Italia Bella: Morro d’Alba (Ancona)

Ancona, 12.04.2013, di Redazione 35

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Italia Bella a cura di Massimo Tommasini –


 

In cima ad una bassa collina che domina la campagna circostante, tra Jesi e Senigallia, in territorio marchigiano, c’è il piccolo borgo di Morro d’Alba, paese di circa duemila abitanti, una delle più belle città fortificate della provincia di Ancona.

 

Il borgo antico medioevale si caratterizza per l’alto e monumentale muro di cinta pentagonale che circonda l’abitato; nella cortina quattrocentesca sono inseriti una serie di portici, camminamenti interni che collegano i sei torrioni.

 

Nella seconda metà del Cinquecento le autorità autorizzarono la costruzione di abitazioni sopra le mura, dando così origine alla cosiddetta "Scarpa", esempio unico in Italia di camminamento di ronda completamente coperto, fiancheggiato da arcate, che corre lungo tutto lo sviluppo della cinta fortificata.

 

Dalla “Scarpa”, come sono comunemente chiamati i portici, si gode una bellissima vista sul territorio circostante, pieno di vigneti ed uliveti, spaziando fin sulla costa adriatica ed il Conero.

 

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Il borgo anconitano ha origini lontanissime nel tempo, poi abitato in epoca romana, come testimoniano dei reperti archeologici rinvenuti nei pressi del paese, ma la sua storia conosciuta è a cavallo del millennio, quando viene citato in un documento imperiale.

 

L’importanza strategica della sua posizione ha determinato per vari secoli la storia del piccolo borgo, inizialmente parte del feudo di Senigallia che nel duecento viene ceduto alla “Respublica Aesina” di Jesi, del quale seguirà le sorti fino all’800; le sue mura subiranno danni ingenti in più occasioni ma verranno sempre ricostruite, conservando fino ad oggi numerose testimonianze del suo passato.

 

L’antica Morro, dopo l’Unità d’Italia, vedrà aggiungere al proprio nome l’indicazione “Alba” per distinguerlo da altre località omonime in giro per il Regno.

 

Nel corso dei secoli gli abitanti del paese hanno scavato un complesso labirinto di grotte, collegate tra loro da gallerie, che costituiscono una sorta di seconda città sotterranea, utilizzate in passato soprattutto per la conservazione dei cibi, ma all'occorrenza anche come rifugio dalle incursioni nemiche; di questi, una parte sono di proprietà privata ed una parte di proprietà pubblica e tutt’oggi visitabile.

 

Tra le tante vestigia del suo glorioso passato, Morro d’Alba conserva anche il Palazzo Comunale, il Museo della Cultura Mezzadrile, "Utensilia" ed alcune belle chiese.

 

Il settecentesco Palazzo Comunale, ristrutturato all’inizio del secolo scorso, con un doppio loggiato, contiene varie opere d’arte un tempo custodite nelle chiesette rurali del territorio, trasferite per poterle meglio salvaguardare, mentre il Museo "Utensilia", che nelle sue otto sale custodisce telai, aratri, antichi carri, botti, falci e torchi, testimoni della storia contadina del paese, consente di intraprendere un affascinante viaggio nelle tradizioni, negli usi e nei costumi del borgo.

 

Nella settecentesca Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio, situata all'interno della cinta muraria, poco distante dalla “Scarpa”, è l’elemento architettonico più importante del nucleo fortificato che, contrapposta al Palazzo Comunale, definisce in modo significativo la piazza interna del castello.

 

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Seicentesca è invece la Chiesa della SS. Annunziata, conosciuta come Chiesa di “Santa Teleucania” dopo che, dal 1836, custodì il corpo della Santa che divenne oggetto di culto ed oggi utilizzato per finalità culturali e concertistiche; al suo interno sono esposte una pala d’altare settecentesca ed alcune tele di autori ignoti.


La Chiesa di San Benedetto, del ‘500, sorge poco fuori dal castello, si caratterizza per la presenza all’interno di due interessanti e pregevoli “ancone” lignee di fine XVI secolo, opere di artigiani locali esperti nel lavoro d’intaglio ed un trono ligneo dorato di fine ottocento.


La piccola Chiesa seicentesca del Santissimo Sacramento e quella ben più antica di Santa Maria del Fiore, risalente al duecento ma ricostruita nel cinquecento sono, con la piccola chiesa di Sant’Amico, fuori dal borgo, altri luoghi di culto contenenti alcuni interessanti affreschi ed opere d’arte.


Il territorio che circonda Morro d’Alba si caratterizza per le colline coperte da uliveti che producono un ottimo olio d’oliva, ma soprattutto per i vigneti, che forniscono il prodotto più noto e ricercato, il vino Lacrima di Morro d’Alba Doc, ottenuto dall’omonimo vitigno autoctono.

 

Questo vino, che deve il suo nome alla particolare goccia, chiamata appunto lacrima, che fuoriesce dal grappolo d’uva quando matura, è conosciuto sin dai tempi remoti, forse addirittura dall’epoca romana, ma sicuramente apprezzato dall’imperatore Barbarossa che scelse proprio Morro come sua dimora durante l’assedio di Ancona.

 

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Al suo Doc, a Morro viene organizzata da decenni la tradizionale “Festa del Lacrima di Morro d'Alba", dove sono presenti stand gastronomici con questa tipicità locale, i piatti della tradizione anconetana e tutte le specialità tipiche del territorio, compreso il rinomato tartufo della vicina Acqualagna.

 

Un’altra occasione per degustare il vino e gli altri prodotti del territorio è “Cantamaggio”
quando a Morro d’Alba si celebra l'avvento della primavera e della nuova stagione agricola; una manifestazione che affonda le sue radici nei riti pagani di fertilità, augurio e di benessere per la comunità. 


 

Storicamente il “Cantamaggio” viene cantato da gruppi di cantori "maggianti" la notte tra il trenta aprile ed il primo maggio, casa per casa, nella classica formazione di tre elementi: organetto, triangolo e cembalo, con canti che invitano al padrone di casa ad offrire doni alimentari destinati al pranzo dei "maggianti", a conclusione della festa.