Degustazione storica alla Distilleria Bottega di Bibano (Treviso)

Treviso, 15.09.2012, di Paola Rizzardo

 

Una “degustazione storica” tra pigiatura in abiti settecenteschi e declamazioni di versi dedicati al vino.

                                                                                                                                 

                                                                                                                                 di Lieta Zanatta


La Vendemmia in costume con i figuranti de La Compagnia de Calza di Venezia, diventata ormai una tradizione alla Distilleria Bottega di Bibano di Godega di Sant’Urbano a Treviso, quest’anno ha riservato ai suoi ospiti una novità.

 

Il 14 settembre è stata fatta la prima degustazione di tre vini di vitigni storici autoctoni, che sono stati coltivati in una parte di terreno aziendale destinato alla ricerca e sperimentazione.

Un’idea di Sandro Bottega, il geniale patron – sua è l’idea della grappa spray – che con i fratelli Stefano e Barbara dirige questa azienda leader nel settore della vinificazione e commercializzazione di vini e distillati.

 

Quattro anni fa, grazie al progetto appoggiato dall’Istituto sperimentale per la viticoltura di Conegliano e Veneto Agricoltura, sono stati infatti piantate una quindicina di varietà di barbatelle la cui storicità è testimoniata dalla loro presenza nell’ampelografia veneta dell’Ottocento.

Dopo le micro vinificazioni sperimentate nel 2010, ecco i dolci nettari sortire dall’oblio di oltre un secolo fa: marzemina bianca, recantina e turchetta.

 

  • La Marzemina bianca è un vitigno la cui esistenza è testimoniata già nel 1793 da Caronelli, presidente dell’Accademia Agraria di Conegliano, e definita “la regina d’ogni uva”. E’ ora un vino dal giallo paglierino tendente al dorato, dal profumo di fiori gialli e salamoia, dal gusto dove prevale sapidità, tannicità e acidità, dai 12,5°, adatto ai tipici piatti veneti di pesce.
  • La Recantina è un vitigno citato alla fine del Seicento dall’Agostinelli, perché tra le migliori qualità diffuse nel trevigiano. In passato è stato abbandonato per la poca produttività, ma risulta molto resistente alle malattie e per niente bisognoso di fitofarmaci. Il suo grappolo di medie dimensione produce un vino dal colore rosso rubino, leggero, beverino, dai profumi di sottobosco con gusto dove prevale la salinità e acidità. Adatto a carni rosse o formaggi freschi, non si presta all’invecchiamento.
  • La Turchetta è invece un vitigno molto diffuso nell’Ottocento tra il trevigiano e il veronese, con un grappolo con acini dalla buccia spessa che produce un nettare dal colore rosso rubino carico, dai sapori di frutta rosata, more, lampone e prugne, dal gusto strutturato, tannico, che si presta all’ invecchiamento. Un risultato di cui Sandro Bottega va giustamente orgoglioso: “Mai smettere di guardare avanti – dice appassionato - La biodiversità è il futuro della nostra cultura enogastronomica veneta”.

 

La bellezza di questi vini speciali è stata nell’averli degustati al tramonto nel cortile della casa colonica ristrutturata della distilleria, con la pigiatura del primo mosto tra le briose e goliardiche rime de La Compagnia della Calza. Un tocco speciale in una festa che ha coinvolto, come si usava nelle campagne di una volta, gli oltre cento dipendenti aziendali.