Sistema turistico KO. Coronavirus, 143 milioni di presenze in meno nel 2020: indagine Istituto Demoskopika





Date ed orari:
dal 1 aprile 2020 al 31 dicembre 2020


La contrazione prevista sarebbe del 34,2% rispetto al 2019. Quattro i sistemi regionali più penalizzati: Veneto, Lombardia, Toscana e Lazio. Bruciati oltre 18 miliardi di spesa turistica. Il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio: «L’anno 2020 potrebbe essere il peggiore dal 1994. Senza liquidità per gli operatori, sarà una Waterloo per il sistema turistico italiano».

di ANDREA DI BELLA

Nel 2020, l’emergenza Coronavirus potrebbe bruciare 18 miliardi di spesa turistica: 9,2 miliardi per la contrazione dell’incoming e 8,8 miliardi per la rinuncia alla vacanze degli italiani nel Bel Paese. Il 70% della rilevante “sforbiciata”, pari a 12,6 miliardi di euro, sarebbe concentrata in sei sistemi regionali: Veneto, Lombardia, Toscana, Lazio, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige. La contrazione del consumo totale di beni e servizi sarebbe diretta conseguenza della riduzione di 29 milioni di arrivi che genererebbe, a sua volta, ben 143 milioni di presenze in meno con una flessione rispettivamente pari al 22,1% e al 34,2% rispetto al 2019. Sono alcune delle anticipazioni di uno studio di Demoskopika contenute nel saggio “Turismo in quarantena”, edito da Tangram Edizioni Scientifiche, scritto dal presidente dell’Istituto di ricerca, Raffaele Rio.



Una stima – si precisa nella nota dell’Istituto Demoskopika – assolutamente per difetto se si considera che, a differenza dell’incoming, il calcolo del calo della spesa e dei flussi turistici, relativo alla sola componente italiana, è circoscritto esclusivamente al periodo pasquale e ai mesi più tradizionali del periodo estivo: luglio e agosto, ipotizzando uno scenario di graduale ripresa a partire dal prossimo mese di giugno.

«L’anno 2020 - dichiara il presidente dell'Istituto Demoskopika, Raffaele Rio - potrebbe essere il peggiore dal 1994. Serve rilevare, regione per regione, la massa critica del danno per innestare liquidità al comparto, salvaguardare i livelli occupazionali oltre a pianificare una imponente campagna di promozione delle destinazioni turistiche. Perché quando tutto sarà finito, l’Italia dovrà essere pronta. Altrimenti sarà una Waterloo per il nostro sistema turistico.


L’emergenza Coronavirus non è solo sanitaria ma anche economica, costringendo a rivedere spostamenti e viaggi degli italiani. Piovono, a ritmo accelerato in questo periodo, cancellazioni e disdette in tutta Italia. In particolare, - continua il presidente dell’Istituto di ricerca - la maggior parte dei cittadini, come era prevedibile al di là delle attuali restrizioni, ha deciso, comunque, di rinunciare alle vacanze per i prossimi mesi. Un atteggiamento che alimenta le preoccupazioni degli operatori del settore, già rassegnati ad un annullamento delle presenze nelle festività pasquali, ma forse ancora speranzosi di poter calmierare le ricadute negative del Coronavirus sulla programmazione della stagione estiva. In questa direzione, - conclude Raffaele Rio - e senza voler assurgere ad alcuna analisi esaustiva, si è provato a comprendere, nonostante l’attuale instabilità decisionale dell’opinione pubblica, quale potrebbe essere il comportamento dei potenziali consumatori-turisti per i prossimi mesi e le possibili ricadute economiche sui sistemi turistici locali alla luce della presenza condizionante del Covid-19».


INCOMING

15 milioni di turisti in meno. In testa Germania, Usa e Francia. Nel 2020, l’emergenza Coronavirus potrebbe generare un segno negativo per l’incoming turistico italiano, con una contrazione della spesa in “viaggi e vacanze” di ben 9,2 miliardi di euro, pari circa al 9,7% per cento del PIL del settore.


