Piemonte Barbera, la tradizione si rinnova: incontro alla Cantina di Vinchio e Vaglio, in provincia di Asti


Confederazione italiana agricoltori


A cura di ANDREA DI BELLA



Presso la  Viticoltori Associati di Vinchio e Vaglio Serra, è stato presentato nei giorni scorsi un progetto della Cia, Confederazione italiana agricoltori di Asti, nato da un’idea dell’enologo Giuliano Noè e “sposato” dal Consorzio di Tutela, per valorizzare la Doc più giovane di uno storico vitigno piemontese.


Un progetto che vuole seriamente provare a fare chiarezza nel prestigioso ma troppo frammentato mondo della Barbera valorizzando, nello specifico, la Doc Piemonte fino ad ora considerata e sovente utilizzata come una sorta di serbatoio di riserva aziendale, raramente orientata ad una qualità che lo storico vitigno piemontese sicuramente merita.


Un’idea che nasce dalla constatazione di quante e quali siano le difficoltà che i consumatori incontrano per orientarsi tra le varie tipologie delle Doc Barbera, con particolare riferimento alla Doc “Piemonte Barbera” che, in commercio ed al consumo, propone prodotti contraddistinti da un’unica denominazione, ma con caratteristiche totalmente diverse rendendo estremamente difficile la riconoscibilità del vino, elemento fondamentale per contare su proficue prospettive commerciali su qualsiasi tipo di mercato.


Lo scopo dichiarato del progetto, che ha già ricevuto la piena adesione del Consorzio di Tutela, è quello di fornire una migliore e più riconoscibile identità alla Denominazione costruendo un legame inscindibile tra territorio, vitigno e vino. Tre elementi la cui sintesi operativa si traduce per l’appunto nella programmazione colturale dei vigneti, nella giusta selezione del vitigno ed infine nella creazione di un vino fruttato, fresco, beverino, di contenuto grado alcolico e di prezzo accessibile a tutti, soprattutto i giovani, ma allo stesso tempo giusto e remunerativo per il produttore.


In sostanza un vino di pronta beva, semplice, di uso quotidiano, in grado di essere “capito” da ogni tipo di consumatore e soprattutto sorseggiato in modo così capillare da non nascondere l’ambizione di diventare un vero e proprio “modo di bere”.


La creazione di un prodotto che soddisfi a queste caratteristiche, pur nella piena autonomia produttiva di ogni azienda o cooperativa, avrebbe un duplice vantaggio per l’intera filiera della Barbera. Da una parte, renderebbe, come già accennato, inequivocabilmente riconoscibile la “barbera quotidiana”, di buona qualità e allo stesso di facile beva e di prezzi contenuti; dall’altra consentirebbe di attribuire alla Docg Barbera d’Asti tutti i quarti di nobiltà che le spettano, indirizzandola ad un consumo maturo e appassionato, per occasioni importanti o per specifici, sovente esclusivi, abbinamenti enogastronomici.


A spiegare scopi e filosofia dell’iniziativa sono stati Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia; Alessandro Durando, presidente provinciale della Cia di Asti; Filippo Mobrici, presidente del Consorzio di Tutela Barbera d’Asti e vini del Monferrato; Giuliano Noè, enologo e ideatore della proposta; Lorenzo Giordano, presidente della Viticoltori Associati Vinchio e Vaglio Serra. Ha moderato l’incontro il giornalista Paolo Monticone.

 

 


 



di Andrea Di Bella