“Di terra e di cibo. Fra le pagine di Sciascia”: la civiltà contadina siciliana in un libro


Fondazione Leonardo Sciascia


 

A cura di ANDREA DI BELLA

 

“La campagna della noce era rigogliosa: dalle sue vigne veniva, e viene il miglior vino che si produce nel circondario; un vino fortissimo e dolce e uno non finirebbe mai di bere. Il paesaggio è quello della Sicilia interna: colline rocciose sparse di mandorli e olivi, di vigne […]”.


E’ l’inizio del bellissimo libro “Di terra e di cibo. Fra le pagine di Leonardo Sciascia” di Salvatore Vullo, edito da Salvatore Sciascia, con la prefazione di Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food, dedicato al mondo contadino all’epoca dello scrittore.


Il libro viene presentato dall’autore, anche lui siciliano, nella terra dell’indimenticato scrittore siciliano: l’appuntamento è per sabato 18 luglio 2015, alle ore 19, presso la Sala Consigliare del Comune di Marianopoli e per domenica 19 a Racalmuto, sempre alle 19, nell'atrio del Castello Chiaramontano.


 

L’iniziativa è promossa dal Comune di Racalmuto in collaborazione con la Fondazione Sciascia.


“Una lettura curiosa e stuzzicante, perché consente ancora una volta di capire quanto la civiltà contadina di questo nostro paese abbia avuto un ruolo centrale nel plasmare non solo ciò che siamo oggi, ma anche il patrimonio artistico e culturale di cui l’Italia può vantarsi”. Così scrive Carlo Petrini nella prefazione.


“Di terra e di cibo è un libro mosso dal mio grande amore per Sciascia”, aveva affermato Salvatore Vulloquando lo presentò al Salone del Gusto e Terra Madre 2014 di Torino.


L’autore vive e lavora nel capoluogo piemontese. “Il fascino del cibo e del vino è anche dovuto a grandi scrittori come Pavese, Fenoglio, Lajolo, Piccinelli in Piemonte. Territori, gente semplice, vini, contadini si intrecciano nei loro racconti, e per questo ho scritto il libro”.


Una motivazione che nasce, sincera, da un grande amore che lega Vullo al mondo contadino e a Leonardo Sciascia. “Il grande scrittore siciliano era un grande conoscitore del mondo agricolo, un estimatore della cucina e amava cucinare!”.


Grande conoscitore di cose contadine, di colture agrarie, di ruralità, di diritto ed economia agraria, di varietà e di prodotti agricoli, di gastronomia, di piatti tipici, di tradizioni popolari e contadine, del cibo e del mangiare che sono legati alla fame…”, Sciascia ha saputo raccontare e rappresentare quella realtà dura, faticosa, tragica, facendola diventare letteratura.


“Già quarant’anni fa Sciascia”
sottolinea Vullo, “aveva intuito che la cucina e la terra erano al centro della vita dell’uomo”.


Una cultura contadina che forse abbiamo voluto dimenticare o cancellare in fretta, un mondo che si è portato con sé un tesoro di conoscenze, di saperi, di valori umani che questo libro contribuisce sicuramente a riscoprire.


L’ultima parte contiene, infine, una ricca appendice di piatti e specialità agroalimentari “Sciasciane” con relative ricette.


“Il Biancomangiare, la pasta con le Verdure Selvatiche, la Caponata di Leonardo…”, un amore per Sciascia, per la Sicilia, per quel mondo.



di Andrea Di Bella