Mercoledì del BenEssere: Il Kendo

Italia, 31.10.2012, di Redazione 4


 

Di Federica Pagliarone -


E’ un'arte marziale giapponese, evolutasi come versione sportiva delle tecniche di combattimento con la katana anticamente utilizzata dai samurai nel kenjutsu.

 

Kendō significa letteralmente "La via (dō) della spada (ken)". Non a caso, si pratica indossando un'armatura costituita da men (una copertura di testa, viso, spalle, gola), (corpetto rigido), tare (intorno ai fianchi), kote (guanti rigidi), tenogui (fazzoletto che viene legato alla testa prima di indossare il men).

 

La classica sciabola (katana) è stata sostituita dal bokutō, usato solo per una serie di dieci esercizi, i kata, che racchiudono l'essenza del kendō, e dallo shinai, una spada costituita da quattro listelli di bambù uniti dal manico di pelle, che è usata per il combattimento vero e proprio.


 

In un combattimento, è lecito colpire a men, kote, dō o tsuki (gola), e la vittoria è data al primo che realizza due colpi convalidati dagli arbitri.

 

Complessi sono gli influssi religiosi e le tradizioni giapponesi nella pratica e nella gestualità: il kendō non è visto come una tecnica di combattimento, ma come un percorso di crescita personale; in questo senso, si dice che il kendōka (colui che pratica il kendō) dev’essere grato al compagno che lo colpisce perché gli mostra i suoi punti deboli e deve colpire con spirito di generosità.


La pratica si svolge all'interno di un'ampia stanza con pavimento ricoperto di parquet e solitamente si inizia e finisce sempre con il triplice saluto. (continua)