FAO, Slow Food e UNISG, a Pollenzo-Bra (Cuneo): difesa della biodiversità e lotta allo spreco di cibo

Cuneo, 31.03.2013, di Andrea di Bella
Josè Graziano da Silva e Carlo Petrini
Campo di Quinoa Patate dell'Arcipelago di Chiloè

di: ANDREA DI BELLA


Nel giorno di Pasqua, inteso come rinascita, condivisione, unione, voglio riportare le parole che il Direttore Generale Fao, Josè Graziano da Silva, ha pronunciato il 25 marzo all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, nel corso della Lectio Magistralis, sul valore culturale del cibo.


“Produttori su piccola scala, produzione locale e circuiti di consumo e la riscoperta delle colture tradizionali sono fattori che giocano un ruolo importante nella riduzione della fame” ha detto Josè Graziano de Silva, sottolineando inoltre le numerose possibilità di collaborazione tra la FAO e l’ateneo, al fine di implementare una visione comune di un mondo sostenibile e senza il dramma della fame.

 Josè Graziano da Silva e Carlo Petrini


 

Da Silva ha affermato che la Rivoluzione Verde degli anni ’60 ha incrementato l’accesso al cibo di oltre il 40% pro capite, ma a scapito della perdita della diversità alimentare a causa di un’attenzione eccessiva su alcune colture, oltre al danno ambientale dovuto all’uso intensivo di prodotti chimici.


“Recentemente si è sviluppato un trend nei confronti della coltivazione e del commercio di cibi tradizionali, dello sviluppo delle infrastrutture locali e dei mercati, trend che sta aiutando i produttori su piccola scala. Tutto ciò è stato fondamentale per l’ambiente e l’economia delle aree rurali, dove la fame si faceva sentire di più” ha sostenuto Graziano da Silva.


“Le colture sotto-utilizzate possono avere un impatto positivo sulla sicurezza alimentare. Recuperare queste colture è una strada verso la sicurezza e la salubrità del cibo. Significa anche riscoprire sapori perduti e identificarne di nuovi. È qualcosa che unisce tutti voi ai poveri di tutto il mondo” ha detto il Direttore Generale FAO al pubblico dell’Università di Scienze Gastronomiche.

 Campo di Quinoa

 

Graziano de Silva ha poi citato la cassava in Africa e in Sudamerica, e la quinoa delle Ande come prodotti spontanei, piante che possono giocare un ruolo importante per la fame, la povertà e la malnutrizione, che costituiscono un importante aiuto per i coltivatori poveri e le loro famiglie. Ha incoraggiato inoltre il pubblico in sala a sostenere e diffondere quello che è l’Anno Internazionale della Quinoa, che si celebra nel 2013.


Quindi Graziano da Silva ha ricordato come il movimento internazionale Slow Food lavori con la FAO ad un progetto per mappare la biodiversità in quattro Stati africani: Guinea Bissau, Mali, Senegal e Sierra Leone. Il progetto ha aiutato gli agricoltori a diffondere le loro produzioni alimentari tradizionali anche sui mercati dei paesi sviluppati del nord del pianeta.


“Questa connessione con i mercati completa un circolo virtuoso: riscoprire colture tradizionali, supportare la produzione locale connettendola con i mercati, permettendo così un aumento della rendita dei contadini” ha detto Graziano da Silva. “Il vostro interesse nella riscoperta di cibi diversi è un modo per riconoscere il valore culturale del cibo, un valore che è spesso dimenticato nel mondo globalizzato e veloce odierno” ha concluso.

 

Patate dll'Arcipelago di Chiloè  

In chiusura Carlo Petrini, presidente dell’Università di Scienze Gastronomiche ha voluto ringraziare il Direttore Generale per la sua presenza e la sua lectio: “ Per noi questa è un’occasione per sviluppare ulteriormente il lavoro congiunto tra Slow Food, Università di Scienze Gastronomiche e FAO. In particolare ci troviamo in linea su due punti: la difesa della biodiversità (come già la nostra collaborazione sui quattro paesi africani dimostra) e il lavoro di sensibilizzazione contro lo spreco del cibo. Un tema, quest’ultimo, particolarmente sentito dalle giovani generazioni come quella dei nostri studenti”.


Infine Carlo Petrini ha ricordato come il rapporto tra la FAO e l’Università di Scienze Gastronomiche possa costituire, per l’ateneo di Pollenzo, una opportunità per diventare sempre più un luogo aperto dove le idee e i progetti si intrecciano e dove studenti e docenti continuino a lavorare in modo sempre più creativo.