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Prato, l’appannata “Manchester della Toscana” d’ottocentesca memoria


Prato, l’appannata “Manchester della Toscana” d’ottocentesca memoria

Prato, 22.10.2012, di Redazione 35

 

 

Se la sua nascita come provincia è abbastanza recente, la sua storia come polo tessile è vecchia come lei; infatti Prato, la seconda città toscana come numero di abitanti, 190.000 circa, appena a nord di Firenze, può a ragione definirsi la capitale italiana della tessitura e filatura.

 

Infatti una quindicina di anni fa, nel corso di alcuni scavi archeologici vennero scoperti dei reperti che dimostrano come nella zona vi fosse un grande insediamento etrusco in cui si praticava già a quell’epoca, nel IV secolo a.C., la tessitura e la filatura.

 

Vicinissima a Firenze, di cui oggi assieme a Pistoia fa parte dell’area metropolitana, Prato ne ha condiviso praticamente la storia, e numerosi reperti, soprattutto dell’epoca medioevale, vestigia storico-artistiche di grande rilievo sono presenti in città.


 

Situata ai piedi del monte della Retaia, è attraversata dal fiume Bisenzio, affluente dell’Arno, nel territorio pratese la produzione tessile ha sempre svolto un ruolo di primissimo piano fin dall'epoca medievale.

 

Nell'Ottocento la città vide un impetuoso sviluppo industriale, tanto da essere definita "la Manchester della Toscana"; Prato è ancora oggi una delle capitali tessili europee,

 

Probabilmente la caratteristica di avere il territorio quasi tutto nella pianura pedeappenninica, attraversato da moltissimi corsi d’acqua, canalizzazioni e “gore” che portano l’acqua verso i due fiumi principali, rifornendo in passato di acqua le varie zone della città e ne raccoglieva le acque reflue per il filtraggio, ha favorito in modo detrminate quest’attività.

 

La concentrazione di opifici tessili era così elevata che Prato divenne famosa come “la città dalle cento ciminiere”; nel secondo dopoguerra, quando il progresso tecnologico rese obsoleti i vecchi opifici, le grandi ciminiere in mattoni sparirono, tranne alcune, come la “Cimatoria Campolmi”, in quanto reperti di archeologia industriale.

 

La possibilità di trovare lavoro nell’industria tessile pratese provocò negli anni ’60 e ’70 un consistente fenomeno di immigrazione dal sud, portando ad un incremento demografico incredibile, con una crescità urbanistica piuttosto disomogenea e caotica in tutte le direzioni.

 

Negli ultimi vent’anni però la crisi che colpisce il settore tessile comincia a presentare il conto; dopo secoli di lavori altamente inquinanti e pesanti, la scarsa propensione ad investire  per modernizzare il ciclo produttivo e l’affacciarsi di nuovi paesi che riescono a produrre a costi molto più contenuti, hanno portato la città ad una decrescita industriale che al momento sembra inarrestabile.

 

 

Prato  sconta la propria vicinanza con Firenze, quindi dal punto di vista turistico è pressocchè inesistente, nonostante abbia alcune opere pregevoli dell’epoca medioevale, come il “Castello dell’Imperatore Federico II”; il Palazzo Pretorio; la cerchia delle mura trecentesche, in pietra “alberese”.

 

Oltre ad opere di architettura civile e militare, Prato ha anche diverse costruzioni religiose, come il Duomo, uno degli esempi più importanti dell'architettura religiosa tra il XII ed il XV secolo con opere d’arte importanti ed affreschi bellissimi;

 

Sia in città che nei suoi immediati dintorni, comunque sono numerose le chiese e santuari d’epoca medioevale e rinascimentale che contengono dipinti di grande valore artistico.

 

Prato ha due suoi prodotti enogastronomici tipicamente locali: la Mortadella di Prato e la Bozza Pratese.

 

La prima è un salume”povero” fatto con le carni scartate dalla produzione della “finocchiona”, fortemente speziate con pepe nero macinato e in grani, polpa d’aglio pestato, coriandolo, cannella, chiodi di garofano ed aromatizzate con alkermes per renderla più invitante e simile alla mortadella normale.

 

 

Il benessere degli anni ’60 e ’70 portò la gete a preferire salumi e mortadelle più pregiati e provenienti da altre regioni, tanto da far cadere quasi nell’oblio questo prodotto tipico che soltanto da qualche anno è stato riscoperto e sta vivendo una seconda giovinezza.

 

La Bozza Pratese, invece, è un pane antico, di forma rettangolare, colore bruno scuro, coppatura bianca di farina e sapore leggermente acido; viene prodotta senza sale ed è ottenuta impastando la farina di grano tenero con acqua e lievito naturale. l’impasto, dopo essere stato a riposo, viene lavorato nuovamente e poi tagliato a mano, prima di passare nel forno a legna per la cottura.

 

Proprio per l’assenza di sale si accompagna egregiamente con i cibi saporiti tipici della cucina pratese e toscana, ma è perfetto anche per le bruschette con l’olio extravergine di oliva o i crostini di fegatini, nella ribollita e nelle zuppe e minestre di pane, come pure nei ripieni, tra le verdure, nella panzanella o nella pappa al pomodoro.

 

Prodotti tipici: Fichi secchi di Carmignano