I Castelli della Provincia di Messina: Venetico

Messina, 14.01.2013, di Redazione 1

 

Il Castello di Venetico (Messina) -

 

(di Marcella Mancuso)

 

Il Castello di Venetico (Castrum Venetici), venne edificato intorno alla metà del XIV secolo su una rupe allora detta “del conigliaro”.

 

In un primo tempo sembrerebbe si sia trattato di un semplice Casale, edificato da Simone Venetico suo primo proprietario.


Nel 1259, Simone e sua moglie Ranuzza, che non avevano avuto figli ne fecero dono al giudice Arduino (o Aldoino), donazione che venne prontamente ratificata da re Manfredi, con privilegio concesso in S. Gervasio in data 9 marzo dello stesso anno.


Nel 1447 il barone Corrado Spadafora, figlio di Federico e discendente di una nobile famiglia che affonda le sue radici al tempo dell’imperatore Costantino, ottenne la concessione a feudo di Venetico, ed è a quel periodo che si fa risalire l’edificazione di un vero e proprio “palazzo fortificato”, così come nel 1750, il castello di Venetico verrà definito dall’abate Vito D’Amico.



Il Castello è il tipico esempio di costruzione medievale d’ispirazione architettonica sveva; la base trapezoidale con agli angoli torri circolari evidenzia la decisione delle linee disposte con precise simmetrie.


Si ritiene che il plesso si ispiri al Castel Maniace, a Siracusa, ed esemplifica il passaggio dalla fortificazione al palazzo residenziale, contenendo in un unico plesso le caratteristiche di entrambe le costruzioni.


L’accesso al Castello è costituito da una maestosa scalinata che un tempo culminava in un ponte levatoio che ormai non esiste più; i bastioni murari perimetrali e due torrioni sul lato ovest si conservano quasi intatti, insieme anche al camminamento di ronda che percorreva dalla parte interna delle mura l’intero perimetro della costruzione.


In prossimità delle torri, alzando lo sguardo possono notarsi dei larghi alloggiamenti adibiti all’artiglieria pesante, e poco discoste alte feritoie e fori che permettevano l’uso di moschetti e prima ancora di archibugi durante le battaglie intorno alla fortezza.


Nella parte nord ovest resistono ancora oggi i resti di un blocco che potrebbe essere stato residenziale, e che conserva porzioni di una pregiata pavimentazione cinquecentesca; volgendo da qui lo sguardo a sud altri resti testimoniano la presenza nel plesso del castello anche di una piccola chiesa o ad una cappella privata.

 

Una leggenda narra che un antico passaggio segreto congiungesse il Castello di Venetico a quello di Spadafora, appartenenti entrambi alla stessa famiglia, e attraverso il quale si passasse per scampare a pericoli ed agguati durante i periodi di guerra o per far transitare soldati e prigionieri.


Lo stemma che un tempo dominava il portale di pietra e che adesso è stato trasferito nel vicino castello di Spadafora per salvarlo dal tempo e dai vandali, fu commissionato intorno alla fine del ‘400 da Francesco Moncada Spadafora.


Il progetto del Castello viene fatto risalire da alcuni studiosi all’architetto Camillo Camilliani, ma non esistono prove certe né dovute a particolari architettonici tipici del lavoro di costui, ne documentazione relativa.


Il castello, dopo il terremoto del 1908, fu restaurato dai proprietari Avv. Carmelo Samonà e da Donna Adele Monroy Principessa di Pandolfina; durante l'ultima guerra fu bombardato e in parte restaurato dai figli Alberto e Antonio Samonà Monroy.

 

Il castello di Venetico appartiene ai discendenti in linea retta. L'unica discendente diretta alla morte di Domenico Spadafora fu la sorella Alessandra Spadafora Ventimiglia Principessa di Venetico e Maletto, Marchesa di S. Martino (oggi Spadafora) la quale sposando il duca di S. Rosalia Don Pietro Ascenso Tedeschi lasciò eredi i propri figli Carmelo e Carlo Ascenso Spadafora. La figlia di Carmelo Ascenso Spadafora sposò Giuseppe Samonà, anagraficamente trisnonno dell’attuale proprietario, Alberto Cammarata Samonà.

 

ll castello potrà essere fruito dopo il restauro, così da potersi tuffare in un'atmosfera medievale e da poter dominare con lo sguardo, affacciandosi dai camminamenti o dai torrioni, lo splendido paesaggio che va da Rometta a Roccavaldina e Spadafora.