Bologna: Confesercenti regionale presenta il rapporto su enogastronomia e turismo

Bologna, 09.04.2013, di Gabriele Orsi

Commissionato dall'Osservatorio della Regione al Centro Studi Turistici di Firenze -

 

Può l’enogastronomia essere un efficace volano per l’industria turistica italiana e, nello specifico, dell’Emilia-Romagna? A quanto pare non solo può esserlo ma, in prospettiva, rappresenta una delle risorse con il maggior potenziale tanto che si pensa sempre più di puntare su questo fattore anche in chiave anticrisi.

 

A certificarlo è il rapporto commissionato dall’Osservatorio Turistico della Regione Emilia-Romagna al Centro Studi Turistici di Firenze e presentato questa mattina al Ristorante Ciacco di Bologna da Confesercenti Emilia-Romagna. “L’enogastronomia come fattore di sviluppo turistico in Emilia-Romagna”, questo il titolo del documento risultato di una ricerca durata quattro mesi, getta infatti una luce interessante e quanto mai promettente sulle prospettive turistiche della nostra regione, una delle più ricche e rinomate per ciò che riguarda le eccellenze enogastronomiche.


 

«Oggi l’enogastronomia è un elemento importante dell’industria turistica – sottolinea Alessandro Tortelli, direttore del Cst – e difficilmente un turista rientra da una vacanza o un weekend senza tenere conto di ciò che ha mangiato e delle specialità tipiche con di cui è venuto a conoscenza durante questo viaggio. A livello nazionale il turismo enogastronomico vero e proprio, ovvero quello legato esplicitamente all’enogastronomia, muove il 5 per cento del flusso totale, un dato notevole destinato a crescere ulteriormente se si sommano i casi dove l’enogastronomia non è la motivazione prevalente del viaggio ma viene tenuta comunque in debita considerazione, casi tutt’altro che rari e che fanno dell’enogastronomia un fattore trasversale nella scelta turistica. Ciò è confermato anche dal fatto che quella dei prodotti tipici enogastronomici è l’unica voce in crescita delle spese sostenute dai turisti».

 

Le tipologie di consumo sono essenzialmente due, una basata sulla ricerca sul territorio di uno più prodotti caratteristici e l’altra legata a grandi eventi enogastronomici, mentre il gastro-turista tipo è un maschio adulto, in età compresa tra i 30 e i 50 anni, laureato, lavoratore autonomo e generalmente sposato con figli.

 

Sempre a livello nazionale l’Italia può contare su un patrimonio di 532 vini certificati, oltre 4600 prodotti tradizionali, circa 165 strade dei vini e dei sapori o altre unioni di prodotto, più di 540 città del vino, circa 50 città del pane, 45 città del tartufo, oltre cento musei del gusto, un numero imprecisato di scuole e corsi di cucina disseminati su tutto il territorio nazionale e una stima di 10mila sagre ed eventi enogastronomici di grido, tra i quali se ne contano ben 16 a cadenza annuale di respiro internazionale, mentre in forte incremento è la vendita online che a gennaio 2011 contava 270 milioni di utenti europei, pari al 74,5 per cento degli utenti totali.

 

Rispetto a queste cifre l’Emilia-Romagna si troverebbe in una posizione particolarmente vantaggiosa con 15 strade dei vini e dei sapori, 45 città del vino, quattro città del pane, tre del tartufo, 35 musei del gusto e rurali, circa 50 scuole e corsi di cucina, 450 sagre ed eventi e una vasta rete di pubblici esercizi, ristoranti, osterie, agriturismi, trattorie e quant’altro, non di rado riuniti in associazioni territoriali. Non solo, ma la nostra regione a livello internazionale può contare sul fattore promozionale generato da cinque prodotti d’eccellenza come il Parmigiano-Reggiano, il Lambrusco, che è il vino italiano più esportato al mondo, i tortellini di Bologna, il prosciutto crudo di Parma e l’aceto balsamico tradizionale di Modena.

