Il Granazza di Mamoiada (Nuoro): nuove analisi sull'origine di questo vitigno

Nuoro, 25.03.2013, di Cristiana Grassi

Marzo 2013, Mamoiada (Nuoro) -

 

La particolarità del Granazza (o Granatza) è, molto semplicemente, di essere bianco. E non "nero" come si dice da queste parti, in Barbagia, debba essere il vino per essere "vino vero"; tanto che, in un tempo non troppo lontano, veniva considerato "vino da messa" o "da donne".

 

La predominanza dell'uva Cannonau nelle vigne della zona ha infatti rischiato di far sparire questa varietà che, invece, dopo alcune analisi mirate, si è rivelata autoctona e con caratteristiche genetiche uniche.

 

Delle analisi si sono occupate recentemente l'Agris (agenzia regionale per l'agricoltura) e l'Università di Sassari, che hanno cercato di capire se quest'uva avesse qualcosa in comune con l'altra uva bianca con un nome simile e che si coltiva non troppo lontano: la Vernaccia.


 

I risultati sono stati negativi e ora le indagini si debbono estendere anche al confronto con altre uve bianche della penisola. A scongiurare la totale scomparsa di questo vitigno sono state da una parte l'abitudine di "tagliare" il più diffuso vino Cannonau con una piccola parte di Granazza per renderlo meno pesante, dall'altra la scommessa che ha fatto la Cantina Sedilesu di Mamoiada di produrre un vino, il Perda Pintà, di Granatza in purezza, allevando la vite con metodi di coltivazione biologica.

 

Questo ci dimostra come la Sardegna racchiuda ancora dei segreti nel campo delle specie vegetali; molto probabilmente esistono dei vitigni assai antichi ancora non classificati, che sopravvivono grazie all'abitudine molto diffusa, a nord come a sud dell'isola, di custodire piccole vigne di famiglia ai margini delle campagne coltivate o trasformate in giardini delle case di campagna.