Il Centro "Angelina Cartella" racconta il movimento No Tav (Reggio Calabria)

Reggio Calabria, 07.02.2013, di Redazione Calabria

 

Durante l'incontro proposto un nuovo modello economico, politico e sociale -

 

A seguire il comunicato stampa del Centro sociale: È stato un incontro partecipato e pieno di spunti di riflessione quello che si è tenuto presso la Saletta della Chiesa Evangelica Valdese, in occasione della presentazione del libro “A sarà düra”, curato dai militanti del c.s.o.a. Askatasuna e pubblicato da DeriveApprodi. Un’iniziativa che non aveva come fine quello di illustrare le ragioni di chi si oppone all’Alta Velocità, argomentazioni già oggetto di un’ampia bibliografia, ma di raccontare un movimento che ha saputo diventare punto di riferimento non solo per tantissime esperienze italiane di opposizione a grandi e piccole opere, ma anche per altre realtà europee.

 

Nel bel mezzo dell’ennesima campagna elettorale, ricca dei soliti slogan e dei consueti annunci propagandistici, infarcita di parole talmente abusate da essere ormai svuotate da qualsiasi significato, come democrazia e partecipazione, la Valle rappresenta un’alterità radicale, un’esperienza ormai ventennale che, grazie alla sua capacità di non dividersi e di non farsi dividere, è diventata un luogo di sviluppo di energie opposte agli interessi capitalistici, e di relazioni sociali antagoniste alle logiche neoliberiste.


 

Stiamo iniziando a pagare i costi di una “crisi” per la quale non si intravedono soluzioni, ma che facilmente ci porta a immaginare sviluppi in negativo, con ulteriori tagli al welfare, al pubblico, e nuove manovre lacrime e sangue in nome dell’austerity. La soluzione per noi non è quella di rinchiudersi in ghetti della testimonianza o inseguire paradisi pseudo-liberati, ma è proprio la costruzione di relazioni sociali incompatibili con la valorizzazione capitalista, sviluppando una soggettività militante che punti a ribaltare giorno dopo giorno, su ogni piano sociale, i rapporti di forza con il capitale.

 

Generalizzare la Val di Susa non significa per noi scimmiottare acriticamente un’esperienza che ha le sue peculiarità storiche e sociali, ma cercare di sottrarre centimetro dopo centimetro un territorio al comando delle istituzioni capitaliste, sviluppando processi politici autonomi, luoghi di decisione e prassi indipendenti che abbiano la forza di imporsi come tali. È nella creazione di questi processi che sta l’idea di quel “nuovo municipalismo” che propugniamo, quel modo altro di vivere le comunità, i territori, contrastando la deriva sociale e politica in cui ci ritroviamo.