“Il piacere di narrare”: Oscar Farinetti affronta il tema dell’importanza dello storytelling, ospite in Sicilia


Ufficio Stampa


A cura di ANDREA DI BELLA



“Sembra un paradosso, in un paese di tanta bellezza ci siamo così abituati a guardare al brutto fino a perdere le speranze. Noi, tocca a noi. Noi salveremo l’Italia e ce la faremo, aiutati da tanta bellezza, se torneremo a essere capaci di guardarla, capirla, gioirne, narrarla…”. Così Oscar Farinetti, fondatore di Eataly, nel suo libro - “NEL BLU” La biodiversità italiana, figlia dei venti -, edito da Feltrinelli.


La narrazione diventa una regola fondamentale per Farinetti, per la promozione di un territorio, di un prodotto enogastronomico, per conoscere la cucina di un luogo, per descrivere la bellezza di un paesaggio, la bellezza allo stato puro!


E’ attraverso le storie di uomini e le esperienze di vita che si costruisce un racconto; è l’orgoglio, l’attaccamento a un qualcosa che ispira la narrazione, che crea emozioni ed evoca ricordi, che veicola il marketing. La narrazione è un valore importante, è cultura.


Oscar Farinetti - Ph. ANDREA DI BELLA

 

Senza narrazione un prodotto non vale niente. E’ la gallina la più brava nel marketing, perché - ha affermato in diverse occasioni il fondatore di Eataly - quando fa l’uovo con il suo coccodè richiama l’attenzione del contadino. Così il piatto, la specialità italiana va narrata. Ogni cosa che vogliamo offrire deve essere accompagnata da una descrizione narrativa che metta in campo facile comprensione, scienza, storia e pure un po’ di poesia”.

 

“Il piacere di narrare” è il tema che Oscar Farinetti tratterà in Sicilia, a Catania, il 26 gennaio 2016, un argomento essenziale per promuovere il patrimonio agroalimentare del nostro Paese. Ospite  di Cronache di Gusto, giornale siciliano online di enogastronomia, in occasione di Best in Sicily, l'ideatore di Eataly terrà una lezione sull'importanza dello storytelling, la narrazione d'impresa.


Non è la prima volta che Farinetti arriva in Sicilia. Attento osservatore dell’enogastronomia siciliana, del potenziale agroalimentare dell’isola, dell’incredibile biodiversità che sopravvive nella splendida terra dell’Etna, negli ultimi anni più volte l'imprenditore ha visitato l’isola, è stato ospite di eventi, spendendo frasi di apprezzamento per le eccellenze del territorio.


"Catania mi piace da matti, - affermava nel 2014 - è ideale per il cibo. Lì farò il secondo Eataly del Sud Italia, dopo quello di Bari. Ma ci vorrà del tempo".


 “La Sicilia siede su un tesoro che potrebbe garantirle futuro, sviluppo e lavoro. Ma ancora non l’ha capito. E neppure il resto dell’Italia”, sottolineava nel 2013.


“L’isola è un bel marchio e piace molto. Tutti, nel mondo, sanno dove si trova. Bisogna legare insieme l’agroalimentare, le bellezze artistiche e il paesaggio che sono gli asset su cui si basa il turismo. La Sicilia li ha tutti, però ha meno turisti dell’Emilia Romagna. Non credo che il mare e il paesaggio siano superiori a quelli siciliani. Bisogna cambiare l’offerta”.


E a proposito dei prodotti agroalimentari siciliani venduti sugli scaffali di Eataly, l’imprenditore piemontese ha sempre avuto parole di elogio.Quando dici la parola Sicilia senti già in bocca un buon sapore. Nel settore degli oli extravergine d’oliva sono stati fatti passi da gigante. Il profumo di pomodoro maturo e di erbe sono indimenticabili. Non mettere sull’insalata l’olio siciliano è follia pura, secondo me. E poi ci sono grandi vini e tanti altri prodotti come i pomodorini. I prodotti siciliani si vendono bene. Il Pistacchio di Bronte è un bell’esempio”.


Chissà se il racconto di Eataly verrà mai ambientato in Sicilia… o se Camilleri lo sta già scrivendo!

 


 



di Andrea Di Bella