione per far crescere tutto il nostro movimento sotto il profilo organizzativo e sotto quello del rapporto con le comunità locali, che forse si aspettano proprio da noi una proposta di utilizzare il 5 per mille per rendere migliore e più fruibile il nostro patrimonio culturale, di tradizioni e di valori che rappresenta il bene primario delle nostre comunità.

L’UNPLI ha quindi deciso per il 2016 di fare una grande campagna nazionale e al tempo stesso locale, mettendo al centro il tema della tutela e dello sviluppo del nostro patrimonio immateriale che raccoglie in sé i tanti progetti e le tante attività che tutte le 6000 Pro Loco da 135 anni conducono insieme alle loro comunità.

 

Ma l’utilizzo di nuove modalità di reperimento delle risorse non dovrebbe essere limitata alle sole Pro Loco: anche i comuni, ad esempio, dovrebbero muoversi in tale direzione. Senza perdere ulteriore tempo. “Io penso che un comune dovrebbe fornire i servizi di minima quelli garantiti a tutti. E poi c’è una fascia di cittadini che, se il comune erogasse dei servizi migliori, li pagherebbe”. E a tale proposito, Nardocci cita l’esempio della raccolta differenziata, ritenendo che vi sarebbe sicuramente qualcuno disposto a pagare di più affinchè venisse effettuata con frequenza più elevata, ad esempio giornaliera.

Sarebbe anche utile che vi fosse una partecipazione dei cittadini, maggior senso sociale, di appartenenza, di comunità. Sempre in tema di igiene urbana, Nardocci cita un esempio “… Sarebbe opportuno che ognuno pulisse il marciapiede che sta di fronte alla propria casa, come si faceva una volta…

 


Il terzo settore: la legge “incompleta”

 

Le istituzioni pubbliche (stato, regioni, province, ecc.) hanno delegato al volontariato interi pezzi della società e delle loro attività. Ad esempio lo sport (in aggiunta all’assistenzialismo, alla protezione civile). “Se non ci fosse il volontariato, cosa rimarrebbe del calcio oltre alla serie A e B? Che però sarebbero destinate a scomparire rapidamente senza tutto quello che viene da sotto”.

Ora tutto questo sta avvenendo, sempre di più, anche per il turismo: le frequenti leggi nazionali non sono mai state applicate interamente ed ora, tutto rimane a carico dei Comuni e delle Pro Loco. E si tratta di un pezzo importante dell’’Azienda Italia”: un settore dal valore aggiunto di 171 miliardi di euro che rappresenta con effetti diretti, indiretti e indotti l’11,8% del PIL nazionale ed il 12,8% dell’occupazione con 3,1 milioni di unità di lavoro.

La legge sul terzo settore non è che stia aiutando molto: “ … se anche venisse approvata così com’è adesso ci sarebbe parecchio da lavorare. Sui decreti delegati, che sarebbero i regolamenti di applicazione della legge, non vi è stato un riconoscimento vero e proprio. Facendo parte della Consulta a livello nazionale del terzo settore mi sto battendo perché una parte della promozione di queste cose non c’è. Il volontariato non si vede mai in televisione … “

E invece, una maggiore visibilità, una più adeguata informazione sarebbero molto utili ad esempio per il finanziamento, per una raccolta di fondi (fund-raising, crowdfunding, ecc.). Lo stesso discorso vale per i comuni, soprattutto quelli piccoli: “… sarebbe bene che ne venissero intervistati i sindaci, i quali avrebbero così la possibilità di raccontare le difficoltà economiche nelle quali operano e con le quali debbono confrontarsi”.


Siamo arrivati alla conclusione. A questo punto propongo a Nardocci il titolo dell’articolo che mi è appena venuto in mente: “La Pro Loco che vorrei” oppure “l’UNPLI che vorrei”. Nardocci condivide e aggiunge “L’Italia che vorrei”.

 



di Maurizio Soverini