Di Leonardo Felician -
Nella metropoli più ricca dell’Asia, la cucina italiana è decisamente trendy e sta soppiantando quella francese, con continue aperture di nuovi ristoranti. Tra i ristoranti più noti di Singapore, in ambienti eleganti e in splendida posizione, è il Forlino dove quest’anno è arrivato Mario Caramella, uno degli chef italiani con maggiore esperienza all’estero…
Dal 23 al 25 settembre il Gran Premio di Singapore calamiterà l’attenzione degli appassionati di Formula 1. La spettacolare gara in notturna si corre su un anello nel centro cittadino di quella che ormai si potrebbe definire la capitale dell’Asia, una città pulsante di attività e si voglia di costruire.
Uno dei più inaspettati ma migliori punti di osservazione della corsa sono le finestre del Ristorante Forlino, nell’edificio One Fullerton affacciato su Marina Bay, centro elegante del ritrovo di Singapore. Aperto tre anni fa, da gennaio di quest’anno questo celebre ristorante italiano nella metropoli asiatica è affidato allo chef Mario Caramella, che ha scelto di diventarne comproprietario dopo una lunga carriera di executive chef in Estremo Oriente per importanti catene alberghiere in Thailandia, a Bali e a Hong Kong.

Il Forlino è veramente un tempio della cucina italiana, con la pasta fatta in casa come gli spaghetti alla chitarra serviti con aragosta, il confit d’anatra, lo stinco di vitellino, i gamberoni in pastella. Per quanto possibile gli ingredienti provengono dall’Italia, anche se la burocrazia e gli scarsi aiuti all’export non rendono facile l’approvvigionamento.
Il saluto della cucina è un po’ una firma del ristorante, mousse di tonno con acciughe e capperi, guarnita con salsa di peperone. Un antipasto ricercato è la trota salmonata della Tasmania con pesche, insalata di finocchi e sedano.
Un primo piatto veramente nazionale, che rende omaggio alle origini pavesi dello chef, è il risotto con la robiola piemontese di Roccaverano profumato al tartufo estivo, mentre tra i secondi una specialità della casa è la quaglia farcita disossata con fegato d’oca, salvia e pancetta arrostita, con salsa di tartufo, porcini e castagne, nonché per chi preferisce il pesce, il baccalà dell’Alaska glassato su una riduzione di aceto balsamico, con polenta e cime di rapa. Un dessert di eccezione la crème brulée di ribes nero e liquirizia, accompagnata da una pallina di gelato al gianduia e una coppetta di zabaglione col moscato.

Importante la cantina dei vini, un bel locale climatizzato che custodisce mezzo milione di dollari di investimento in grandi vini italiani e stranieri. Mario Caramella ama anche proporre scelte nuove e per l’aperitivo punta sul Lambrusco della Cantina della Volta, una bottiglia importante con un vino gradevole che può fare concorrenza agli champagne rosé.