Renato Guttuso: rivoluzionario, sociale, realista, intellettuale, in mostra alla GAM di Torino


GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea

Email: gam@fondazionetorinomusei.it


Date ed orari:
dal 23 febbraio 2018 al 24 giugno 2018 LUNEDI CHIUSO


 

“L’arte è umanesimo e il socialismo è umanesimo”. Renato Guttuso

A cura di  ANDREA DI BELLA

Dal 23 febbraio al 24 giugno 2018 a Torino –


Curata da Pier Giovanni Castagnoli, con la collaborazione degli Archivi Guttuso, la GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino dedica una importante e mirata esposizione alla pittura di Renato Guttuso (Bagheria, Palermo 1911 - Roma 1987), presenza di forte rilievo nella storia dell’arte italiana del Novecento e figura nodale nel dibattito concernente i rapporti tra arte e società che, nel secondo dopoguerra, ha significativamente accompagnato un ampio tratto del suo cammino.


Sono circa 60 opere provenienti da importanti musei e collezioni pubbliche e private europee. Primeggiano alcune delle più significative tele di soggetto politico e civile dipinte dall’artista lungo un arco di tempo che corre dalla fine degli anni Trenta alla metà degli anni Settanta.


Da “Comizio di quartiere” - Renato Guttuso, 1975 Ph ANDREA DI BELLA
Nell’ottobre del 1967, cinquantesimo anniversario della rivoluzione d’ottobre, Renato Guttuso scriveva su Rinascita, rivista politico-culturale del Partito Comunista Italiano, un articolo intitolato Avanguardie e Rivoluzione, nel quale il pittore riconosceva alla rivoluzione il titolo inconfutabile e meritorio di essere stata il fondamento di una nuova cultura, con la quale profondamente sentiva di identificarsi e che lo induceva a chiudere il suo scritto con l’esplicita professione di fede: “L’arte è umanesimo e il socialismo è umanesimo”.

Guttuso era stato, a partire dagli anni della fronda antifascista e tanto più nel secondo dopoguerra, un artista che, come pochi altri in Italia, si era dedicato con perseverante dedizione e ferma convinzione a ricercare una saldatura tra impegno politico e sociale ed esperienza creativa, nella persuasione che l’arte, nel suo caso la pittura, possa e debba svolgere una funzione civile e sia costitutivamente dotata di una valenza profondamente morale. 

A poco più di cinquant’anni dalla pubblicazione dell’articolo e nella ricorrenza del cinquantenario del ‘68, la GAM di Torino si propone di riconsiderare il rapporto tra politica e cultura, attraverso una mostra dedicata all’esperienza dell’artista siciliano, raccogliendo alcune delle sue opere maggiori di soggetto politico e civile.

A partire da un dipinto quale Fucilazione in campagna del 1938, ispirato alla fucilazione di Federico Garcia Lorca, che a buon diritto può essere assunto a incunabolo di una lunga e ininterrotta visitazione del tema delle lotte per la libertà, per giungere alla condanna della violenza nazista, nei disegni urlati e urticanti del Gott mit uns (1944) e successivamente, dopo i giorni tragici della guerra e della tirannia, alle intonazioni di una reinventata epica popolare risuonanti in opere nuove per stile e sentimento come: Marsigliese contadina (1947) o Lotta di minatori francesi (1948).

Un grande, ininterrotto racconto che approda, negli anni Sessanta a risultati di partecipe testimonianza militante, come in Vietnam (1965) o a espressioni di partecipe affettuosa vicinanza, come avviene, nel richiamo alle giornate del maggio parigino, con Giovani innamorati (1969) e più tardi, in chiusura della rassegna, a quel compianto denso di nostalgia che raffigura i Funerali di Togliatti (1972) e in cui si condensa la storia delle lotte e delle speranze di un popolo e le ragioni della militanza di un uomo e di un artista.

A fronte dell’antologia di tali dipinti e in dialogo con essi, la mostra offre anche un repertorio variegato di opere di differente soggetto: ritratti e autoritratti, paesaggi, nature morte, nudi, vedute di interno, scene di conversazione. Quadri tutti coevi ai tempi di esecuzione dei dipinti di ispirazione politica e sociale, selezionati con il proposito di offrire indiscutibile prova dei traguardi di alta qualità formale conquistati da Guttuso nell’esercizio di una pittura cheafferma il curatore Pier Giovanni Castagnoli per comodità, potremmo chiamare pura, con l’intendimento di saggiare, attraverso il confronto dei diversi orizzonti immaginativi, l’intensità dei risultati raggiunti su entrambi i versanti ideativi su cui si è esercitato il suo impegno di pittore e poter consegnare infine all’esposizione, pur nel primato assegnato al cardine tematico su cui la mostra si incerniera, un profilo ampiamente rappresentativo della ricchezza dei registri espressivi presenti nel ricchissimo catalogo della sua opera e della poliedrica versatilità del suo estro creativo.

Ma in mostra c’è anche il Guttuso dei colori della Sicilia, della luce dell’Isola che esalta paesaggi e persone come ne “La Zolfara”, del 1953 che testimonia la riflessione dell’artista sulla drammatica tragedia sociale che si consumava in quegli anni nelle miniere di zolfo siciliane: lo sfruttamento dei “carusi”, i ragazzini che venivano ceduti dai contadini, come manodopera, ai proprietari delle miniere. Forme e colori dirompenti veicolano tutta la drammaticità di quel fenomeno sociale: sulla grande tela, Guttuso riesce a trasformare l’interno oscuro della miniera di zolfo in un gioco di luci abbaglianti che mettono in risalto la muscolatura dei minatori, i corpi scarni, affaticati e quasi nudi.

“Questa gente somiglia alla mia, siciliana, dei borghi di mare, ai braccianti dell’interno della Sicilia e della Calabria, agli oppressi di tutto il mondo. Scendere in mezzo a loro e vivere qualche tempo i loro problemi è un grande insegnamento per un pittore”. Così Renato Guttuso, nel 1951, ricordava i pescatori del pescespada sullo stretto tra Calabria e Sicilia. E da qui una delle sue opere dedicate alla condizione disumana del pescatore, “La pesca del pescespada”, del 1949, che fa riflettere, come il resto di una mostra di grande forza espressiva, di una pittura spesso testimone di un forte impegno sociale.

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GAM – GALLERIA CIVICA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA - Via Magenta, 31 - 10128 Torino
tel. +39 011 4429518 – +39 011 4436907 email: gam@fondazionetorinomusei.it    www.gamtorino.it

Orari di apertura: da martedì a domenica: 10.00 - 18.00, lunedì chiuso. La biglietteria chiude un’ora prima.

Biglietti solo mostra: Intero 12€  -  Ridotto 9€

Biglietti mostra + collezioni permanenti: Intero 16€  -  Ridotto 13€

Ingresso libero Abbonamento Musei Torino Piemonte e Torino Card
info, prenotazioni e prevendita: www.ticketone.it | call center e info-line 011-0881178

 



di Andrea Di Bella