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La birra “agricola” Gjulia, artigianale e agricola, a Cividale del Friuli (Udine)


La birra “agricola” Gjulia, artigianale e agricola, a Cividale del Friuli (Udine)

Udine, 28.12.2012,

 

Le birre del 2012 di Gjulia, a Cividale del Friuli (Udine) –

 

Diciamo la verità: quelli del vino hanno sempre guardato dall’alto in basso quelli della birra. Dall’alto della gradazione alcolica, dall’alto del prezzo, dall’alto del glamour dello stappare una bottiglia, piuttosto che aprire un tappo corona. Differenze notevoli, due mondi, due modi di concepire il piacere della degustazione o semplicemente del bere in compagnia.

 

Due mondi che oggi si toccano ed intersecano grazie a Gjulia, e grazie a Marco Zorzettigh e la sua famiglia. Ci voleva quindi un grande esperto e produttore di vino, come Marco della storica famiglia Zorzettig (Alturis a Cividale, per dirne una), per avviare la produzione di questa birra di livello superiore, che si presenta come una bevanda di fascia alta, in attesa di avere, probabilmente nel 2013, una gemella destinata al consumo più easy.


 

Qui invece parliamo di cinque birre di classe, di qualità, dal gusto particolare e deciso che stanno avendo un inaspettato e sorprendente successo di pubblico e di critica. Premetto che capisco poco di birra (chiara, scura, mi piace non mi piace…) e quindi evito di entrare nello specifico, anche perché mi interessa molto di più, come sempre il “terroir”.

 

E proprio di “terreno” questa volta si parla, ma andiamo con ordine. Nel settembre del 2010 la legislazione italiana coniò il nome di “birra agricola”, ovvero considerandola come tutti gli altri prodotti agricoli. Riportiamo, per semplicità, un sunto delle voci ufficiali. “Il decreto prevede tutta una serie di prodotti da considerare connessi alla produzione agricola.


Oltre alla birra e al malto d’orzo, troviamo anche grappa, pane, farina, sfarinati vari e prodotti di panetteria freschi. Tuttavia, affinché siano considerate attività connesse, i malti per la birra, le vinacce per la grappa, le farine per i pani, devono essere ricavati prevalentemente (51%) da orzi, uve e cereali prodotti in azienda.

 

Ecco quindi che una grande azienda che produce vino e che si ritrova con  una quindicina di ettari di seminativo, viene messa nelle condizioni di diversificare la produzione e sceglie di fare della birra. Non solo birra artigianale, come già se ne fanno in regione e non solo, ma birra agricola, con orzo, malto e acqua che, per il 90% sono prodotti locali, il terreno a Oleis (Manzano) e l’acqua dal Monte Mia, a fianco del Matajur.

 

Il 10% dei prodotti utilizzati viene dalla Slovenia o dalla Francia e sono Luppolo e lieviti. Energia elettrica, infine, dal sole e dai pannelli sul tetto. Birra agricola quindi, ma il progetto si rivela subito più complesso e viene affrontato con sapienza e gusto e stile.

 

Tutto qui, nel capannone fra Ponte San Quirino e San Pietro al Natisone, in zona industriale Azzida n.35, tutto qui è “fashion”: dall’arredamento delle due sale degustazioni, improntato al riutilizzo del materiale edile (notevole il tavolo fatto con 4 paracarri – ettometri  come gambe…), alla scelta del marchio, del logo, dei nomi delle birre, l’inserimento del qr-code, con sviluppi e concorsi futuri, dei disegni alle pareti e delle cassette regali personalizzate.

 

Cura maniacale nella scelta della grafica e del materiale, per un progetto che sarà anche.. “agricolo”, ma nel senso nobile e alto e super professionale del termine. Come del resto le aziende vinicole di estrazione della famiglia insegnano.

 

Capannone anonimo all’esterno, vista sulle montagne, neve a terra e sole in cielo e poi dentro calore e simpatia in Marco, comunicatore verace e anche esperto in birra adesso. Il nome, “Gjulia” strizza l’occhio alla Regione Friuli Venezia Giulia e un pizzico di sana autarchia non guasta; il simbolo è una rosa dei venti e i nomi delle quattro birre sono, “combinazione”, i nomi dei punti cardinali, vediamole.

 

Nord, bionda, birra chiara ad alta fermentazione. Est, bianca, fatta col frumento (weizen) ad alta fermentazione e prodotta con una miscela di malti d’orzo  di frumento; Sud, nera, birra forte ad alta fermentazione dal colore scurissimo e dalla schiuma densa. Ovest, ambrata, dal tono caldo sottoposta a meticolosa luppolatura per esaltarne i profumi.

 

Quattro punti cardinali e quattro birre, poi c’è la Grecale, una birra speciale con un ingrediente speciale. L’origine viti vinicola di Marco Zorzettig si vede in questa bionda speciale, prodotta solamente in 5.300 bottiglie numerate e resa unica dall’aggiunta di mosto di uva Picolit: esce sul mercato solo nel mese di novembre ed è ormai ricercatissima dagli intenditori ed anche dai collezionisti; dicono di abbinarla ai piatti saporiti, ma io la abbinerei solamente a una bella donna e una piacevole conversazione, o un bel libro anche. Poi vedete voi.

 

La visita aziendale passa ovviamente anche vicino ai maturatori e alle caldaie, ma tecnicamente non siamo preparati per parlarne e lasciamo questo alle vostre visite che vorrete fare, basta prenotare.

 

Diamo un paio di numeri:  con 5 quintali di orzo si  aggiunge circa 1 kg di profumatissimo luppolo, pianta che non si vede da queste parti o molto raramente, ma che in Germania e Slovenia si arrampica su alti fili e forma pareti verdi e gialle molto belle da vedere.

 

La prima birra Gjulia è stata fatta in aprile 2012 con l’orzo 2011; da 4/6 quintali di orzo si fanno circa 2.000 litri di birra, che è la produzione giornaliera massima. Oggi Gjulia significa 100.000 bottiglie prodotte, con la possibilità di raddoppiare questo numero. Il Mastro birraio è Maurizio Cancelli lombardo svizzero di fama.

 

La birra più prodotta e venduta è la Nord, 50% circa, poi la Est, 30% ed infine le altre due. La fascia di mercato è media, forse medio alta ma, come si diceva, è in progetto un prodotto anche di più largo consumo. Gjulia si appoggia alla rete commerciale della famiglia e quindi ha raggiunto facilmente bar, ristoranti e locali alla moda in tutta Italia.

 

Ultima annotazione per l’acqua, fondamentale per fare la birra. Di capannoni vuoti se ne potevano trovare in molte zone artigianali, anche più vicine a Oleis dove avviene la coltivazione di orzo, ma la scelta è caduta qui dopo l’analisi dell’acqua che scende dal Monte Mia: purissima e perfetta per fare la birra; da qui la decisione. Birra Gjulia, bella da vedere, buona da bere.