Metti una sera a… “Vignale Monferrato Festival”


Fondazione Piemonte dal Vivo


A cura di ANDREA DI BELLA

 

Devo premettere che non mi sono mai avvicinato alla danza contemporanea, non ne conosco bene neanche i motivi, ma l’occasione di assistere ad uno spettacolo mi viene offerta dal “Vignale Monferrato Danza”, il festival di danza, circo e ballo che da questa edizione 2015 diventa un progetto allargato.


Lo spettacolo, che è allestito a Palazzo Callori di Vignale Monferrato, si intitola “Vestire lo spazio”, dal progetto Nella città, la danza, da un’idea di Roberto Zappalà e Nello Calabrò.


Roberto Zappalà è il coreografo e regista della Compagnia Zappalà Danza, di Catania. Ecco, sono stato attirato da questo, lo confesso, l’origine siciliana, come la mia del resto, mi ha incuriosito e ho deciso di andare a Vignale Monferrato.


Sulla bellezza del Palazzo e del paesaggio che lo circonda c’è poco da aggiungere: su questo colle del Monferrato alessandrino, tutto gioca a favore, dalla posizione geografica all’enogastronomia del territorio, terra di Grignolino e di altre eccellenze vitivinicole, dal Ruchè di Castagnole Monferrato alla Malvasia di Casorzo, oltre chè “Il Monferrato degli Infernot”, recente Patrimonio UNESCO.


Ma torniamo alla rassegna di danza. Dopo lo sfacciato campanilismo, un altro motivo di interesse è stata la visita dello splendido Palazzo dei Conti Callori di Vignale, restaurato in modo raffinato e consapevole, con cura e attenzione dall’architetto torinese Luca Moretto.


Ed eccoci allo spettacolo. C’è subito da sottolineare che proprio Zappalà ha voluto rivolgere l’attenzione in maniera forte sulla relazione tra la performance e il territorio che lo riguarda, in questo caso le sale del palazzo. Un legame forte tra la forma artistica e il luogo ove questa viene rappresentata, una suggestione tra il corpo dei danzatori e la specificità del sito.


Il risultato è stato un allestimento scenografico e coreografico di grandissimo effetto: il coreografo catanese ha “vestito” le nobili stanze del palazzo e la scalinata con la performance, i corpi; le musiche e il sonoro sono davvero ricercati (molto suggestivo il “marranzano” (scacciapensieri) di Puccio Castrogiovanni).


Una coreografia che mi ha emozionato davvero, piena di energia, corpi in movimento scanditi da un suono elettronico martellante ma indispensabile e coinvolgente. Capacità, sensibilità, virtuosismi non sempre dettati dal coreografo, che, come ha precisato alla fine della performance, ha lasciato anche spazio creativo ai danzatori, un’improvvisazione di frasi coreografiche, che portano i danzatori stessi ad entrare nella profondità del proprio corpo.


Lo spettacolo incalza, i corpi rotolano, volano, si spogliano, il Palazzo “palcoscenico” continua a mostrare la facciata e le sue stanze illuminate suggestivamente, "ma solo per coglierne la parte che rimane in penombra", come lo stesso light-designer Fabio Andrea Sajiz vuole e "per accompagnare gli spettatori in un curioso viaggio per vedere quello che le parole non riescono ad afferrare".


A un certo punto l’ultima sonorità si spegne assieme al marranzano, i corpi nudi dei danzatori lasciano la scena e la luce delle stelle sopra il Monferrato rimane l’unica a dominare queste colline, tra gli applausi scroscianti di un pubblico attento e felice.


Un nuovo progetto, questo di Vignale Monferrato Festival, che parte con il piede giusto. L’idea di integrare cultura, spettacolo e patrimonio per valorizzare il territorio si può dimostrare vincente e il linguaggio della danza e della creatività contemporanea aprono un percorso da condividere e partecipare.



di Andrea Di Bella