Analizzando, in particolare, il quadro per singolo Paese emerge che il rischio di contrazione più rilevante si registrerebbe in Germania: –2,8 milioni di arrivi e –13,3 milioni di presenze. A seguire, Stati Uniti con una contrazione pari a 1,4 milioni di arrivi e 3,6 milioni di presenze; Francia con una riduzione pari a 1,1 milioni di arrivi e 3,4 milioni di presenze.
Sul versante della spesa turistica, lo scenario della contrazione muta di poco. In questo caso, a collocarsi in cima, sono gli Stati Uniti con ben 1.694 milioni di euro in meno di spesa turistica, immediatamente seguita dalla Germania con 1.253 milioni di euro e dalla Cina con 1.240 milioni di euro.


STAGIONE ESTIVA

Per almeno 1 italiano su 3 questa vacanza “non s’ha da fare”. Almeno un italiano su tre avrebbe deciso di rinunciare a trascorrere fuori casa le prossime vacanze estive. Secondo la rilevazione, realizzata dall’Istituto Demoskopika lo scorso 11 marzo su un campione rappresentativo di oltre mille italiani, il peso della diffusione del Coronavirus si fa sentire e anche pesantemente: sarebbero almeno 14 milioni i cittadini che, al netto di una ulteriore proroga dei provvedimenti restrittivi, avrebbero, comunque, già deciso di non trascorrere più le vacanze “sotto l’ombrellone” nei due mesi dell’estate tradizionalmente più frequentanti dai turisti del Bel Paese: luglio e agosto. Un tasso di rinuncia che si ripercuoterebbe sul sistema turistico con una contrazione della voce “viaggi e tempo libero” di circa 5,8 miliardi di euro a cui si aggiungono poco più di 3 miliardi di perdita calcolata per le festività pasquali.


REGIONI PIÙ PENALIZZATE

Al fine di ottenere una lettura più agevolata e confrontabile dei dati rilevati, le destinazioni regionali sono state suddivise in tre cluster in relazione al loro differente peso del livello di rinuncia manifestato dal campione. E così, nella cosiddetta “zona rossa” sono state collocate le realtà regionali che risulterebbero più penalizzate dalle dichiarazioni di cancellazione delle vacanze da parte degli italiani. Nella “zona arancione” sono stati inclusi i territori che presentano un livello intermedio; e, infine, a far parte della “zona gialla” risultano quelle aree caratterizzate da un “tasso di rinuncia” meno rilevante rispetto alle precedenti, ma comunque non privo di preoccupanti ripercussioni sui sistemi turistici locali.


In questo contesto metodologico, sarebbero sette, le destinazioni regionali a registrare un livello di rinuncia maggiore per il periodo estivo:

  • Lombardia, Veneto, Toscana, Sicilia, Emilia-Romagna, Lazio e Campania.
  • Nella “zona arancione” troverebbero collocazione Trentino-Alto Adige, Marche, Puglia, Calabria e Sardegna.
  • A collocarsi nella “zona gialla”, infine, le rimanenti realtà territoriali: Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Abruzzo, Molise e Basilicata.

 

TERRITORI

Sarebbero sei le realtà regionali, infine, i cui sistemi turistici locali risulterebbero maggiormente bersagliati dalle conseguenze del Coronavirus, con una contrazione della spesa turistica al di sopra del miliardo di euro: Veneto, Lombardia, Toscana, Lazio, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige. È il Veneto a subire i maggiori contraccolpi (contrazione della spesa turistica pari a quasi 2,9 miliardi di euro rispetto all’anno di riferimento individuato). Preoccupanti anche i possibili postumi da virus per il turismo in Lombardia, (contrazione della spesa in viaggi pari a circa 2,4 miliardi di euro). In Toscana (rilevante contrazione della spesa turistica pari a circa 2,3 miliardi di euro). Nel Lazio (- 2,1 miliardi di euro). Emilia-Romagna (-1,6 miliardi di euro. Trentino Alto-Adige (- 1,3 miliardi di euro).



di Andrea Di Bella