Sos Karrasecares: i Carnevali nell'isola di Sardegna

Italia, 26.01.2013, di Cristiana Grassi

Febbraio 2013, Sardegna -

 

Il Carnevale si festeggia in moltissimi centri della Sardegna a partire dal giorno di Sant'Antonio (17 gennaio), o di San Sebastiano (20 gennaio) o, ancora, della Candelora (2 febbraio) e prosegue fino alla prima domenica di Quaresima.

 

Nel 2013 la maggior parte della manifestazioni si svolgerà tra il 7 e il 16 febbraio.

 

Le caratteristiche più appariscenti del Carnevale sardo sono le maschere tradizionali e le corse a cavallo.

 

Nelle Barbagie le maschere animali e dal forte valore simbolico prevalgono. A Olzai (Nuoro) sono sos Intintos, sos Murronarzos (animali) e sos Maimones (esseri in cui il maschile e il femminile si fondono, con quattro gambe e due teste); a Orotelli sono i Thurpos, neri nel volto e nelle vesti e s'Eritaju, il cacciatore di istrici, uomo e donna fusi nella stessa figura, simbolo evidente della ricerca della fertilità; a Lodine (Nuoro) la maschera tradizionale sono sas Umpanzias che è fatta di sughero affumicato dal fuoco; a Orani (Nuoro) sono sos Bundos, spiriti di antichissima origine con una maschera di sughero tinta (un tempo, oggi non più) con il sangue di bue; a Gavoi (Nuoro) caratteristici sono sos Tumbarinos che, al passo ritmato di una antica danza, riempiono le vie del grazioso paese di montagna con il suono ancestrale dei tamburi.


 

A Ovodda (Nuoro) il Carnevale sfocia, il martedì grasso, nel rogo di un fantoccio detto Don Conte, che rappresenta sia un prelato, che un feudatario: un'evidente desiderio di liberarsi dei due poteri forti che, da sempre, opprimono contadini e pastori. A Oniferi (Nuoro) la maschera tradizionale è Maimone, che, a cavallo di un asino, cela il suo vero volto dietro una maschera fatta con una pala di fico d'india. A Ortueri (Nuoro) bestie a metà tra il reale e l'immaginario irrompono scomposte nelle strade: sono i Sonaggios e s'Urzu, coperti di pelli di animali; a Ottana (Nuoro) Boes e Merdules hanno già fatto la loro apparizione durante la notte dei fuochi di Sant'Antonio, affiancati da sa Filonzana, un uomo vestito da vecchia vedova, che altri non è che la parca che fila la vita e, a suo piacere, la interrompe.

 

A Lula (Nuoro) la maschera tradizionale è su Battile e prevede una pelle di pecora, campanacci e uno stomaco di animale portato sul ventre; esso contiene acqua e sangue e viene bucato affinché lo zampillo fertlizzi il suolo e faccia cominciare la primavera. Ad Austis (Nuoro) la "bestia" tipica del Carnevale sono sos Colonganos e portano una pelle di pecora, una maschera di sughero e hanno il volto ulteriormente celato da frasche di corbezzolo. Altre maschere, famose anche fuori dai confini dell'isola, sono i Mamuthones, tipici del paese di Mamoiada (Nuoro); essi portano bianche pelli di pecora, pesanti maschere di legno dipinto di nero e fazzoletti neri e, sulla schiena, campanacci di diverse misure e sono accompagnati da sos Issohadores, caratterizzati da maschere bianche e vestiti di stoffe sgargianti.

 

I Mamutzones di Samugheo (Oristano) hanno invece nere pelli di capra e corna e la loro danza rituale simboleggia i combattimenti tra caproni per le femmine, che avvengono nel passaggio tra l'inverno e la primavera. Di altro tenore sono i Carnevali di Borore (Nuoro), Paulilatino (Oristano), San Vero Milis (Oristano), Ghilarza (Oristano), Oristano e Santu Lussurgiu (Oristano) dove prevalgono le corse a cavallo, le pariglie e le gare di abilità.

 

La più famosa di queste corse rituali è la Sartiglia di Oristano, manifestazione di origine tardo medievale, come testimoniano i costumi indossati dai cavalieri. La corsa a cavallo, nella quale si intrecciano abilità e spericolatezza è guidata da su Componidori, una maschera androgina e inespressiva, completamente bianca, che porta in capo sia un velo da sposa, sia un cappello da uomo. A Santu Lussurgiu tutto il paese è coinvolto nelle corse delle pariglie, ma i cavalieri sono a volto scoperto, mentre lo stesso tipo di rito si compie a Borore, dove i cavalieri portano le maschere.

 

Spicca tra i Carnevali quello di Bosa (Oristano) dove non ci sono né maschere "animali", né cavalli, ma uomini vestiti da vedove, che portano infanti chiedendo ai passanti latte per sfamarli e figure neutre dove il sesso deve essere celato, poiché il "gioco" consiste nello svelarlo, in modo goliardico e sfacciatamente irriverente.

 

A Tempio Pausania, infine, i festeggiamenti per il Carnevale hanno origini antichissime e sono, come altrove, legati al momento di passaggio tra l'inverno e la primavera, ma si esprimono attualmente in modo più "moderno" rispetto ad altre località; si tengono qui infatti sfilate con carri allegorici, dove il protagonista è la figura mitica di Re Giorgio.