Ferrero ai vertici mondiali sull'olio di palma sostenibile, nella classifica del WWF





Date ed orari:
dal 17 gennaio 2020 al 31 gennaio 2025


di Andrea Di Bella

Con un punteggio di 21,5 su 22, il WWF colloca il Gruppo Ferrero al vertice dei settori global retailers, produttori di beni di largo consumo e aziende del settore alimentare, per l’impegno nell’affrontare il problema della deforestazione nelle aree tropicali e la trasparenza della propria catena di approvvigionamento, secondo l’ultimo Palm Oil Buyer Scorecard 2020


Solo un‘azienda, produttrice di beni di consumo, la Ferrero, ha ottenuto oltre 20 punti, mandando un segnale incoraggiante alle altre aziende del settore: “è possibile utilizzare un olio di palma sostenibile che eviti la deforestazione”, afferma il WWF.


Già da 15 anni Ferrero è impegnata sul fronte della sostenibilità nella sua catena di approvvigionamento di olio di palma. Nel 2015, è stata una delle prime aziende ad utilizzare un olio di palma 100% certificato segregato. Successivamente, Ferrero ha sentito la necessità di supportare progetti che vadano oltre la certificazione per ampliare gli standard di sostenibilità nel settore. Ferrero è orgogliosa che i propri sforzi vengano riconosciuti dal WWF, un soggetto di estrema importanza nell’indirizzare la sostenibilità dell'intero settore.


Fonte:  Palm oil fruits © WWF Malaysia  Mazidi Abd Ghani

 

Nelle sue valutazioni il WWF ha preso in considerazione non solo aspetti basilari quali l’utilizzo di 100% di olio di palma sostenibile nelle filiere, ma anche azioni complementari che dimostrino l'impegno a 360 gradi. Tra queste, il sostegno ai piccoli proprietari terrieri e alle comunità, la protezione della biodiversità nelle zone più a rischio per l’espansione irresponsabile della coltivazione della palma da olio.

 

Le Scorecard mostrano come solo circa un quarto delle aziende prese in esame stia investendo in iniziative in aree a rischio deforestazione. Il WWF invita le aziende a intraprendere azioni concrete per contribuire proattivamente a soluzioni globali. Non solo progressi riguardo la tracciabilità, ma un continuo impegno ad investire per garantire una catena di approvvigionamento di olio di palma 100% non proveniente da deforestazione e sfruttamento, con l’obiettivo di essere un esempio virtuoso del settore anche attraverso collaborazioni attive con ONG. 


Siamo alla vigilia del World Economic Forum di Davos, dove le aziende presenteranno nelle rispettive agende le azioni per un mondo più sostenibile, e, analizzando la classifica del Palm Oil Buyers Scorecard relativa alle strategie messe in atto nella riduzione degli impatti sugli habitat tropicali generati da un approvvigionamento non sostenibile dell’olio vegetale più consumato al mondo, i risultati sono poco incoraggianti, se non deludenti: nessuna azienda infatti ha raggiunto il voto più alto nel punteggio stabilito dal WWF.


Ricordiamo che se l’olio di palma venisse prodotto in modo non responsabile, potrebbe avere impatti devastanti sulle foreste, le specie e le comunità con conseguenze drammatiche anche sul cambiamento climatico. Valutando lo scorecard del WWF si dimostra che molte aziende sono ancora ben lungi dal dimostrare ai propri consumatori di poter adempiere alle promesse fatte ai propri consumatori,  impegni atti ad eliminare la deforestazione dalla propria catena di fornitura .


Nell’elenco stilato dal WWF, soltanto il gruppo di Alba ha ottenuto 21,5 punti (su un massimo di 22). A completare l’elenco delle prime 5 aziende delle Scorecard WWF ci sono Edeka, Kaufland, Oréal e IKEA.


Il punteggio ottenuto nelle Scorecard rivela che i membri del CGF “Consumer Goods Forum”, una piattaforma industriale di distributori e produttori attraverso la quale le aziende aderenti si sono impegnate per eliminare gli impatti sulla deforestazione delle proprie filiere, sono in ritardo rispetto ai loro impegni su un approvvigionamento sostenibile di olio di palma.


Delle 53 aziende CGF analizzate dalle Scorecard del WWF, solo 10 hanno mostrato impegni concreti sulla sostenibilità dell’approvvigionamento di olio di palma, rientrando nel 10% delle aziende al vertice della classifica. La performance di questo gruppo ristretto di leader virtuosi, aziende che si sono impegnate ad azzerare i propri impatti sulle foreste entro il 2020, è lodevole, ma dovrebbe essere una regola piuttosto che un’eccezione. Il WWF richiede ai membri del CGF di accelerare l’attuazione di strategie per la sostenibilità dell’olio di palma e indirizzare i cambiamenti del mercato, alla luce del loro impegno a “garantire la fiducia dei consumatori e guidare un cambiamento positivo”.

 


Esiste ancora un 25% di aziende che in generale non ha ancora dichiarato alcun impegno sull’olio di palma sostenibile. In questo gruppo è compreso un sostanziale numero di aziende asiatiche. Mentre i mercati asiatici sono rimasti indietro, il WWF ha incluso nella nuova edizione globale del Palm Oil Buyers Scorecard, per la prima volta, brand di Singapore, Indonesia e Malesia, con la speranza che comincino a ridurre questa lacuna.


“La natura è sotto una pressione senza precedenti e noi dobbiamo muoverci tutti insieme a cominciare dal 2020 per garantire un futuro sostenibile alle persone e al pianeta. Ci aspettiamo che le aziende decidano di affrontare questa sfida.”, spiega Elizabeth Clarke la Palm Oil Lead di WWF International.


Fonte Foto:  Palm oil fruits © WWF-Malaysia  Mazidi Abd Ghani



di Andrea Di Bella