 

«All’estero – prosegue Tortelli – la considerazione di cui gode l’enogastronomia italiana è seconda solo a quella del nostro patrimonio artistico e culturale, e rappresenta quindi una fortissima leva per attrarre flussi turistici. In questo l’Emilia-Romagna è ottimamente piazzata praticamente su ogni fronte: per quanto riguarda la ristorazione analizzando le guide principali, ovvero Michelin, Espresso, Gambero Rosso, Touring e Il Sole 24 Ore, la regione vanta un totale di 937 segnalazioni. Lo stesso dicasi per i due social network presi in esame, Tripadvisor.it e 2Spaghi.it, che fanno contare 3278 esercizi per un totale di oltre 24mila recensioni e una media dell’87 per cento di giudizi positivi il primo e 1967 locali con più di 12mila commenti, di cui l’80 per cento favorevoli, il secondo».

 

I punti di forza della ristorazione emiliano-romagnola, secondo l’indagine, sono da un lato una cultura del cibo di qualità, che porta i ristoratori a scegliere le materie prime da fornitori affidabili e non di rado del territorio o addirittura a chilometri zero, e dall’altro la presenza di un rapporto qualità-prezzo abbastanza vantaggioso, mentre un aspetto da implementare è rappresentato da una filiera di operatori qualificati che includa tutti gli addetti ai lavori del settore turistico.

 

«Personalmente – sottolinea Maurizio Melucci, assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna – non credevo nell’enogastronomia come volano per la promozione turistica, se non altro perché il livello dell’offerta enogastronomica è elevato un po’ in tutta Italia. Devo dire che mi sto ricredendo e che l’enogastronomia sta effettivamente crescendo come prodotto turistico autonomo, specie sui mercati esteri grazie all’esplosione di canali e format tematici di successo. Se il trend è questo dobbiamo attrezzarci al meglio per consolidare e promuovere questo tipo di turismo, ma serve un salto di qualità su diversi settori, ad esempio la ristorazione alberghiera, che nonostante abbia fatto passi avanti rimane spesso mediocre, la promozione di prodotti del territorio, l’attenzione al rapporto qualità-prezzo, che non di rado è la nota dolente, e soprattutto il recupero del rapporto con il mondo dell’agricoltura e dei produttori».

 

Altri fattori della ristorazione emiliano-romagnola che si stanno rivelando vincenti sono l’immagine prevalentemente legata alla tradizione, la professionalità dell’accoglienza e del servizio, la cucina tipica e l’atmosfera caratteristica. Il 61 per cento degli esercizi in regione propone infatti una cucina tradizionale, mentre l’86 per cento propone una carta dei vini e il 92 per cento descrive la provenienza degli ingredienti che vanno a comporre i piatti in menù.

 

Ben l’87 per cento dispone di un menù à la carte, mentre il 51 per cento propone anche menù degustazione, il 42 per cento un menù per colazioni di lavoro, il 41 per cento un menù fisso - quasi tutti agriturismi e piccole trattorie familiari - e solo il 20 per cento un menù turistico, ormai considerato sinonimo di bassa qualità.

 

«Quella dell’enogastronomia – chiosa Roberto Manzoni, presidente di Confesercenti Emilia-Romagna – è una cultura ormai consolidata. Magari non è la prima molla che muove il turista ma esercita un grande influsso sulle sue scelte e soprattutto sulla possibilità che il turista torni una seconda volta perché tutti hanno la tendenza a tornare dove sono stati bene e hanno mangiato bene. Gli sforzi di Confesercenti e dei suoi associati quindi devono andare nella direzione della valorizzazione di questa importante risorsa che può rappresentare un volano interessante per rimettere in moto la crescita economica».

 

E a coronamento del tutto, dalla cucina di Stefano Bussaglia, un pranzo emiliano-romagnolo Doc con flan di Parmigiano-Reggiano su crema d’asparagi con croccante di pancetta, tortelloni di Squacquerone su crema di Parmigiano-Reggiano con aceto balsamico tradizionale di Modena, tagliatelle al ragù bolognese e zuppa inglese, bellamente innaffiati da Ortrugo spumante dei Colli Piacentini e Sangiovese di Romagna “Le Grillaie” 2012 di Celli