I Castelli della Provincia di Messina: Branciforti, la storia

Messina, 28.03.2011, di Marina Fassio

 

Il Castello di Branciforti a Raccuja (Messina) -  

 

Il castello Branciforti che si trova a Raccuja in provincia di Messina, da poco più di un anno è ritornato al suo antico splendore. Il 20 settembre 2009, infatti, si è tenuta la cerimonia d’inaugurazione della struttura che testimonia le varie fasi della storia siciliana, dal regno di Sicilia alla costituzione del 1812, che abolì il feudalesimo.

 

La struttura si erge nella parte alta del centro abitato, tra le tante case medievali, in una posizione fondamentale per il controllo della trazzera Regia che passava lì vicina.


L’origine è incerta ma pare che sia stato fondato intorno all'anno 1000, dal Gran Conte Ruggero d'Altavilla.
In segno di ringraziamento per la vittoria riportata sui saraceni nello stesso luogo fece erigere l'Abbazia di San Nicolò de la Fico affidandola ai monaci Basiliani e, a difesa di quei luoghi, costruì una maestosa fortezza: l’attuale "Castello Branciforti".



Il Castello dell'antica Raccuja fu costruito in un punto strategico del territorio in quanto consentiva il controllo della fiumara.
Con i castelli di Naso e Ficarra e gli insediamenti di Ucria, Martini e Sinagra, Branciforti aveva il compito di controllare la valle del Mastropotamo e di costituire un solido avamposto armato che si addentrava nelle inaccessibili estensioni boschive dei Mondi Nebrodi.


Col passare del tempo il suo aspetto è stato modificato in conseguenza delle differenti destinazioni d’uso che ha subito; da iniziale costruzione con funzione difensiva si è andata via via trasformando in palazzo nobiliare.


Dopo i Normanni, infatti, furono gli Svevi ad ampliare la struttura, prolungando l’ala parallelepipeda e, probabilmente, sopraelevando la torre cilindrica tuttora esistente, in quanto la originaria costruzione a tholos fu rialzata e innalzata di un piano, per come appare al giorno d’oggi.


Stemma dei Branciforti foto tratta dal sito www.famiglia-nobile.comDal 1552, conti di Raccuja furono i Branciforti, che costruirono a valle la loro sontuosa dimora per tutto l’arco dei secoli XVII e XVIII, ma che comunque decisero di modificare ed adattare al loro prestigio anche il castello che manteneva ancora un aspetto vetusto e medievale.

 

Fecero opere di abbellimento della Cappella del XV secolo; intervennero sulla grande sala di rappresentanza che fu ingentilita e resa “colossale” affinché potesse dare l’esatta dimensione della loro ricchezza.

 

Chiusero il vecchio ingresso di origine romano-classica e aprirono una nuova ed elegante entrata tra i due camini al centro della grande sala di rappresentanza.


Infine costruirono la grande area di corte, ampliando quella già esistente nell’area del pozzo, e realizzarono l’ingresso al grande cortile, del quale oggi restano pochi resti.


L’ultimo grande intervento, risale alla metà del XIX sec. quando la struttura, passata all’Italia con l’unità del 1860, venne trasformata in carcere e conseguentemente modificata in molte sue aree.


Innanzi tutto, per rendere più fruibile il carcere, vennero aperti diversi ingressi al piano terra sullo slargo antistante. In precedenza solo una porta dava verso l’esterno; tutte le altre aperture davano verso l’interno per essere meglio difendibili.

 Branciforti foto tratta dal sito www.comune.raccuja.me.it

Anche le due torri vennero modificate in alcune loro strutture interne e trasformate in alloggi per i carcerati.

 

Al piano superiore l’unica modifica fu la costruzione di una parete che divise la grande sala di rappresentanza in due stanzoni distinti, fruibili separatamente.


Dagli anni ’60 del Novecento la struttura cadde, però, in un pessimo stato di abbandono, che la vide spoglia di molti fregi architettonici, privata della torre destra che rovinò insieme alla parte destra del maniero.


Negli anni Novanta, la Soprintendenza alle Belle Arti della Sicilia Orientale ne rimise in sesto le precarissime strutture.


Il restauro, che ha poi interessato nei primi anni 2000 l’area di corte, gli arredi interni e l’attigua chiesa del convento del Carmine, ha avuto il merito di riprendere nelle sue parti essenziali il complesso monumentale e di ridare luce a questo patrimonio storico.

Dopo anni di interventi di recupero, oggi il Castello è fruibile e presto sarà sede di un museo, dell’archivio storico e della biblioteca comunale.